Ed un sito di rilevanza archeologica e paleontologica come la foresta fossile di Dunarobba rischia di restare quello che è oggi, se non di avviarsi al degrado. Perché la Soprintendenza archeologica umbra non ha i fondi necessari perché la crescita si concretizzi. A Dunarobba i visitatori non mancano. Turisti e studiosi sono attratti da quell'area fatta di tronchi d'albero, fossilizzati dall'argilla, di gigantesche sequoie ed altre specie vissute lì due milioni di anni fa, tornati alla luce negli anni Ottanta con gli scavi su una cava da parte di una vicina azienda di laterizi. "Gettonati" sono anche il centro di paleontologia vegetale e con l'arboreto. E le scolaresche apprezzano ed utilizzano le aule laboratorio dove studiare le ere geologiche a contatto diretto con calchi ed esemplari custoditi nel museo. Si svolgono anche iniziative aggregative, come "Estate alla foresta fossile". Il 5 ottobre ci sarà un concerto di musica classica. Non basta. «Le idee ed i progetti ci sono dice l'assessore comunale alla cultura di Avigliano Umbro Zefferino Cerquaglia ma il problema è metterli in pratica. Servirebbe un fondo costante per la gestione ordinaria. Gestirla costa dai 50 ai 60 mila euro all'anno». L'area è di competenza della Soprintendenza. «Ma la Soprintendenza spiega il sindaco di Avigliano Giuseppe Chianella ha funzione di tutela, vigilanza e conservazione. E nient'altro. Il lancio, la promozione e la gestione del sito sul mercato non li fa perché non ha risorse. In due anni il comune ha fatto la sua parte. Il comitato scientifico funziona. Ci aspettiamo che il coinvolgimento degli enti publici produca punti per valorizzare la foresta». In più, a rallentare ulteriormente le cose c'è la vertenza con il proprietario dell'area ancora aperta dopo più di 20 anni. I tronchi fossili si raggiungono con una strada sterrata. Alcune targhe illustrative stanno sbiadendo. Per preservare i tronchi dagli agenti atmosferici sono state erette intorno ad essi capanne in legno con reti metalliche che in qualche caso non li rendono visibili in modo soddisfacente. «Ci sarebbe un progetto per sostituirle con altre coperture meno d'impatto e trasparenti spiega il sindaco ed il comune, in partenariato, ha elaborato il progetto per nuovi percorsi di accesso. Speriamo sia finanziato nell'ambito del programma quadriennale del Gal». C'è anche una proposta della Soprintendenza e dell'Università di Perugia per un nuovo percorso. Si pensa a fare nuove postazioni didattiche ed un arredo, magari con un parco con vegetazione specifica. Spiega l'assessore Cerquaglia: «Il comune ha presentato al Gal un progetto per 150 mila euro, da reperire in parte con i fondi europei del piano di sviluppo. Ma ci vuole il cofinanziamento della Soprintendenza, o di altri enti in partenariato. Ed il problema è lì». Si sta intanto completando la realizzazione di una nuova camera climatica che racchiude alcuni tronchi. Funzionerà in autunno, ma comporterà una spesa in più per l'energia elettrica necessaria a farla funzionare. «L'area dice Cerquaglia deve diventare polo di promozione scientifica. Oltre alle informazioni, bisogna dare ai visitatori gli strumenti per la conoscenza. Ci rivolgiamo allo stato ed al governo affinchè mandino più fondi. Il canale è quello della Soprintendenza, ma quest'ultima non ci ha mai dato le spiegazioni che avremmo voluto». Il problema è confermato anche da Maria Cristina de Angelis della Soprintendenza archeologica dell'Umbria. «Purtroppo - dice - la carenza di fondi c'è. Inutile negare le difficoltà in questo senso. Ma nonostante ciò l'attenzione della Soprintendenza su quell'area è alta. Si tratta di un sito di grande importanza naturalistica anche riguardo alla flora attuale ed ha una forte valenza naturale e storica che ci consente la conoscenza di un ambiente antico».
AVIGLIANO - Idee e progetti ci sono, ma senza soldi non si va lontano.
La foresta fossile di Dunarobba, un sito di rilevanza archeologica e paleontologica, rischia di degradi se non viene valorizzato. I visitatori e gli studiosi sono attratti dall'area, ma la Soprintendenza archeologica umbra non ha i fondi necessari per la gestione ordinaria. Il comune di Avigliano ha fatto la sua parte, ma il sindaco Giuseppe Chianella spiega che la Soprintendenza ha solo funzione di tutela, vigilanza e conservazione, non di lancio e promozione del sito. La vertenza con il proprietario dell'area, che è ancora aperta dopo 20 anni, rallenta ulteriormente le cose.
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