Piazze sparite, costruzioni improbabili Il Liberty e il Rinascimento cancellati dalle bombe e dalla ricostruzione Livorno era splendida. Una città adagiata sul mare in stile Liberty con chicche rinascimentali e perfino medievali. Una città «ideale» che la Seconda Guerra Mondiale ha devastato e che la «ricostruzione» ha finito di deteriorare. Cosa resta oggi della città sognata dal Buontalenti e creata nell'800? Non molto purtroppo, anche se molti recuperi in questi anni sono stati avviati e talvolta completati. Ma quello della corretta immagine urbanistica non è un problema solo livornese. Negli ultimi anni si è assistito ad un aumento della cementificazione selvaggia, degli ecomostri e di una generale malarchitettura così come la presenza di capannoni commercial-industriali sorti come funghi, antenne, tralicci, elettrodotti. E tutto questo solo per parlare del paesaggio. Poi ci sono le città, assediate dal groviglio di un traffico soffocante, dai maxicartelloni pubblicitari, dal graffitismo, dalle antenne paraboliche selvagge, da un edilizia spesso sciatta e arruffata, dalle periferie squallide e disadorne, dal vandalismo, da anonimi e architettonicamente noiosi centri commerciali... Insomma, l'Italia soffre anche di inquinamento visivo e questo è sotto gli occhi di tutti. L'idea che vogliamo lanciare è così quella di dedicare uno spazio per capire se anche nella nostra città esiste questo fenomeno. E prendendo spunto da una recentissima pubblicazione della quale abbiamo già parlato recentemente, «La vista offesa» a cura di Paolo Rognini (FrancoAngeli editore) abbiamo chiesto ad alcuni degli Autori, specialisti di questo settore, per aiutarci a mettere a fuoco il fenomeno dell'inquinamento visivo a Livorno. Cominciamo a chiederlo a Paolo Rognini, docente di Ecologia Urbana e Sociale presso l'Università di Pisa. Prof. Rognini cos'è l'inquinamento visivo? «L'inquinamento visivo è l'alterazione di qualsiasi ambiente- paesaggio naturale o urbano con l'inserimento di elementi che per la loro estraneità risultano sgradevoli alla vista e tali da generare malessere. L'impatto dell'inquinamento visivo sui cittadini è di natura sensoriale ed estetica ed è tale da incidere negativamente sulla qualità della vita». Quindi significa che l'armonia che compone l'immagine di una piazza, di una strada o di un paesaggio fa bene alla salute... «Certo, l'integrazione degli elementi nello spazio è un importante parametro per il benessere degli individui: tutti, per ricrearci, cerchiamo luoghi la cui vista possa dare il senso di armonia, di vivacità o di singolarità; fuggiamo invece tutti quei luoghi che danno un senso di disordine, di monotonia, di prevedibilità...». Come le periferie per esempio? «Proprio così: le famose "vele" di Scampia a Napoli, così ben descritte nel film Gomorra, ma anche il Corviale a Roma ("Il Mostro") o lo Zen di Palermo... sono tutti esempi di vista offesa che provoca malessere solo a guardarli. Figuriamoci a viverci! Ma a Livorno non possiamo certo paragonarla alla Napoli degradata... «No davvero, però anche nel nostro piccolo, non è difficile rilevare interventi discutibili sotto l'aspetto urbanistico ed architettonico». Ci aiuta a fare qualche esempio in attesa che i lettori ci segnalino quello che li disturba maggiormente? «Sì, insieme ai miei collaboratori e autori della pubblicazione citata, Luciano La Letta architetto e Paolo Fuligni psicologo, abbiamo scattato un po' di foto in città ed abbiamo provato a confrontarle con le stesse inquadrature di vecchie stampe anteguerra». Architetto La Letta, quali fenomeni di inquinamento visivo ha trovato nella città di Livorno, oltre a quello architettonico? «Ho iniziato a lavorare a questo progetto prima di tutto per un senso di naturale amore per questa città e i suoi abitanti. Lo scopo era quello di cogliere gli elementi presenti anche per dimostrare che tutto sommato è abbastanza semplice riparare a certe diffuse forme di abbandono e di noncuranza». «Mi viene in mente il graffitismo diffuso con battute tipicamente livornesi oppure l'inciviltà che sconfina nel vandalismo che un tempo era prerogativa delle metropoli o, infine, l'annoso problema del traffico, male comune di tutte le città italiane, che, se non opportunamente pianificato finisce per sconvolgere una piazza o una strada importante». Ma, come architetto che tipo di inquinamento visivo può trovare nell'edilizia livornese? «Livorno ha una tradizione urbanistica interessante. E' comunemente classificata "città moderna" e di fatto ha un importante passato storico con esempi di architettura che sono il prodotto di stratificazioni storiche che hanno contraddistinto la sua fisionomia. Fino a prima dell'ultima guerra la città presentava un suo aspetto ben preciso che a causa delle distruzioni belliche è andato perduto. Gli interventi edilizi successivi hanno rivelato una scarsa attenzione per queste preesistenze storiche creando una serie di incongruità che persistono tutt'oggi». E allora cosa si fa, si demolisce tutto? «Nella fantasia qualcosa sarebbe davvero da demolire. Nella realtà migliorare la qualità architettonica si può, anche mediante concorsi di progettazione che possano riqualificare ampi spazi urbani tali da rendere meno evidenti le disarmonie architettoniche. Dottor Fuligni, che c'entra lo psicologo con l'inquinamento visivo? «C'entra in primo luogo come studioso della percezione visiva; la percezione non è un evento passivo, meramente neurologico, ma un vero e proprio processo mentale che segue precise leggi e che contribuisce ampiamente alla condizione psichica e fisica del soggetto. C'entra poi come operatore della salute mentale: il caos percettivo, l'esperienza estetica negativa, l'esposizione a luoghi brutti o degradati costituisce oggettiva fonte di malessere». Cioè, si può arrivare addirittura a star male per colpa del degrado del paesaggio? E in che modo? «Sicuramente si può arrivare a star male per questo; il primo esempio che viene in mente è quello, frequentissimo, del disturbo da attacchi di panico che si scatena facilmente nei cosiddetti «luoghi del malessere», cioè nel caos del traffico, nelle strade grigie e uniformi, nei locali sovraffollati e in tutte quelle situazioni i cui ci si sente costretti e oppressi. Seguono i disturbi del tono dell'umore che, ancorché insorgenti per cause diverse, vengono indubbiamente aggravati dal vivere in luoghi brutti, disadorni, squallidi ovvero, come appunto si dice, "deprimenti". Teniamo poi conto del fenomeno - cosiddetto "broken windows" - per cui chi vive in luoghi degradati, danneggiati e malmessi tende a sviluppare comportamenti antisociali distruttivi e potenzialmente violenti; in questo modo il disagio, da individuale, diventa anche sociale». E la nostra città in che misura è esposta a questi fenomeni? «Livorno è particolarmente interessata da comportamenti antisociali come il vandalismo e il graffitismo e questo è sotto gli occhi di tutti; basta un giretto in via Sansoni e in piazza Cavour, solo per fare un esempio. Graffitismo brutto, ottuso, non quello di alto livello estetico ed artistico che si può osservare da qualche altra parte; l'arredo urbano livornese è costantemente sotto il tiro di qualche "vittima della noia" o, forse, dell'esibizionismo. Né si può dire che i livornesi tengano molto al bello; sembrano tenere assai più alla disponibilità di parcheggi e alla libertà di circolare per tutto il centro con i propri veicoli, anche se questo cancella la bellezza di tanti luoghi e ne azzera la vivibilità. Dà l'impressione che veramente cittadini e amministratori non abbiano molto a cuore la conservazione degli angoli più tradizionali e pittoreschi della nostra Livorno. Che strano, con tutti i pittori che ci sono da noi!