Bondi convoca un tavolo. Veltroni: Alemanno si spaventa per poco ROMA - Il governo corre di nuovo in soccorso del sindaco Alemanno impantanato nella querelle sul parcheggio del Pincio. Stavolta tocca al ministro Sandro Bondi, mentre la polemica politica monta, togliere le castagne dal fuoco al primo cittadino della capitale: dopo aver letto la lettera a Repubblica con la quale ieri Alemanno ha spiegato le ragioni del suo no ai 700 posti scavati nel ventre del colle, il responsabile della Cultura (che già nei giorni scorsi aveva parlato di «ennesima conferma di una gestione discutibile del patrimonio storico-artistico nazionale» invitando a trovare «soluzioni alternative») ha convocato per dopodomani, eccezionalmente tutti insieme, i comitati tecnico-scientifici del ministero al fine di esaminare la vicenda della costruzione del parking «e rendere parere sul progetto». Secondo indiscrezioni, la via duscita individuata da Bondi e Alemanno per non far incappare il Campidoglio nelle penali da pagare alla ditta costruttrice sarebbe quella di porre il vincolo archeologico sullaltura ridisegnata dal Valadier, alla luce dei recenti ritrovamenti risalenti al I secolo. I due vincoli già esistenti - paesistico e monumentale - non erano infatti bastati per impedire, nel 2004, lok al maxi posteggio voluto dalla giunta Veltroni. Un provvedimento di tutela ulteriore costituirebbe dunque «un fatto nuovo, il presupposto per revocare la precedente delibera», spiega il luminare di diritto amministrativo Vincenzo Cerulli Irelli: «In tal caso la società appaltante, che potrà sempre far ricorso, avrà diritto solo al rimborso per gli scavi eseguiti». Spetta però al soprintendente per i Beni archeologici di Roma, Angelo Bottini, in piena autonomia, decidere se porre il vincolo: ed è per questo che da giorni il ministro starebbe facendo pressing per convincerlo. Tantè che la soprintendenza, forse anche per cautelarsi, ha reso noto che «allo stato attuale» non è stata avviata alcuna procedura di vincolo sullarea dei ritrovamenti e ha ribadito, come già in passato, che la realizzazione del parcheggio «non è un problema archeologico, visto che con le attuali strumentazioni è possibile coniugare la modernità e tutelare i reperti» ma piuttosto «di natura paesaggistica». Precisazione che, secondo i deputati del Pd Verini e Morassut, «fa emergere con chiarezza come la campagna contro il progetto sia fondata solo su motivi politici». E mentre Italia Nostra, per bocca del presidente romano Carlo Ripa di Meana, si dice convinta che «il parking non si farà: le parole di Bondi e di Alemanno non lasciano dubbi», scendono in campo i big nazionali. Con i leader Udc, Pierferdinando Casini, Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione, a sostenere le tesi di Veltroni: «Roma va modernizzata attraverso la costruzione di infrastrutture in grado di alleggerire il peso del traffico nel centro storico». Argomento rilanciato dal pd Paolo Gentiloni, che invita Alemanno a ripensarci perché «è sbagliato non operare unimportante scelta di innovazione per la città». E mentre quasi tutta la giunta romana fa quadrato intorno al primo cittadino, dalla festa democratica Veltroni attacca a testa bassa: «Il sindaco Retromanno», dice utilizzando il nomignolo affibbiatogli da Dagospia, «si è spaventato per due "buu" fatti da due giornali di destra e per questo ha cancellato una decisione che avevamo preso per togliere tutte le auto intorno a Piazza del Popolo». Secca la replica di Alemanno: «Lostinazione con cui Veltroni difende la scelta sbagliata del parcheggio del Pincio è lennesima dimostrazione che un leader in declino non sa mai riconoscere i propri errori».