La polemica scoppiò esattamente un anno fa, dopo una riunione romana del Comitatone, l'organismo in cui Stato ed enti locali si riuniscono per discutere dei problemi della salvaguardia di Venezia e della sua laguna. In quella sede la Regione chiese di devolvere alla curia patriarcale, in tre anni, il 10 per cento dei fondi destinati al disinquinamento della laguna. Una somma di circa 25 milioni di euro con cui restaurare il seminario, la basilica della Salute e il palazzo della curia a San Marco. La richiesta della Regione, condivisa dal sindaco Paolo Costa nelle finalità ma non nel metodo («la Regione ha forzato la mano»), venne ritenuta illegittima da parte dell'ala sinistra della maggioranza che governa il Comune e anche da parte dei Comuni della gronda lagunare (soprattutto Chioggia) che vedevano allontanarsi verso la curia veneziana i fondi finalizzati alla tutela ambientale di tutto il bacino. Il comportamento della giunta del Veneto venne ritenuto illegittimo in quanto, nell'ambito dell'accordo tra enti per la destinazione dei soldi della Legge speciale per Venezia, la Regione ha competenza solo in materia di disinquinamento. Oggi, dodici mesi dopo, la questione è stata riesumata in città, con la Regione accusata nuovamente di aver sottratto fondi destinati alla bonifica ambientale per "regalare" 25 milioni di euro al cardinale e patriarca Angelo Scola. Sotto tiro, dunque, sono finiti il sindaco Costa, criticato da una parte della sua stessa maggioranza per aver avallato l'operazione, e il presidente del Veneto, Giancarlo Galan, accusati entrambi di aver sostenuto questa "regalia" alla Chiesa veneziana, penalizzando interventi ben più urgenti del restauro della "casa" del patriarca, oltretutto in una fase storica di mancanza di fondi, visto che la Legge finanziaria ha destinato tutte le risorse per Venezia al progetto del Mose. La Regione si difende sostenendo che è legittimo destinare finanziamenti alla salvaguardia di edifici e monumenti anche se non sono di proprietà "laica" e che in passato, con i soldi della Legge speciale, si era provveduto a realizzare opere che con la salvaguardia della laguna non avevano niente a che vedere, come alcuni interventi urbanistici a Mestre. E ieri a Galan è arrivata "perfino" la solidarietà di Vittorio Sgarbi, che con il governatore non è sempre stato tenero. «Galan - dice Sgarbi - in passato non mi è sempre sembrato nel pieno della sua responsabilità politica, ma devo dire che stavolta ha ragione. Non riesco a capire tutto questa polemica sollevata dalla sinistra solo perché si è deciso di finanziare il restauro di edifici di proprietà della curia». Cos'è che non capisce? «Mah... quei soldi in fondo sono per il Veneto e sono destinati al recupero di monumenti e di palazzi di valore storico, artistico e religioso». Però erano destinati al disinquinamento della laguna. C'è chi li considera un regalo di Galan al Patriarca... «Ma quale regalo... Qui bisogna abbandonare l'idea patrimoniale dello Stato. Il seminario, la basilica della Salute e la curia non sono meno importanti di altri beni di proprietà statale. Quando si restaura una chiesa, non si restaura un bene demaniale, ma un bene di tutti. Quindi bene ha fatto Galan». E il fatto che quei soldi servano al disinquinamento della laguna e alla tutela del patrimonio ambientale? «Un falso problema, perché la conservazione e il recupero dei monumenti è ugualmente tutela del patrimonio. Il problema sta tutto in un concetto di fondo». Quale? «Ciò che conta non è chi è proprietario, ma come viene tutelato un bene. È sbagliata anche l'idea per cui si demonizza la vendita ai privati: perché essere contrari se l'acquirente poi restaura, rivalorizza il bene e lo mette a disposizione di tutti? Ciò che è pubblico può anche non essere statale. Conosco beni statali che sono privar ti, nel senso che da 30 anni sono chiusi al pubblico, e beni privati che sono pubblici perché sono fruibili da tutti e tenuti in ottime condizioni. E allora cosa è più importante? Chi è proprietario o come si conserva un edificio o un monumento? Che mi importa se la basilica della Salute è della curia o dello Stato? A me basta che venga restaurata. Conta la tutela, non la proprietà». Questa vicenda della privatizzazione dei beni culturali le sta a cuore... «Mi costò il posto di sottosegretario. Come è sbagliato vendere tutto, così è sbagliato non vendere niente. Se non mi cacciavano avrei legittimato l'alienazione dei beni statali, solo laddove lo Stato non riesce a garantire la tutela delle sue proprietà».