Roma,, 5 set (Velino) - "Le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica; le ville, i giardini e i parchi che si distinguono per la loro non comune bellezza; i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale; le bellezze panoramiche considerate come quadri e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze". Sono questi, secondo l'articolo 134 del Codice dei Beni culturali approvato nel 2004, i beni paesaggistici (facenti parte insieme a quelli più specificatamente culturali del patrimonio culturale pubblico) che richiedono una particolare tutela da parte dello Stato e che sono per tale ragione "inalienabili". È dunque probabile che il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi si riferisca anche a questa specifica norma quando, nella sua lettera al Corriere della sera di oggi, definisce il progetto veltroniano di un parcheggio dentro la collina del Pincio "il tentativo di lucrare su un bene comune inalienabile e indisponibile". Arrivando nella circostanza ad accusare l'ex sindaco di Roma, Walter Veltroni, e il suo predecessore Francesco Rutelli di aver voluto "mettere all'asta" la collina che domina piazza del Popolo. Va del resto ricordato che era stato lo stesso Bondi (nelle audizioni svolte il 3 e 4 giugno scorso davanti alle commissioni competenti di Camera e Senato per illustrare le linee programmatiche del suo dicastero) a preannunciare che il suddetto Codice dei Beni culturali sarebbe presto diventato uno strumento concreto di tutela del nostro patrimonio culturale. "È ora di metterlo in pratica - aveva dichiarato in quell'occasione -. Le norme ci sono, servono gli uomini e la capacità di mettere in campo idee e fatti".