Nobile proposito, limpedire lo sfregio del gioiello neoclassico del Valadier al Pincio. Ma Carlo Ripa di Meana, Raffaele La Capria, larchitetto Giorgio Muratore, lillustre schiera degli intellettuali che vogliono salvaguardare lintegrità di un capolavoro dellarchitettura di tutti i tempi dovrebbero spiegare perché, in aggiunta, finiscono per condannare come un crimine contro lumanità anche la banale facilitazione della vita dei cittadini. Dicono infatti che un parcheggio ubicato sotto il Pincio calamiterebbe fatalmente i romani motorizzati verso il centro cittadino perché gli automobilisti impenitenti, risolto finalmente lassillo della sosta, verrebbero incoraggiati a usare le loro vetture. Ma che argomento è mai questo? Sarebbe come dire che i geniali e lungimiranti artefici della Flaminia, della Cassia, dellAurelia, avendo tracciato strade e vie per rendere più fluido il movimento di uomini e mezzi da Roma caput mundi in poi, avrebbero stimolato la tentazione di muoversi anziché di star fermi, generando nei secoli il traffico che conosciamo. Allora è un criminale anche chi progetta unautostrada perché, rendendo possibile lanabasi di milioni di viaggiatori, scatena i più bassi istinti di chi si ostina ad andare in vacanza o per lavoro con la propria macchina. Allora non sarebbe meglio il deterrente feroce dei chilometri di fila sulla Salerno-Reggio Calabria? Allora perché ampliare il tratto appenninico tra Firenze e Bologna, visto che dei cittadini non sarebbe infinitamente più saggio preservare le interminabili e maleodoranti code di Tir al fine di scoraggiare i vacanzieri renitenti al mezzo pubblico? Strano argomento, davvero. Radicalizzando questa logica apocalittica, sarebbe lecito dire che la costruzione di un acquedotto in zone di siccità spingerebbe allabuso dellacqua i nuovi beneficiari di una risorsa di cui hanno sinora patito lavvilente scarsità. E come la mettiamo con lenergia? Quante lampadine sbadatamente tenute accese, quanto dissennato consumo di elettricità tenterebbe i cittadini indisciplinati e riottosi se mai si raggiungesse un livello di deplorevole sovrabbondanza energetica? Che un capiente parcheggio sia vissuto come una maledizione, anziché come un ragionevole obiettivo di efficienza urbana, suona come una macroscopica distorsione concettuale, ancor più sorprendente se articolata da persone sensate e di valore pur munite di innumerevoli ragioni per opporsi a un progetto che ai loro occhi (ma sarà così?) deturperebbe lincanto di Roma. Del resto tutte le grandi metropoli europee, da Parigi a Londra a Berlino a Madrid, si sono nel tempo industriate per dirottare le vetture in sosta sotto terra anziché sui marciapiedi, come tristemente capita a Roma, e neppure molto lontano dalla meraviglia architettonica del Valadier. Tutte le capitali europee sarebbero dunque prigioniere di avidi costruttori e di politici pazzotici o, peggio, subalterni alla disumana logica del profitto? No parking, no party: siamo nati per soffrire.
ROMA - Pincio e la libertà (di parcheggiare)
Un gruppo di intellettuali, tra cui Carlo Ripa di Meana e Raffaele La Capria, si oppone alla costruzione di un parcheggio sotto il Pincio a Roma. Secondo di loro, questo progetto sarebbe un crimine contro lumanità, poiché avrebbe incoraggiato gli automobilisti a utilizzare le loro vetture per raggiungere il centro città. Tuttavia, gli autori del testo sostengono che questo argomento è infondato e che la costruzione di parcheggi è un'opzione logica per affrontare il problema del traffico. Inoltre, citano esempi di altre città europee che hanno costruito parcheggi sotterranei per ridurre il traffico e migliorare l'efficienza urbana.
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