Meno trenta giorni al referendum del 5 ottobre. Per la Gallura roccaforte del centrodestra, spazzare via la legge 8 sulle coste vale quanto un assaggio di campagna elettorale, proprio in vista delle Regionali 2009. Settimo Nizzi, deputato del Pdl, per dieci anni sindaco di Olbia (mandato chiuso nel 2007), scalda i motori. Contro i supervincoli di Soru si oppose da primo cittadino e adesso da parlamentare, nella doppia veste di possibile candidato-governatore. Deputato Nizzi, un mese vi separa dal referendum. La Gallura è pronta alla sfida? «L'intera Sardegna si mobiliterà. In quattro anni di governo, Soru e il centrosinistra hanno solo tutelato gli interessi di pochi, quasi sempre amici, accontentati anche attraverso il Piano paesaggistico. Lacci e laccioli che hanno affossato l'economia, lo sviluppo e decine di imprese». Come si tutelano gli interessi dei sardi? «Con una politica di centrodestra: regole uguali per tutti, senza particolarismi. Oggi, ogni delibera passa nelle mani del governatore, è un'assurdità. Bisogna tornare sul binario del decentramento amministrativo. Gli stessi poteri di pianificazione sono prerogativa degli enti locali, non di un uomo solo al comando che ignora la riforma del titolo V della Costituzione». Ma il presidente Soru guida una coalizione. «No, la verità è un'altra: Soru ha spaccato la coalizione e il suo stesso partito per comandare meglio, in perfetta solitudine». Il centrodestra invece è unito? «Di certo non ci divideremo per le poltrone, tantomeno sul programma. Il nostro candidato avrà maturità ed esperienza politica, e una profonda conoscenza dei territori. Sono valori irrinunciabili in un momento così drammatico per la nostra Isola». Lei figura nella rosa dei possibili candidati al governo della Sardegna. Con quali obiettivi? «Io sono a disposizione del partito insieme a molti altri amici. Dobbiamo restituire ai sardi speranza nelle proprie capacità professionali e fiducia nelle istituzioni. La disoccupazione continua a galoppare, le famiglie sono sempre più povere, come è risultato dall'indagine de Il Sole 24ore. Questa è la Regione di Soru. Noi dobbiamo ridare gambe all'economia e finalmente il lavoro ai sardi, con regole certe, meno burocrazia e meno centralismo». Il federalismo sarà un vantaggio per l'Isola? «Indubbiamente. Il modello che vogliamo non solo dovrà rispettare la nostra specialità statutaria, ma anche riconoscere l'insularità. Il gap andrà compensato con interventi perequativi che saranno parte integrante del federalismo». La vertenza-entrate troverà spazio nella trattativa col governo nazionale? «E' un'altra priorità. Soru e il centrosinistra hanno portato a casa solo un piatto di lenticchie, peraltro riscaldato. Accollare sulla Regione le spese altissime di sanità e trasporti, è stato un errore macroscopico, da dilettanti della politica. Infatti è stata tagliata la Formazione professionale, la continuità delle merci abbandonata, il salvataggio dell'industria resta un'incompiuta, i costi dell'energia sono sempre altissimi. L'unico intervento sul turismo è stato l'applicazione delle tasse sul lusso, peraltro bocciate dalla Consulta. Non credo che nessun'altra Giunta sarda abbia mai collezionato tanti ricorsi, come ha fatto il centrosinistra, perdendoli praticamente tutti». La crisi al Comune di Olbia è archiviata. Com'è riuscito a mettere d'accordo tutti? «La politica è fatta anche di dialettica. Il confronto, per quanto aspro, non mina mai l'unità, se esiste un progetto comune. E noi l'abbiamo, Olbia è una delle città sarde più importanti. L'ormai ex coordinatore provinciale Fedele Sanciu ha gettato un po' troppa benzina sul fuoco delle polemiche, forse per inesperienza. Ora è tutto superato e bisogna andare avanti».