Caro direttore, il giacobinismo, in grande, ha avuto il percorso che Talmon ha descritto nel suo libro. Il minigiacobinismo urbanistico, architettonico e edilizio può provocare danni certamente minori, ma altrettanto devastanti. È il caso dell'operazione Pincio la cui ispirazione «giacobina» è quella descritta dagli articoli di Walter Veltroni e di Chicco Testa, che, per sottolineare ulteriormente il tipo d'intervento che si realizza, rivendica a se stesso l'appellativo di «stupratore» del Pincio. Sfuggono a entrambi le ragioni autentiche della contestazione allo sventramento del Pincio perché troppo impegnati a mistificare i termini del dibattito e a dipingersi come i modernizzatori della città di contro ai passatisti, che in nome dei ruderi vorrebbero bloccare il «progresso », che si presenta sotto forma di ruspe e di calcestruzzo che dovrebbero rispettivamente svuotare e poi «riempire » la collina del Pincio per realizzare un parcheggio per 700 auto. Invece la ragione fondamentale della contestazione riguarda l'opera in sé per l'inaccettabile manipolazione di un habitat paesaggistico unico al mondo e di un assetto architettonico ideato dal Valadier (stiamo parlando del Pincio-Villa Borghese-piazza del Popolo). La linea di Testa-Veltroni è fondata sulla ferrea convinzione che l'illuminista-giacobino (forte della sua insindacabile purezza) può benissimo sventrare e manipolare un complesso ambientale-architettonico-paesaggistico in nome del «bene» e della «ragione». In che consistono il «bene» e la «ragione»? Paradossalmente in un parcheggio per 700 auto. L'ispirazione che sottende l'operazione sventramento del Pincio è quella del minigiacobino «stuprator cortese», che, senza misurarsi con il nesso storia-ambiente-valori paesaggistici e architettonici e facendosi anche forte di gruppi di interessi economici ed edilizi molto precisi, va avanti dritto per la sua strada inesorabile come un carro armato. C'è da fare una domanda: perché i sostenitori dell'operazione Pincio rimuovono l'esistenza del maxiparcheggio del galoppatoio, già fatto nella stessa area e nel quale dovrebbe innestarsi il nuovo parcheggio del Pincio? Perché non si può ulteriormente lavorare su quel parcheggio, che, per di più, è spesso semivuoto? Ma chi ha ingranato la marcia del carro armato non si cura di tutti questi aspetti. Il fatto è che il particolare costituito dal Pincio si colloca in una problematica più generale. Essa è costituita anche dal fallimento di tutta una politica urbanistica-architettonica per molti aspetti espressa dalla sinistra, e che forse è stata una delle ragioni per la quale essa ha perso le elezioni. Il minigiacobinismo non si è mosso con mano pesante solo al centro, ma anche nella periferia della città. Di qui una generale reazione di rigetto. Francamente non capisco perché il sindaco Alemanno e la sua giunta, che hanno vinto le elezioni anche perché hanno messo in questione questo «combinat» economico edilizio-urbanistico, adesso dovrebbero dar via libera ad una delle operazioni più discutibili, non a caso contestata da voci molto significative della stessa sinistra storica. Come ha detto giustamente Sandro Bondi, qualora fosse stato il centrodestra a volere l'operazione sventramento del Pincio con il risvolto di precisi interessi economici diretti ed indiretti per quel che riguarda la valorizzazione dell'area limitrofa, si sarebbe gridato al sacco di Roma. Fabrizio Cicchitto presidente dei deputati del Pdl.
ROMA PINCIO - Cicchitto: non è progresso ma giacobinismo urbanistico
Il minigiacobinismo urbanistico, architettonico e edilizio può provocare danni devastanti, come l'operazione Pincio. L'ispirazione giacobina è stata descritta dagli articoli di Walter Veltroni e Chicco Testa, che hanno rivendicato l'appellativo di stupratore del Pincio. La contestazione allo sventramento del Pincio è stata motivata dall'inaccettabile manipolazione di un habitat paesaggistico unico e di un assetto architettonico ideato dal Valadier. La linea di Testa-Veltroni è fondata sulla convinzione che l'illuminista-giacobino possa manipolare un complesso ambientale-architettonico-paesaggistico in nome del bene e della ragione.
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