Dalla parte del cittadino Castello, la denuncia di un visitatore e gli insulti del custode Non mi angoscia la società multietnica del futuro, mi preoccupa la società mono-cafona (italiana doc) che già prospera oggi: il copyright è di Luca Goldoni ma si addice talmente bene a questa storia di gratuita villania che lo facciamo nostro (chiedendo garbatamente permesso al suo autore). Stiamo diventando maleducati con la maiuscola, e il guaio è che c' è una forma di assuefazione alla villania che i pochi coraggiosi cittadini che la combattono si trovano spesso isolati, accusati di non farsi i fatti propri, come quei pensionati che sul tram non si arrendono alle scortesie e alle spinte per accaparrarsi un posto o quegli automobilisti che non accettano un rallentamento e inveiscono contro chi li precede. Il caso Rissa al Castello Sforzesco. «Basta con la società cafona» Urla al telefonino nel museo E Milano si scopre incivile «Lo spenga, per favore: è vietato». Ma il custode insulta il visitatore Ma se l' imbarbarimento della strada è conosciuto (dai motociclisti che vanno sui marciapiedi, ai ciclisti contromano, agli automobilisti che non si fermano sulle strisce), in questa storia di villana scortesia siamo in un museo, in un luogo dove, oltre al prestigio monumentale, il prezzo del biglietto dovrebbe garantire almeno ordine, cura, silenzio, un decoro e un' immagine che siano all' altezza di una metropoli con grandi ambizioni. Invece niente: al Castello scopriamo dopo un esposto che qualcuno occupa il posto di addetto alla sicurezza quasi per caso, è un sostituto estivo, tirato su da un mercato dove oggi sembra buono solo quello che costa meno: potrebbe essere messo a guardia di un parcheggio a Molino Dorino, dove il cellulare si può brandire senza rovinare un' emozione, ma va bene anche la sala di un museo importante; tanto anche da qui si può telefonare urlando nel cellulare (ma non doveva esserci un divieto?) e se qualcuno protesta lo si manda senza peli sulla lingua a quel paese. Questo è accaduto domenica al Castello e la lettera qui a fianco lo denuncia. A questo punto è facile scadere nel tono barbogio di quelli che dicono «ai miei tempi non sarebbe successo» e sicuramente è così: una divisa, un ruolo, un mestiere, anche il più umile, fino qualche anno fa erano interpretati con un rigore e una disciplina diversi: non era servilismo, era artigianato, capacità di fare, di comportarsi, di dare valore a un ruolo e far sentire quel senso di appartenenza che oggi spesso invochiamo. Chi mai avrebbe detto a un turista al museo: «ma lei che c... vuole?». Diciamo pure che tenere i musei aperti d' agosto, garantire le visite anche la domenica, non è cosa da poco in questo Paese: e di questo dobbiamo ringraziare quei ministri della Cultura che hanno condotto lunga una battaglia con i sindacati. Ma un' operazione fatta all' insegna di quel che scrive Ernesto Galli della Loggia a proposito delle novità introdotte per la scuola: tanti ideali, certamente sottoscrivibili, ma soldi niente, mette musei e istituzioni nelle condizioni di arruolare anche personale non all' altezza, purché a basso costo e di pronto impiego. E questo è il punto vero. C' è bisogno di ridurre lo scadimento qualitativo della società nella quale viviamo, anche facendosi carico, come cittadini, di una fastidiosa denuncia che mette in evidenza oggi, 4 settembre 2008, come la cortesia non sia ancora un asset per il Comune di Milano. Tante volte ci sono casi di cittadini indignati e impazienti che mettono a dura prova la pazienza di chi sta dall' altra parte dello sportello, ma troppo spesso il Comune è sordo alle loro esigenze, non risponde, o lo fa in quel modo approssimativo che non aiuta certamente il senso civico. Bisogna ricominciare con gli esempi dall' alto, fermare la deriva maleducata dei cellulari al museo con un divieto come sugli aerei e tornare a mettere rispetto e gentilezza al centro della nostra vita cittadina. Non è facile, perché bisogna tornare a imparare cose dimenticate. Ma erano un distintivo della milanesità: queste cose non si possono perdere per colpa di un cafone con il cellulare. gschiavircs.it Pagina 001.007