ROMA Pincio, la querelle infinita. E la costruzione del parcheggio all'interno della collina che sovrasta piazza del Popolo è diventata la pietra di paragone sulla «modernizzazione » del Paese. L'Italia? «È malata di conservatorismo », afferma Walter Veltroni al forum Ambrosetti di Cernobbio. Si parla di centrali nucleari e l'ex sindaco di Roma, che ha fortemente voluto quel progetto, non risparmia una battuta: «Sappiamo che i tempi e le modalità non sono brevi in un Paese in cui è difficile anche trovare un'intesa per fare un parcheggio nel centro di Roma». Dalla capitale arriva la replica del vicesindaco Mauro Cutrufo, decisamente fra i «conservatori »: «È chiaro che il parcheggio al Pincio non si farà. L'importante è rispettare l'interesse della città e la difesa del bene archeologico». E incalza Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl: «Walter Veltroni è di fatto sfiduciato dal partito», come dimostrerebbe la vicenda romana del Pincio dove «si ostina a difendere speculazioni a danno del patrimonio archeologico, seguendo logiche misteriose». Si pensa a soluzioni alternative, all'ampliamento del non lontano parking del Galoppatoio, mentre per domani il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha convocato al Collegio Romano i presidenti dei comitati tecnico scientifici per i beni archeologici, architettonici e paesaggistici, per la qualità urbana e l'arte contemporanea, alla ricerca di una soluzione che permetta di uscire dalla vicenda senza pagare pesanti penali. La sovrintendenza archeologica ha già messo le mani avanti: «Non è stata avviata alcuna procedura di vincolo sull'area dei ritrovamenti». E sul Pincio esiste già quello delle Ville storiche, presente al momento del via libera al parcheggio. Una soluzione potrebbe essere quella di un nuovo vincolo «paesaggistico», che però richiede tempi lunghi. Il parere del Consiglio superiore per i Beni culturali sarà, comunque, consultivo e non vincolante: la decisione politica, per ora, è prevista dalla giunta Alemanno di giovedì prossimo. «È una questione complessa che sta diventando complicata ammette il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro . Entrano in gioco uffici e competenze diverse che dovranno verificare molto bene come stanno le cose prima di decidere». Per il sottosegretario «sarà difficile sbrogliare presto la matassa. Secondo me va preso tutto il tempo necessario per fare le cose bene e non pasticciate».