Voluto e approvato dall'ex giunta veltroniana, il mega parking nel cuore della Capitale è ora una patata bollente passata ad Alemanno, che si è sempre dichiarato contrario ma oggi si dice «possibilista». Un progetto faraonico (30 milioni di euro il costo) che divide la città eterna, così come i cinque saggi incaricati di valutarne la fattibilità Si farà o non si farà? La risposta il 9 settembre quando il sindaco riunirà la giunta e scioglierà l'arcano. Forse ROMA Sembra che il futuro del parcheggio multipiano dentro la collina del Pincio si deciderà nel corso della prossima settimana. I lavori sono iniziati nel novembre del 2007, ma finora pochissimo è stato fatto perché - come tutti sapevano l'area è estremamente delicata dal punto di vista archeologico, ambientale e architettonico. Quando la giunta comunale affidò i lavori per la costruzione del parcheggio, la destra romana, allora all'opposizione, si disse contraria. Sulle pagine di Libero (31072007) si descrivevano i lavori come «sette piani di cemento ed acciaio nel sottosuolo di uno degli ultimi siti ancora incontaminati di Roma» che comportavano il rischio «quasi una certezza, di sfregiare l'opera del Valadier». Oggi i toni sono decisamente cambiati. E il quotidiano diretto da Vittorio Feltri ospita con grande rilievo le opinioni a favore del parking e titola: «Alemanno valuta il rischio del danno erariale». Visto che si tratta di una vicenda emblematica del disastro in cui versa la politica del territorio nel nostro paese e nelle nostre belle città, vale la pena di ripercorrerla. Il parco del Pincio voluto dall'amministrazione napoleonica, è stata la prima passeggiata moderna a Roma. Un giardino pubblico realizzato per il piacere del popolo. Progetto a grande scala, connette insieme la piazza del Popolo, il colle del Pincio e disegna una entrata monumentale per chi arrivava nella Capitale da Nord. La sua collocazione paesisticamente eccezionale ne ha fatto da sempre un luogo deputato alla bellezza: sul Pincio è documentata l'esistenza di molte ville della Roma antica. Il posto giusto per costruire un parcheggio! E così, nonostante le proteste di associazioni, di comitati di cittadini e di parte del mondo della cultura, i lavori per costruire il parcheggio interrato vengono appaltati: circa 30 milioni di euro per 700 posti auto. I lavori prevedono anche indagini archeologiche. Ma perché farle dopo l'appalto? Perché sono un male necessario, un contentino per quei noiosi che disturbano il progresso? Le indagini nel frattempo sono andate avanti e si sta scoprendo proprio quello che già i documenti letterari avevano raccontato. Qualche settimana fa il britannico Indipendent titolava: «Una Pompei sotto il Pincio». Così si è tornati a mettere in discussione la realizzazione stessa del parcheggio. Il sindaco Alemanno, contrario al parcheggio quando lo realizzava Veltroni, ha incaricato una commissione di saggi per avere un parere tecnico sulla fattibilità dell'opera. Ma si sa che oggi tecnicamente tutto è realizzabile. Una decisione che dovrebbe essere di politica urbana, si ammanta di motivazioni tecniche e amministrative buone per qualsiasi opzione. E infatti tutti i protagonisti tecnicoistituzionali implicati nella vicenda si sbracciano nel dire che il parcheggio si può fare, anche se il progetto si dovrà modificare, mentre si dice che il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, vuole «creare un raccordo tra archeologia e ingegneria dell'oggi». Ma come spesso accade, l'archeologia rimane l'unico fragile ostacolo alle grandi opere che si ritengono indispensabili per fare Roma «più bella e più grande che pria». Al contrario in un luogo come il Pincio si intrecciano e si stratificano valori paesaggistici, culturali, architettonici e anche archeologici. Oggi, prima di tutto il Pincio è un giardino storico, un parco urbano. E di come si devono tutelare i giardini storici parla la Carta per la salvaguardia dei giardini storici (Icomos-Ifla) che negli altri paesi europei è il riferimento per chi gestisce i parchi e i giardini storici delle grandi città. Lì si raccomanda che «ogni modificazione dell'ambiente fisico che possa essere dannosa per l'equilibrio ecologico deve essere proscritta». Queste riguardano «l'insieme delle infrastrutture sia interne che esterne canalizzazioni, sistemi di irrigazione, strade, parcheggi, sistemi di custodia, di coltivazione». Se questo è il criterio in base al quale si devono trattare i giardini storici, è chiaro che il parcheggio è incompatibile col Pincio. Com'è chiaro che la bellezza del Pincio non sopravviverà al parcheggio. Un parcheggio in centro storico di cui Roma non ha alcun bisogno: a 300 metri in linea d'aria c'è già il grande parcheggio interrato del Galoppatoio che è sempre semivuoto, ma soprattutto come scrive sempre l' Indipendent «quando si realizza un parcheggio per 700 auto in centro storico, significa attirare 700 auto in centro storico», e l'articolo si conclude con un laconico «They are destroying a very beautiful part of Rome». I fautori del parcheggio (assessori della passata giunta Veltroni, intellettuali, menager pubblici, sottosegretari e via dicendo) si schierano contro la «cultura del non fare che può bloccare la modernizzazione». Ma quale modernizzazione hanno in mente? I parcheggi e la mobilità affidata ai mezzi privati è un'idea del secolo scorso. Altro argomento molto ripreso nel dibattito pro parcheggio è quello dei costi che deriverebbero all'amministrazione comunale dall'accantonamento del progetto. Al primo posto le penali da pagare alla ditta esecutrice che variano da 3 milioni - 10 dell'importo dell'appalto - fino ai 10 milioni ventilati dai più estremi sostenitori dell'opera. A questi bisogna aggiungere il mancato guadagno per il Comune di 30 milioni che verrebbero dalla vendita dei posti auto. Nessuno invece fa i conti di quanto si risparmierebbe non facendo il parcheggio. I lavori, come previsti dal progetto, costerebbero 30 milioni. Peccato che in base ai ritrovamenti archeologici, il progetto dovrà essere radicalmente cambiato. Secondo le ipotesi fin qui rese pubbliche, cambierebbe l'area di sedime e si taglierebbero 150 posti auto. Questo vuol dire che si dovranno progettare e approvare delle varianti al progetto e la storia dei lavori pubblici italiani è piena di opere costate il triplo dell'importo preventivato. Non fare il parcheggio significa quindi un risparmio certo. Ma non solo, significa anche risparmiare un insulto alla città di Roma. La passeggiata del Pincio nasce ai primi dell'Ottocento come una scelta di modernità e di progresso. Al contrario, costruire un parcheggio in centro storico all'inizio del XXI secolo è una scelta culturalmente arretrata che consuma risorse non rinnovabili e beni comuni quali il patrimonio storico e ambientale. PubblicitàRiviera Romagnola: hotel, alberghi, residence... Preventivi gratuiti e offerte last minute per le tue vacanze! Prendicasa.it Cerchi casa? Cercala con noi! Meteo Meteo Italia Meteo Mari e Venti Webcam Meteo VIAGGI ricerca voli e vacanze in tutto il mondo Nikos Annunci immobiliari, oltre 200.000 annunci in vendita e affitto Case a Milano Roma Verona altre città. 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il manifesto
5 Settembre 2008
GRANDI OPERE Pincio, il parcheggio della discordia
MA
Marina Fresa
il manifesto
Artista / Persona
Bene culturale
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