Se qualcuno aveva ancora dubbi sul risultato dei soldi investiti nelle mostre d'arte di qualità, ecco la smentita che arriva puntuale dai dati conclusivi della mostra del Pintoricchio: i visitatori in 182 giorni, dal 2 febbraio al 31 agosto, sono stati oltre 202 mila, per una media di mille al giorno, di questi solo 46 mila erano umbri, gli altri 141 mila italiani e 13.821 stranieri. Circa 45 mila erano gruppi organizzati, 13 mila erano studenti delle scuole, a Spello sono stati venduti 78.500 biglietti. Insomma un bel successo, che ha collocato la mostra del Pintoricchio tra le cinque esposizioni più visitate in Italia, con un ritorno economico per Perugia e per l'Umbria estremamente significativo sotto l'aspetto turistico e commerciale. Il piano finanziario dell'organizzazione della mostra e degli eventi collegati, grazie al risultato degli incassi, è stato pienamente rispettato. E tra gli effetti della mostra sulle opere di Bernardino di Betto, c'è stato anche un incremento del 20 circa, rispetto al 2007, dei visitatori della Galleria Nazionale dell'Umbria, in un periodo in cui le presenze nei musei risultano in progressivo calo. Anche la mostra "Pintoricchio e la sua epoca", allestita dalla Fondazione Ranieri di Sorbello nella sede di Piazza Piccinino, ha fatto registrare 7.060 visitatori a fine agosto. A sottolineare il bilancio positivo a Palazzo dei Priori c'erano l'assessore comunale Andrea Cernicchi, l'assessore regionale Silvano Rometti, il direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell'Umbria Francesco Scoppola, la soprintendente ai Beni storici e artistici Vittoria Garibaldi (che della mostra del Pintoricchio è stata anche la curatrice in quanto presidente del comitato scientifico, come per la precedente grande rassegna sul Perugino), il sindaco del Comune di Spello Sandro Vitali, Mario Bellucci per la Fondazione Cassa di Risparmio, Alberto Rossetti di Civita Servizi (che ha curato l'organizzazione della mostra). Vittoria Garibaldi ha spiegato: «Con questa mostra ho fatto semplicemente il mio dovere, per questa città e per questa regione che mi hanno accolto 30 anni fa e che amo, da sola non avrei potuto fare nulla e ringrazio dal primo all'ultimo che mi hanno aiutata, sono stati allacciati rapporti importantissimi per il futuro con altri musei in Italia e nel mondo». Ma ha anche sottolineato l'importanza scientifica della mostra, «che ha consentito con l'accostamento di opere di trovare un punto di partenza per approfondimenti e ulteriori studi sul Pintoricchio». Soddisfazione per il successo della mostra è stata dichiarata dagli assessori Cernicchi e Rometti e dal sindaco di Spello Vitali. E il professor Mario Bellucci ha rassicurato sull'impegno della Fondazione Crp per finanziare altre mostre, chiedendo però una chiara pianificazione dei preventivi. Ma una risposta è arrivata immediata da Francesco Scoppola: la direzione della Soprintendenza regionale ha infatti presentato un articolato, e per certi versi sorprendente, programma triennale di mostre e rassegne, dal 2009 al 2011, prima delle iniziative per i 150 anni dell'Unità d'Italia. In pratica è il progetto del "dopo Perugino" e del "dopo Pintoricchio". Ruota attorno a cinque grandi mostre, alla cui organizzazione si sta già lavorando. Le cinque grandi esposizioni, abbinate a convegni di studio, sono legate ad Alberto Burri (Perugia e Città di Castello, tra marzo e giugno del 2009, curatore Massimo Duranti), alla ceramica arcaica di Orvieto (autunno 2009-gennaio 2010, curatore Lucio Ricetti), al paesaggio nell'arte in Umbria (Perugia Galleria Nazionale, primavera 2010), ai "Frutti del Duecento, le premesse di Giotto" (Perugia, estate 2010), infine Luca Signorelli, Dante e il francescanesimo (Perugia, Orvieto, altre sedi, fine 2010-2011). «Sono numerose le iniziative in programma per il prossimo triennio - ha detto Scoppola - e sono vere e proprie sfide che l'Umbria si troverà a fronteggiare, derivano da proposte, da particolari ricorrenze o scadenze, in alcuni casi da impegni già assunti dalle diverse amministrazioni, cospicue scadenze amministrative rendono straordinariamente denso il calendario». Ed ha aggiunto che si tratta di un calendario «triennale che può essere solo incompleto e indicativo» e che questo elenco «andrà ovviamente integrato». Dunque l'Umbria è ormai decisamente proiettata, e impegnata, sul fronte delle grandi mostre d'arte, a far concorrenza a Firenze e Venezia, a Roma e Milano. Una guerra che forse sarà bene affrontare con spirito garibaldino, data anche la ricorrenza imminente dell'unità italiana.