Gentile direttore, fa sempre piace -fa sempre piacere trovare qualcuno che condivide le ragioni della tutela del patrimonio culturale, naturalistico e monumentale, per cui condividiamo del tutto le osservazioni fatte a proposito dell'isola di Giannutri nell'articolo di Marco Gasperetti apparso sul Corriere Fiorentino il 22 agosto.La maggior parte del servizio è dedicato alla famosa villa romana che, giova ricordarlo, appartiene al ministero dell'Ambiente e non al Parco nazionale dell'Arcipelago toscano. Anzi, nelle linee guida per la fruizione dell'isola di Giannutri promosse dal Parco e sottoscritte da Regione, Provincia di Grosseto, Comune del Ciglio e residenti dell'isola, era csplicitata la volontà di disporre l'organizzazione di visite guidate regolari che, però, sono state rimandate sine die dal ministero dell'Ambiente, a causa dell'impossibilità di assicurare personale di custodia per la mancanza di fondi.Il ministero provvederà a una nuova recinzione, come pure ha liberato le procedure per attivare il dissalatore per fornire acqua, ha riparato e ammodernato l'attracco e infine ha provveduto a eliminare parte dei rifiuti, acquistando edifici la cui nuova destinazione sarà di uso pubblico. Tutto ciò in un'isola che è praticamente privata: questa condizione non permette di poter agire con facilità per fare prevalere gli interessi collettivi. Purtroppo, come giustamente messo in luce nell'articolo, il problema dei fondi e dei controlli diventa cruciale: per questo facciamo seguito alle pressioni del giornale per iniziare una nuova campagna di informazione, in modo che chi si occupa della cosa pubblica conceda finalmente ai parchi nazionali più risorse di uomini, mezzi e finanziamenti, cosicché la villa romana di Giannutri possa tornare a essere patrimonio comune. Naturalmente, prendiamo come uno scherzo le affermazioni del ristoratore locale che sostiene che era meglio non imporre alcun divieto e continuare nello sfascio di oltre mille persone al giorno a giro dappertutto su un'isola che ne può sopportare molte meno (il concetto di «capacità di carico» è ostico, ma con un po' di buona volontà si può cominciare a prenderci confidenza).Al contrario di quanto accade in altre isole dell'Arcipelago (Pianosa), siamo partiti da una problematica opposta: come riuscire ad arginare un flusso turistico incontrollato in un luogo piccolo e «privato»? Abbiamo dato alcune regole in via sperimentale e posizionato cartelli di avvertimento per avvisare i visitatori che si stava passando a una fase di controllo per la miglior tutela del patrimonio naturale. A fine stagione il Parco farà un bilancio in base ai dati raccolti dal Corpo Forestale e prenderà eventualmente nuovi provvedimenti, tra cui non si esclude, come si può capire, un'ulteriore restrizione alle visite, come accadeva per Pianosa o Gorgona. Per quello che riguarda gli operatori turistici, abbiamo notizie di persone lasciate sull'isola e di promesse di spiagge (a Giannutri!), fino al punto che molti si recano sull'isola con ombrellone e lottino, incrementando un turismo mordi e fuggì di cui non si sente alcun bisogno e che non porta alcun vantaggio economico. Sicuramente dovremo preparare una campagna informativa più capillare ed inserire questa regolamentazione in una prospettiva educativa del turista che spesso adotta comportamenti «liberatori» eccessivi nei luoghi di vacanza, il cui controllo impegna uomini e risorse pubbliche nella repressione di attività poco civili.