Ha di certo ragione Antonio Paolucci quando ci ricorda che il «carattere distintivo della Toscana e ragione principale del suo fascino, è la diversità» come «straordinaria varietà dei paesaggi, degli ambienti naturali, dei climi» [Presentazione a «Pistoia. Armonie di arte e natura», editrice, Italia Turistica, 2007]. Una regione intrinsecamente molteplice nellinterpretare il rapporto tra il paesaggio come opera dellarte umana e il paesaggio come forma dei processi naturalistici, in un intreccio che ha costruito senza posa il legame tra le nostre città, i nostri borghi e le loro campagne, talvolta in modo armonico talaltra conflittuale. E che ha rappresentato una costante ricerca di nuovi equilibri a valle di nuove contraddizioni. Per questo il paesaggio, in Toscana con grande evidenza e forse più che altrove, è anche la narrazione di come le scelte del conservare o dellinnovare siano sempre state figlie del combinarsi, in qualunque strategia progettuale, di valori simbolici e valori materiali (magari nelle reciproche strumentalizzazioni), di esigenze estetiche, di legami affettivi e identitari, di bisogni sostanziali di benessere ed equità, di nuovi saperi e nuove tecniche. Tutti elementi sempre compresenti nel divenire del paesaggio toscano secondo un dosaggio che è dipeso e dipende dagli assetti sociali e culturali dei singoli luoghi nelle diverse fasi della loro storia. Ne è derivato lincontro-scontro tra i timori della modernità e le domande e i dilemmi insieme alle opportunità che la modernità sempre comporta. Una sfida che mai, e tanto meno oggi, può risolversi con i «codici», i «vincoli» e i tentativi surrettizi delle lobbies aristocratiche di privatizzare il paesaggio «... a fin di bene». La legalità è un principio essenziale: ma o è intelligente e consapevole dei suoi effetti o è mera procedura se non arroganza autoreferenziale. Occorrono, come nelle stagioni storiche in cui la Toscana ha espresso il meglio della cultura politica e amministrativa europea, sagge e avvedute politiche che facciano tesoro di quella «straordinaria varietà» che è il dna toscano. Che oggi, a fronte dellaltrettanto straordinaria complessità dei problemi e delle opportunità che abbiamo di fronte, deve esprimere un indispensabile «di più». Vale a dire: la consapevolezza che quella diversità deve diventare una ricchezza per linsieme della comunità regionale, e non solo per essa. Propongo un esempio. Pistoia. Tutti sanno che il distretto vivaistico pistoiese è uno dei punti di forza della Toscana. A fronte di 2.757 aziende che svolgono attività vivaistica in Toscana e che allo scopo occupano - cioè «investono» - 6. 286 ettari di suolo, la provincia di Pistoia utilizza da sola ben 4. 180 ettari destinati a prodotti vivaistici, il 94, 7 dei quali è rappresentato da piante ornamentali. Si tratta di 1.468 aziende (il 55 del totale regionale). Fatturato? 580 milioni nel 2006 con un incremento del 22, 5 nellultimo triennio. Va rimarcato che le produzioni vivaistiche toscane rappresentano oltre il 54 del totale nazionale (dati Irpet, che molto ringrazio). Va aggiunto che la Toscana (ove Pistoia ha il peso che abbiamo visto) ha esportato nel 2005 piante da esterno per ben 165 milioni di euro. Bene, su questa base, cosa inventa Pistoia (gioiello, come ancora ribadisce Paolucci, del patrimonio storico-paesaggistico toscano)? Nulla di «geniale» ma molto di intelligente. E Gianfranco Venturi - che di tale scelta è uno degli artefici - a rammentarcelo. Se Pistoia produce «verde» perché non farne una leva per un nuovo progetto paesaggistico? Perché non immaginare, mediante un grande concorso internazionale di idee e dunque di progetti che facciano poi leva sulle risorse imprenditoriali locali, la costruzione (... si, la «costruzione»!) di un grande parco urbano nella zona dellex campo di volo? E perché non immaginare che questo parco non si leghi, con opportune continuità funzionali, progettuali e vegetali al parco che dovrà «ospitare» il nuovo ospedale? E questultimo quali caratteri vegetali e funzionali (rispetto ai pazienti e allinsieme dei cittadini) dovrà assumere per essere parte integrante della sanità pubblica e del paesaggio pistoiese? Ma lesempio pistoiese non finisce qui. Pistoia è anche una delle capitali europee della produzione di treni. Centrano qualcosa, piante, fiori e treni? Si, molto. Perché, se «piante fiori» possono dare materia a un nuovo paesaggio nello studio attento dei contesti di inserimento, i treni, e solo i treni, possono aggredire uno dei fattori più distruttivi della qualità ambientale del vivere in Toscana, luso personale dei veicoli a motore, e divenire parte saliente di quello stesso paesaggio urbano e periurbano. Ebbene, se letta in questa duplice chiave, Pistoia diventa la metafora di unagenda toscana della modernità e di ciò che occorre intendere per governo integrato e plurale del territorio.
TOSCANA - idee per il paesaggio toscano. Fiori treni ovvero la modernità
Antonio Paolucci sottolinea la diversità della Toscana come carattere distintivo della regione e ragione del suo fascino. Il paesaggio toscano è un intreccio di arte umana e processi naturalistici, con una costante ricerca di nuovi equilibri e contraddizioni. La regione ha un patrimonio culturale e amministrativo europeo, ma deve esprimere un di più per affrontare la complessità dei problemi e delle opportunità attuali. Pistoia è un esempio di come la diversità possa diventare una ricchezza per l'insieme della comunità regionale. La provincia di Pistoia utilizza solo 4.180 ettari di suolo per prodotti vivaistici, il 94,7 dei quali sono piante ornamentali.
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