Non ci saranno nuove infrastrutture senza interventi a favore dei beni e delle attività culturali. Il 3 degli stanziamenti per le grandi opere sarà infatti destinato alla salvaguardia del patrimonio storico-artistico italiano. L'importante novità, prevista dalla legge finanziaria per il 2003, è stata ricordata, ieri a Roma, dal ministro dei beni culturali Giuliano Urbani, in occasione della presentazione dell'Annuario della cultura 2004, frutto della collaborazione tra ministero per i beni e le attività culturali (Mibac) e Touring club italiano (Tci). Nonostante le ingenti risorse annualmente assegnate al Mibac (nel 2003 circa 2.116 milioni, incrementati per il 2004 di un ulteriore 3,03), si è determinata una sproporzione tra disponibilità finanziarie e attività da svolgere. Le cifre parlano chiaro. Come rivela un'indagine del centro studi Tci, l'Italia spende per la cultura molto meno degli altri stati europei, pur avendo il patrimonio artistico più ampio del mondo: sono appena 3.312,5 milioni gli euro stanziati dal Mibac, dalle regioni e dagli enti locali, contro i 7.217,2 della Francia e i 6.294 della Germania. A differenza di quanto avviene all'estero, in Italia è ancora lo stato a fare la parte del leone: nel 2002 la percentuale di spesa sostenuta dal ministero è stata pari al 66, contro il 34 di regioni ed enti locali. A questo proposito, il ministro è tornato a parlare della riforma dello stato federale, «con la quale», afferma Urbani, «dobbiamo riconsiderare le competenze. Più rendiamo chiaro il titolo V per la ripartizione delle finanze tra stato e regioni, meglio sarà per tutti». Intanto il governo ha escogitato una serie di meccanismi per ampliare gli introiti del Mibac: dalla destinazione alla tutela dei beni culturali di una parte della quota dell'8 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche devoluta allo stato per interventi straordinari, alla riserva di una quota degli utili del gioco del lotto (per un importo complessivo annuo non superiore ai 154,9 milioni), alle agevolazioni fiscali per incentivare le erogazioni liberali delle imprese, alla costituzione di fondazioni per consentire anche ai privati di gestire il patrimonio artistico-culturale. E ha costituito una società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo, chiamata Arcus spa. «L'Annuario», spiega Urbani, «è uno strumento di divulgazione di notizie e informazioni sui beni e le attività culturali particolarmente utile in questo momento di riorganizzazione dell'amministrazione, oltre che di grande e profonda innovazione del settore. Da pochi giorni, per ricordare solo i provvedimenti più significativi, sono stati varati il nuovo codice dei beni culturali e paesaggistici, la riforma generale del ministero, con il nuovissimo dipartimento per la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione, la legge per la formazione dei restauratori, la legge per la qualità architettonica e la legge per il cinema. Si è realizzato uno strumento», conclude il ministro, «che può svolgere un ruolo strategico nel settore del turismo culturale, che è il comparto dotato delle maggiori potenzialità di sviluppo nel nostro paese».
Spazio a beni artistici
Il ministro dei beni culturali Giuliano Urbani ha sottolineato l'importanza della salvaguardia del patrimonio storico-artistico italiano, con il 3% degli stanziamenti per le grandi opere destinato alla tutela del patrimonio. L'Italia spende meno per la cultura rispetto ad altri stati europei, con 3.312,5 milioni di euro, contro 7.217,2 della Francia e 6.294 della Germania. Il governo ha escogitato meccanismi per ampliare gli introiti del Mibac, come la destinazione dell'8 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e la riserva di una quota degli utili del gioco del lotto.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo