"Lidea del domani è pensare a costruire delle eco-città: piccoli quartieri compatti al posto delle zone residenziali, come si fa già in Francia" "Abbiamo proposto il recupero del corso dellantico Sebeto: la vecchia zona industriale della città una volta era un fiume..." Un team di progettisti campani presenta un lavoro che ha al suo centro Roma, ma cè una proposta per riqualificare Bagnoli e la zona orientale: un tracciato di 7 km e un parco fluviale STELLA CERVASIO -------------------------------------------------------------------------------- Nella Biennale di Architettura veneziana che apre l11 settembre, e che si preannuncia, in questa edizione diretta dallolandese Aaron Betsky, più artistico-spettacolare delle precedenti, resterà una traccia targata Napoli. A voler essere un po cinici, lArsenale questo biennio sembra la sede naturale per larchitettura napoletana. Unarchitettura che non ha avuto finora grandi occasioni di passare dalla progettualità alla fase esecutiva, se non per le stazioni della metropolitana. La tesi curatoriale di Betsky, che esprime la mostra principale della Biennale, "Out there. Architecture beyond building" (Là fuori. Larchitettura oltre il costruito) «vuole esporre un dato di fatto ovvio, ovvero che larchitettura non è il costruire ma è il modo di pensare e di parlare sugli edifici, di rappresentarli e realizzarli». Non sarà un caso che lunico team di progettisti campani invitati da Betsky si cimenterà non su Napoli ma su Roma. Parliamo dello studio Centola Associati, che ha sede a Salerno e nella Capitale, e fa capo a Luigi Centola. Nato nel '68, master di progettazione a Londra, borsa di studio allAccademia americana a Roma, Centola tiene a dire che è figlio «del pensiero architettonico dei napoletani». Con il suo studio e la collaborazione di quattro giovani architetti salernitani (Pia DAngelo, Maura Gravagnuolo, Domenico Manzione, Francesco Rizzo) nelle Artiglierie dellArsenale di Venezia Centola partecipa con il suo alla mostra di dodici progetti "Uneternal City. Trentanni da Roma interrotta", che è una sezione dellinstallazione intorno alla quale ruota lintera Biennale. Forte limpatto visivo: proiettata sul pavimento ci sarà una grande mappa della Capitale che simula una città allagata sulla quale i visitatori potranno camminare misurando "fisicamente" larchitettura. Ai lati i dodici progetti con plastici e video. Centola e i suoi intervengono virtualmente in unarea di 750 ettari nel Parco dellAppia Antica, a forte rischio abusivismo. «Come dice lex soprintendente La Regina, ora presidente del Parco - spiega larchitetto salernitano - i muri non possono fermare mattone selvaggio. La soluzione è costruire le eco-città, che in Francia e Inghilterra stanno prendendo il posto dei grandi quartieri residenziali. La questione non è costruire nuove case anche in aree industriali dismesse, ma concepire un piano in cui, incentivando la rottamazione delle case non antisismiche di cui parla Aldo Loris Rossi, si possa veder sorgere uneco-città». Che cosè di preciso unecocittà? «Piccole città compatte con oltre 10 mila abitanti, integrate, connesse in rete e autosufficienti, in grado di riqualificare le periferie degradate o riutilizzare le aree dismesse contrastando la dispersione edilizia e il consumo indiscriminato di territorio». Un concetto che si afferma, lanciato nel luglio scorso al congresso mondiale del Consiglio nazionale degli architetti. E sostenuto proprio dal presidente degli architetti italiani, il salernitano Raffaele Sirica. «Una città che non si giova soltanto dei vantaggi energetici e biologici - aggiunge Centola - ma anche sociali, in tema di qualità della vita e contatto con la natura. Per la Biennale abbiamo progettato ecocittà autonome per non pesare sulle centrali nucleari, creando così una concreta alternativa. Non si tratta del vecchio concetto di città giardino, ma di città che utilizzano lenergia delle biomasse, lintegrazione eolica, i pannelli solari. Un progetto che in Italia non ha committente, ma che in Inghilterra, nella zona metropolitana di Londra, è a buon punto e Sarkozy sta per commissionarne una anche in Francia... «. Fin qui il laboratorio sarebbe Roma, come vedremo alla Biennale. Ma lidea di eco-città si può applicare a Napoli? Lo scorso anno, per la mostra promossa dagli Annali dellArchitettura a Palazzo Reale, Luigi Centola ha presentato un progetto per Napoli Est ed è stato invitato a presentare le sue proposte per il Forum delle Culture 2013. «Secondo noi più che Bagnoli, la frontiera è Napoli Est, lex area Q8. Abbiamo proposto il recupero del corso del fiume Sebeto: sette chilometri, un tracciato e intorno un parco fluviale. Non proprio uneco-città, ma comunque un piano urbanisticamente strategico che abbiamo battezzato "Il rabdomante"». Napoli Est attualmente è tutta un container. «Invece di un piano abitativo che lascerebbe isolate le aree residenziali, un po come a Roma nel caso preso in considerazione per la Biennale di Venezia, abbiamo pensato a un corridoio ecologico a forchetta: la vecchia zona industriale di Napoli era quella del fiume. Unarea ancora interessante, nonostante tutto: basta considerare il bellissimo capannone di Nervi che andrebbe assolutamente riguadagnato al patrimonio architettonico».