Galletti, lex soprintendente: "Non potevamo sapere dei resti. Spostarlo? Ipotesi impraticabile" «Lo spostamento del parcheggio di alcuni o di molti metri verso linterno del Pincio così da evitare i resti archeologici trovati durante i recenti scavi, rischia di spostare la questione del parcheggio. Ma dalla padella alla brace». A parlare è Maurizio Galletti che nel 2004, allora soprintendente ai Beni architettonici e per il paesaggio di Roma, diede lautorizzazione per la spirale di 7 piani nel cuore del colle. Perché lo slittamento della struttura verso viale dellObelisco e verso la fontana circolare sarebbe così nefasto? «Si andrebbe a finire in una zona in cui la progettazione dei giardini risale allOttocento, in un contesto cioè di rilevanza anche monumentale. E il "no" sarebbe quasi obbligato» spiega larchitetto che, lasciata Roma nelle mani di Federica Galloni, guida oggi la Soprintendenza architettonica dellAbruzzo e ha linterim del Molise. Che differenza cè con il progetto da lei approvato? «Il parere conclusivo, firmato nel 2005 dal direttore regionale del Lazio Luciano Marchetti, si basava sul fatto che, dal nostro punto di vista, quello paesaggistico, il piazzale Napoleone I, che versava in un grave degrado, una volta richiuso sarebbe stato valorizzato dal parcheggio. Il progetto prevede infatti una riqualificazione dello spiazzo e poi, in quel punto, non ci sono alberi da tutelare». Però lì sotto cè un impianto idrico, probabilmente termale, con vasche, canalizzazioni e gallerie voltate, databili tra primo avanti e primo secolo d.C., forse, propaggini degli horti di Lucullo. «Il nulla osta di quattro anni fa prescriveva che si facessero saggi archeologici visto che i sondaggi non avevano rivelato nulla di rilevante da quel punto di vista. La bibliografia sul Pincio non citava antiche presenze. E si riteneva che ci fosse molta terra di riempimento sullapice del colle rimodellato del Valadier. I resti importanti venuti alla luce questanno, ribaltano invece completamente quelle ipotesi. Ma il giudizio sul valore delle preesistenze, lo deve dare il soprintendente archeologo Bottini». Ma se sulle rampe daccesso al Pincio progettate dal Valadier cè un vincolo monumentale sin dal 1952, perché diede il suo ok? «Le uscite, secondo il progetto, sbucavano sulla seconda rampa. Il disegno del Valadier non veniva toccato anche se, certo, quelle aperture andavano realizzate in modo da non alterarlo». Se la Soprintendenza archeologica pone il vincolo, il parking salta? «Tutti i resti rinvenuti nel sottosuolo sono, ope legis, vincolati e di proprietà dello Stato. Bisogna capire se possono convivere con le opere nuove. E dobbiamo vedere se verrà posto un vincolo archeologico che metta sotto tutela tutto il Pincio, considerandolo "area di rispetto" come lo sono, ad esempio, i cinquanta metri ai lati delle Mura Aureliane».