Ogni richiesta di intervento da parte dei cittadini non ha mai trovato riscontro da chicchessia. Gli abitanti della zona, i commercianti, i diportisti e tutta la cittadinanza chiedono al Sig.Prefetto, al Sig. Sindaco e ai Sigg. responsabile degli Enti preposti alla salvaguardia della salute pubblica e dell'ambiente a risolvere, bonificando anche in parte, quest'area che è una brutta "cartolina" della città dove il degrado ha oltrepassato ogni limite. Il nome, della nostra città e delle sue Istituzioni, va difeso tenacemente da quei nemici che offendono la sua millenaria storia di cultura e di civilà. In questo caso lo stato di degrado in cui versa il Ribellino, è un nemico da combattere. Le foto mostrano inconfutabilmente il degrado di questo "ricovero " di piccole e medie imbarcazioni ma è anche il "cimitero" di buona parte di esse. Acque stagnanti e scure, sporcizia ovunque, imbarcazioni semi- affondate, ratti che cacciano a vista e persino, un angolo di questo inferno nel recente passato,era stato attrezzato alla meno peggio dove si vendeva furtivamente sesso a pagamento. Per fortuna la "bottega " del mestiere più antico del mondo è stata sfrattata , il resto è tutto uno squallore che si spera quanto prima possa essere eliminato. Negli uffici dell'assessorato ai LL.PP. dovrebbero trovarsi dei progetti relativi alla bonifica del Ribellino,anche perchè non è un problema di questi ultimi anni, cinque o dieci, ma bensì di quasi mezzo secolo. Ed è per questo motivo che la gente chiede che se ne riparli con serietà e concretezza. Potrebbe essere il fiore all'occhiello dell'Amministrazione Visentin nel quinquennio della sua prima nomina a Sindaco della città , patria di grandi uomini. Persistendo il problema la soluzione che suggeriscono i più diretti interessati è questa: il riempimento della piccola rada con pietrisco a coprire la qualunque, previo spostamento di quelle imbarcazioni ancora gallegianti, in attesa di un progetto di riqualificazione. A mali estremi, estremi rimedi. Ma non sempre gli estremi rimedi sono il toccasana di un problema come quello del Ribellino. Il riempimento con il pietrisco è stata una battuta nata dalla disperazione di alcune persone che nel vedere, da sempre, quest'angolo di città ridotto ad un letamaio, farebbero la qualsiasi cosa per modificarne il suo attuale aspetto. Una prima sommaria bonifica potrebbe arrivare dai proprietari di quelle imbarcazioni affondate o semi-affondate che con un po' di buona volontà potrebbero rimuoverle. Il demanio marittimo il Comune e le altre autorità competenti , che fino ad oggi sono state poco presenti, questo è quello che pensa gran parte della gente, avrebbero dovuto impedire a quei proprietari di imbarcazioni ormai fuori uso a lasciarli marcire nel basso fondale, aggravando così la situazione. Nei primi del 9OO questo spicchio di mare del Ribellino era un rinomato cantiere navale con dei grandi Maestri d'ascia che costruivavo velieri, il " gozzo siracusano " imbarcazione di quattro-cinque metri, di bella linea, in legno e di sicuro affidamento per la pesca meno impegnativa. Un nome fra tutti i maestri d'ascia era quello del Dante Piazza, artigiano di professionalità indiscussa ed anche bravissimo scultore e realizzatore di modelli navali in legno. Dall'altra parte dei Calafatari altri grandi Maestri d'ascia dai fratelli Aliffi a Castagnino a Galifffi,tutti di levatura tecnica sopraffina per la costruzione di natanti di media e di grossa stazza. Il problema Ribellino, in viale Montedoro, è molto seguito da gran parte della cittadinanza; ne abbiamo avuto prova ascoltando le lamentele di persone che abitano nella parte alta della città e che non si rendono conto del perchè di questo abbandono come se non appartenesse al patrimonio dei siracusani. Uno di loro ci racconta che da ragazzino suo nonno, socio del Ribellino, lo portava in barca a pescare i mazzuni, i precchi, i pisci cavaleri o i riuli fuori dal porto piccolo di fronte al carcere, ovvero " a Santa Cruce ". Prima di imbarcarci mio nonno si riforniva di una bottiglia d'acqua potabile da una vena che fuoriusciva, miracolosamente, dalla battigia sotto la sabbia. Anche il sottoscritto ha bevuto quell'acqua fresca e cristallina così come tanti altri. Chissà se esiste ancora quella vena o si è esaurita? Solo adesso vengo a conoscenza che il comune di Siracusa, nell'ambito del programma " Sensi contemporanei- Qualità Italia " ha bandito d'intesa con il Ministero della Sviluppo Economico, il Ministero dei Beni Culturali ed ambientali, la Fondazione Biennale di Venezia e le regioni firmatarie dell' A Q P multiregionale del 4 aprile 2006, un concorso di progettazione di riqualificazione urbana del nuovo Water-Front del porto piccolo di Siracusa. A questo bando hanno aderito diversi professionisti: architetti ed ingegneri. Non ci resta che aspettare gli sviluppi di questo primo studio e nutrire la speranza che molto presto il Ribellino esca da questo incubo e ritorni ad essere ammirato e goduto nella sua nuova e "profumata" veste di color blu marino. Concetto Gilè
SICILIA - Porticciolo Ribellino: degrado e abbandono
Il Ribellino, un piccolo porto di Siracusa, è stato oggetto di critiche per il suo stato di degrado. Gli abitanti e i commercianti della zona chiedono al comune di Siracusa di bonificare l'area e di risolvere il problema. Il porto è stato utilizzato per la costruzione di imbarcazioni e per la pesca, ma ora è stato abbandonato e si è trasformato in un "cimitero" di imbarcazioni semi-affondate. La gente chiede che il comune faccia qualcosa per risolvere il problema e che il porto sia riqualificato. Alcuni suggeriscono di riempire la piccola rada con pietrisco per coprire le imbarcazioni affondate.
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