«Sulla Biennale il ministro Urbani va avanti per la sua strada». È sintetico il commento dei portavoce del dicastero dei beni culturali. La nomina del finanziere veneziano Davide Croff alla presidenza della società di cultura, trasformata ora in fondazione aperta ai privati, sarà portata avanti anche dopo la bocciatura da parte della commissione cultura del Senato. Una bocciatura, tuttavia, che è stata letta non tanto nei confronti dell'ex amministratore delegato della Bnl, ma come un messaggio politico a Urbani da parte di una frangia della sua maggioranza, in particolar modo di Alleanza nazionale, i cui senatori in commissione si sono astenuti dal voto. Ma ieri il partito di Gianfranco Fini ha escluso qualunque "siluro" a Urbani. «Alleanza Nazionale - sottolinea Italo Bocchino, vice-coordinatore di An - condivide la scelta di Davide Croff (nella foto) come presidente della Biennale, il parere negativo espresso dalla commissione Cultura del Senato non ha nessuna chiave di lettura dietrologica. È fuori strada chi si avventura in letture fantasiose che vorrebbero quel voto negativo collegato alla verifica di governo in corso. Così come sbaglia chi fraintende l'astensione del nostro senatore Bevilacqua, avvenuta a titolo personale e senza alcuna implicazione politica». Nessun messaggio trasversale, quindi. E Urbani intanto sosterrà la nomina di Croff anche in commissione alla Camera, nella speranza che il voto previsto la prossima settimana non gli riservi un nuovo cecchinag-gio da parte del "fuoco amico". Ma che ci sia un certo "malessere" nella Casa delle libertà lo confermano anche le parole di Ugo Bergamo, senatore veneziano dell'Udc. «Il nostro rappresentante in commissione - spiega Bergamo - ha votato per Croff perché stimiamo la-persona e perché siamo leali verso l'istituzione Biennale, che necessita di programmare al più presto la sua attività futura. Tuttavia non possiamo non lamentare un mancato coinvolgimento della nostra area culturale nelle scelte del ministro e chiederemo a Croff un incontro per chiarire questo punto. La Biennale è per sua natura una istituzione pluralista e non può essere trattata in ambiti ristretti. Purtroppo in questo caso non c'è stata collegialità. Tutto si è sviluppato su un patto tra Urbani e il sindaco Paolo Costa, escludendo il resto». «In realtà - aggiunge Bergamo - il vero segnale in commissione l'hanno mandato i Ds a Costa. Il voto contrario che i 4 senatori della Quercia hanno dato alla nomina di Croff è un messaggio al sindaco veneziano della Margherita, a cui i Ds non hanno mai perdonato l'asse privilegiato con Urbani. Una mancanza di responsabilità, da parte della sinistra, che ha anteposto la politica e la collegialità al bene della Biennale. E anche Alleanza nazionale, se vogliamo, è caduta in questo errore». Replica Andrea Martella, deputato Ds e componente della commissione cultura alla Camera. «Bergamo - spiega - si arrampica sugli specchi e in realtà maschera il vero problema, che è la mancanza di sostegno a Urbani da parte del centrodestra. È vero, noi Ds abbiamo criticato il sindaco per il patto con il ministro, ma i numeri in commissione li aveva il centrodestra. Davide Croff è sicuramente una persona valida e un manager d'esperienza, ma se fossi in lui penserei bene a cosa fare e valuterei attentamente il pasticcio in cui è stato cacciato.
Dopo il no del Senato alla nomina di Croff An ricuce lo strappo: Nessuna dietrologia
Il ministro dei beni culturali Urbani sosterrà la nomina di Davide Croff alla presidenza della Biennale, nonostante la bocciatura della commissione cultura del Senato. La nomina è stata avanzata anche dalla maggioranza di Alleanza nazionale, che ha escluso qualsiasi "siluro" a Urbani. Il senatore Udc Ugo Bergamo ha votato per Croff, ma ha lamentato il mancato coinvolgimento della sua area culturale nelle scelte del ministro. I senatori della Quercia hanno espresso un voto contrario alla nomina, considerandola un messaggio al sindaco Paolo Costa della Margherita.
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