L' era iniziata nel XV secolo non è finita. Ma la svolta è clamorosa Nel ricordare alcuni elementi fondanti del concetto di modernità, quale nella cultura occidentale si è venuto sviluppando dall' età umanistica e rinascimentale in poi, abbiamo anche affermato che modernità e storia moderna coincidono nel senso che il tempo di questa storia è lo stesso tempo del sorgere e svilupparsi di quel concetto. Copre, cioè, i cinque secoli, dal secolo XV in poi, della vita di quel concetto. La domanda che ora vorremmo porci è se nel corso di questo «blocco storico epocale» si siano profilati, fino all' inizio del secolo XXI, elementi innovativi tali da far pensare a cesure radicali del corso storico, diverse nella portata e nei significati da quelle articolazioni, e tali da configurare l' alba di un nuovo periodo storico, sia che esso possa svilupparsi in continuità, sia che possa svilupparsi in opposizione al moderno che è servito di definizione dell' età moderna. Orbene, almeno la suggestione di una simile possibilità indubbiamente sussiste, se si pone mente a una serie di elementi che indubbiamente colpiscono per la loro imponenza e radicalità rispetto al senso e al procedere del corso storico nel quale sono sopravvenuti. Anche di essi si può tentare una rapidissima indicazione: - lo spostamento del centro della potenza, della ricchezza e, in gran parte, della cultura mondiale fuori dell' Europa, messo in ancor più netta evidenza dalla fine degli imperi coloniali europei; - l' inizio dell' era atomica, che da un lato ha proiettato sulla potenza militare l' ombra del rischio di un suicidio collettivo dell' umanità, dall' altro lato ha aperto la prospettiva della disponibilità di un tipo di energia tale da potenziare oltremodo e da trasformare qualitativamente la capacità produttiva e operativa dell' uomo; - l' inizio dell' esplorazione spaziale, che per la prima volta ha portato l' uomo fuori del suo mondo terrestre, aprendo con ciò un' era non solo di viaggi e di esplorazioni spaziali, ma già anche (si pensa) di insediamenti extra-terrestri, in stazioni e colonie dall' ancora troppo incerto profilo giuridico e funzionale per poterne indovinare il futuro, ma certo con una possibilità che appare sicura di ulteriore potenziamento delle risorse umane, grazie a materiali e ad altri elementi rinvenibili fuori della Terra e non rinvenibili, o solo in misura scarsa o caduca, sulla Terra; - la rivoluzione informatica e la comunicazione in tempo reale, con tutte le problematiche dei nuovi mezzi di comunicazione, tra cui quella particolarmente suggestiva del «villaggio globale», ossia di una piena correlazione comunicativa fra tutti i luoghi e fra tutti i popoli del mondo; - i «miracoli» della biologia, della genetica, dell' ingegneria genetica - vegetale, animale e umana - al di là di ogni precedente frontiera della ricerca scientifica, che hanno portato a considerare la possibilità che l' uomo possa modificare la sua stessa fisicità e alterare gli orizzonti temporali, qualitativi e operativi del suo vivere e di tutto l' ambiente vivente con lui nel quadro naturale; - i grandi movimenti di popolazione che vanno incidendo in misura crescente sulla geografia antropica del pianeta, con conseguenze profonde sul piano dell' antropologia sia culturale che fisica, oltre che sul piano politico e sociale; - l' economia della globalizzazione con le dimensioni macroscopiche e multinazionali delle sue imprese, e con la forza trascinante della sua capacità assimilatrice, parificatrice e omologatrice, che, insieme con l' unico mercato mondiale, costruisce anche un unico modello di consumatore, e quindi di generi e modi di vita; - la questione dello «sviluppo sostenibile», peraltro connessa a una prospettiva di progressiva estensione dell' economia del benessere a fasce crescenti della popolazione mondiale, e a un incremento dei consumi di risorse terrestri e dell' usura dell' ambiente naturale, che portano a chiedersi fino a qual punto ambiente e risorse terrestri possano sostenere la sfida di una umanità incapace di regolare il suo sviluppo in funzione delle possibilità geo-fisiche del suo habitat e senza rischi di mutamenti di tale habitat fino al punto da renderlo inadatto alla sua mansione di domicilio dell' umanità stessa. Anche questa è una elencazione troppo rapida e piuttosto parziale per poter servire ad altro che allo scopo di dare conto, nel modo più immediato e sintetico possibile, di una serie di elementi in tanto diretta connessione cronologica e sostanziale fra loro da apparire come un insieme tendenzialmente organico e da intendere come tale. E, infatti, il complesso degli elementi indicati (e degli altri che si potrebbero indicare) sembra innegabilmente fornire un senso possibile del loro insieme. Non è il senso di una chiusura, di una conclusione finale dell' epoca moderna apertasi al tempo di Colombo. È, invece, il senso di una svolta clamorosa, radicale e di sicura forza periodizzante. Se si cercano elementi strutturali di fondo, che valgano a sostanziare questa svolta e a individuare una chiara soluzione di continuità concettuale con l' età moderna quale comunemente viene intesa da più secoli a questa parte, una soluzione di continuità analoga e corrispondente a quella che a suo tempo gli umanisti elaborarono per il «moderno» in opposizione al «medievale», la ricerca risulterà vana. Quel che verrà fuori sarà un nuovo moderno, caratterizzato dall' essere ancora più moderno, ossia, per così dire, un supermoderno, una prosecuzione potenziata della modernità, che resta il valore di riferimento e la misura indiscussa del presente, e quindi anche del passato e del futuro. Contro questo sfondo, anche il discorso sul «post-moderno» può assumere un senso ben più pertinente e riconoscibile di quel che le troppe elucubrazioni intorno ad esso permettono di sperare. Post-moderno può assumere, cioè, lo stesso senso dell' espressione post-industriale, che, correttamente intesa, non allude a un modo di produzione economica che subentri a quello industriale, bensì al modo di produzione industriale nella forma che esso assume dal momento che lo sviluppo tecnico-scientifico ha messo a sua disposizione una strumentazione che ne ha profondamente modificato le procedure tecniche e organizzative. E, nello stesso senso, anche il contemporaneo può pragmaticamente e utilmente distinguersi dal moderno. Può distinguersi, cioè, non più come indicazione soltanto cronologica, quale finora l' abbiamo considerato, bensì come indicazione di un quadro di valori che si muovono sempre, come si è detto, nell' ambito del moderno, ma che, in tale ambito, manifestano una fin troppo spesso sconvolgente novità: una novità avvertita dai contemporanei fra disorientamenti e incertezze che hanno pochi precedenti storici equivalenti, almeno nell' esperienza europea. È solo un' ipotesi, ma potrebbe valere la pena di approfondirla. La tesi Un mutamento decisivo per la condizione umana Il testo pubblicato in questa pagina è tratto dal saggio di Giuseppe Galasso Prima lezione di storia moderna (Laterza, pagine 208, 12), che esce oggi in libreria. Il volume fa parte della serie laterziana interdisciplinare «Prime lezioni», che spazia dall' archeologia al diritto, dalla biologia all' estetica, con l' intento di fornire al lettore un' introduzione alle singole materie. La tesi di Galasso è che l' era moderna vada dal Medioevo ai giorni nostri e comprenda quindi nel suo ambito anche l' epoca contemporanea. Inoltre l' autore ritiene che l' età moderna abbia segnato per la condizione umana un salto di qualità senza precedenti, superiore anche a quello dell' era neolitica. Pagina 41