TORINO C'è persino una piramide in resina, con testa di Nefertiti all'interno, che funziona come la classica palla di vetro con la neve. Solo che qui, agitando, si provoca una pioggia dorata, più consona a personaggio e latitudini. Insieme al piccolo sarcofago con mummia incorporata è forse l'oggetto più kitsch che campeggia sul banco del bookshop al museo egizio di Torino, ma c'è poco da ridere. Il piccolo negozio ricavato all'entrata del museo, allestito da uno scenografo teatrale, incassa 400mila euro l'anno e poiché quasi la metà dei clienti sono giovani studenti è ovvio che ci si debba anche adeguare ai loro gusti. La gestione del bookshop è passata lo scorso anno all'editore Allemandi, dopo un'esperienza con Electa: «Ci stiamo specializzando in egittologia e antichità», spiega il responsabile Silvio Destefanis, un allestitore teatrale "prestato" ai libri. Allemandi si occupa di tutta la parte editoriale, i servizi di biglietteria e le visite guidate al museo sono state affidate alla Rear, mentre per l'oggettistica si fa capo ad Artefatto, una società di merchandising museale che lavora già con diversi musei stranieri. «Le riproduzioni dei pezzi del museo sono estremamente rigorose e "storicamente corrette" conferma Pierre Marie Goèl, uno dei due soci di Artefatto e non "passano" senza il via libera della sovrintendente. Gli oggeiti sono realizzati in Piemonte e solo i segnalibri in papiro (in assoluto il bestseller del negozio, ndr) vengono dall'Egitto». La soglia critica dei prezzi, secondo Goél, è inferiore ai 10 euro, ma vengono proposti anche oggetti più ricercati, come la riproduzione fedele del cubito di Kha, l'antenato del nostro metro pieghevole, ritrovato, completo di custodia in cuoio, nella tomba dell'architetto dei faraoni giunta miracolosamente intatta ai giorni nostri e in mostra nelle sale del museo torinese. «All'Egizio vendiamo circa 5Omila pezzi l'anno spiega Goél ma si potrebbe fare molto di più, se anche in Italia si sviluppasse l'abitudine a comprare le "collezioni" dei musei e se gli oggetti legati alle istituzioni culturali fossero in vendita in altri negozi della città». Goèl, che ricorda l'exploit del merchandising alla mostra sui faraoni dello scorso anno a Palazzo Grassi di Venezia (solo Artefatto ha venduto 65mila oggetti), pensa all'esempio dei musei stranieri. Dal mitico British Museum che vende persino le cravatte con il logo, alla Reunion des musées nationaux francesi, la cui "collezione" riempie un catalogo di cento pagine. Forse aveva in mente la grande cupola di cristallo di Norman Foster che sovrasta il British Museum, frutto dell'ultima, ciclopica e costosissima, ristrutturazione del grande museo londinese. Ma anche senza aspirare a interventi così radicali, di una cosa si è convinto appena messo mano alla pratica-Egizio: di certo la ristrutturazione necessaria al più importante museo di arte egizia dopo quello del Cairo non poteva essere compiuta con i modesti finanziamenti statali. Bisognava trovare altre strade. E quella individuata dal ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani si chiama fondazione. Un organismo misto in cui trovano adeguato spazio soci privati chiamato a portare a termine l'ambizioso progetto. Ai privati non sarà riservato il mero ruolo dei finanziatori. La Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino avrà compiti ben più ampi: si (occuperà di valorizzazione e promozione, concentrando nelle proprie mani la completa gestione del museo. È il progetto pilota di cui Urbani parla da tempo. La prima definizione, nero su bianco, di quel "ruolo dei privati" su cui si discute animatamente da più di un anno. Un punto fermo che costituirà le linee guida per le prossime fondazioni, a partire; dal museo delle navi di Pisa e dal Maxxi, il museo d'arte contemporanea di Roma. Com'era facilmente immaginabile la nuova fondazione ha suscitato più di una polemica. Ma andiamo con ordine. L'Egizio ha cominciato a essere una patata bollente quando ancora il ministero di via del Collegio romano era guiidato da Giovanna Melandri. È allora «che si inizia a parlare di trasferimento del museo obiettivamente penalizzato dallo spazio insufficiente della siede storica nel pieno centro della città alla reggia di Venaria. La collezione sarebbe strappata alla sua collocazione storica e spostata a 40 minuti da piazza Castello, è vero, ma Venaria va ristrutturata, ci sono i fondi europei (vincolati a un utilizo adeguato degli edifici) e l'Egizio avrebbe finalmente tutto lo spazio che si merita. La città si spacca e il ministro Melandri mette la parola fine alla querelle solo dopo i risultati di uno studio commissionato ad alcuni economisti che boccia senza esitazioni il trasloco. Si riparte da zero. Ma nel frattempo al ministero è arrivato Urbani, professore alla Bocconi, favorevole a un impegno più diretto dei privati anche nel campo dei beni culturali. Da parte loro Comune, Provincia e Regione Piemonte spingono per trovare soluzioni in grado di garantire la riorganizzazione del museo secondo criteri più moderni. Vengono coinvolte le due principali fondazioni bancarie della città, San Paolo e Crt, e dopo studi di fattibilità e svariate bozze, alla fine di novembre viene approvato definitivamente lo statuto della fondazione che ora attende solo la formalizzazione dell'atto costitutivo. Dovrebbe essere operativa prima dell'estate ed è già a buon punto la stesura del bando di gara per la progettazione dei lavori. L'investimento previsto è cospicuo, si aggira intomo a 50 milioni. Il progetto. Si è alla fine deciso per la valorizzazione del museo all'interno della sede attuale, l'Accademia delle scienze. Gli spazi saranno raddoppiati perché la Galleria Sabauda, ora ospitata nell'edifìcio, si trasferirà nella cosiddetta "manica lunga" di Palazzo Reale. «È un programma molto impegnativo spiega Piero Gastaldo, segretario generale della Compagnia di San Paolo che contribuirà agli interventi con un finanziamento superiore a 25 milioni di euro e si concluderà nel 2011, nel 150 anniversario dell'Unità d'Italia». Entro l'anno sarà pubblicato il bando di gara internazionale per un progetto «di alta qualità culturale e scientifica con livelli di fruibilità adeguata ai diversi tipi di visitatori». Le linee guida delineate in uno studio commissionato dal San Paolo non convincono però Anna Maria Donadoni, attuale sovrintendente del museo, che spera non passi l'idea di smantellare la prima sala («la più bella del palazzo») e trasferire molti pezzi nel piano seminterrato. Non che la sovrintendente tema l'arrivo dei privati: «Con il San Paolo sottolinea abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto e proprio a loro dobbiamo il primo grosso intervento sul museo, tra l'85 e il '90, costato una decina di miliardi di lire». Le polemiche sulla fondazione. I giudizi sono netti. «Molto presto sperimenteremo una situazione di paralisi prevede Salvatore Settìs, direttore della Normale di Pisa e consigliere di Urbani ; cosi com'è stata definita, la fondazione vede un'inaccettabile prevalenza delle competenze amministrative». Il cda sarà composto da nove membri e «solo due di questi vengono designati dal ministero che conferisce in concessione i beni». In effetti, oltre ai due membri indicati dal ministro (uno dei quali è il presidente) nel cda siederanno il soprintendente regionale per i Beni e le attività culturali del Piemonte, un rappresentante a testa di Comune, Provincia e Regione, due della Compagnia di San Paolo e uno di Fondazione Crt. Il ministero conferisce la collezione egizia in concessione d'uso per trent'anni. Un'aberrazione, secondo Settis e Donadoni. Se questo dev'essere un esperimento pilota dicono che senso ha prevedere una durata così lunga? Cinque anni sarebbero più che sufficienti. Entrambi avrebbero comunque preferito una fondazione "parallela" al museo, che non avesse i beni in concessione, ma funzionasse come i trustee stranieri. Secondo il ministero, invece, la divisione adottata dimostra la serietà del progetto, «studiato sin nei minimi dettagli per più di due anni». Il comitato scientifico. È l'altro punto dolente, secondo i critici. La collezione valutata in circa 600 milioni di euro è in buone mani, garantiscono al ministero, perché la tutela è assicurata dalla soprintendenza archeologica del Piemonte e dal comitato scientifico che affiancherà il cda e sarà presieduto da uno «studioso di chiara fama in egittologia» nominato dal ministro. Così si rischia di avere un solo esperto in tutto il museo, sottolinea Settis, perché gli altri sei membri del comitato devono essere genericamente personalità «di riconosciuto prestigio nel campo della cultura e dell'arte». I comitato non ha poteri, concordano Settis e Donadoni, si pronuncia sugli indirizzi e programmi del museo. Tutto il contrario ribatte il ministero Avrà poteri di veto: può segnalare le attività «non coerenti» e il ministro, nei casi più gravi, arriva a disporre la revoca dei beni. La sovrintendente segnala un'anomalia: il comitato è nominato dal cda e quindi si creerà una «straordinaria confusione tra sorvegliante e sorvegliato». Non sarà Mummialand. Lo assicura il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che pure spera di sviluppare la capacità di attrazione del museo. Nel '98 i turisti "culturali" rappresentavano il 18 degli arrivi a Torino, lo scorso anno si è saliti al 28 e nel 2006, anno di Olimpiadi, si conta di arrivare al 35. Molto ottimisti sia Gastaldo che Maura Leddi, segretario generale della Fondazione Crt, secondo la quale il progetto di ristrutturazione dell'Egizio è «determinante per la valorizzazione complessiva della città». Gastaldo ricorda che viene garantita una «forte componente pubblica nella governance e nelle forme di tutela», a cui si accompagnerà una maggiore capacità manageriale. E di questa c'è sicuramente bisogno. Sarà perché assediato costantemente da orde di ragazzini (quasi la metà dei 300mila visitatori annui) ma effettivamente l'Egizio ha un po' l'aria della vecchia scuola. Un'attempata signora sabauda che ha bisogno di una rimessa in forma. La scommessa è aperta. Al ministero il compito di vigilare affinchè le buone premesse si trasformino in un grande rilancio anche per Torino. Sotto la Mole La nascita. È stato fondato nel 1824 da Carlo Felice con l'acquisizione della raccolta del console di Francia in Egitto, il piemontese Bernardino Drovetti, e poi arricchito dagli scavi di Emesto Schiaparelli. Consta di 30mi!a oggetti e documenta la storia dell'Egitto con pezzi unici raccolte organiche di oggetti d'arte e d'uso quotidiano e funerario (tra cui la Mensa Isiaca, la tela dipinta di Gebelein, la tomba intatta di Kha e Merit, l'eccezionale tempio rupestre di Eliesjia, i rilievi di Zoser). L'orario. È aperto tutti giorni, tranne il lunedì, dalle 8,30 alle 19,30. Il biglietto costa 6,20 euro, l'ingresso è gratuito per i minori di 18 anni e gli anziani con più di 65 anni. La sede. Situato nell'Accademia delle Scienze, da anni il museo soffre per la scarsità di spazi. Era stato proposto il trasferimento alla reggia di Venaria ma la neonata fondazione provvederà invece ad ampliare e rinnovare l'allestimento. il British Museum Inaugurato nel 1759 il British Museum ha una collezione di sei milioni di oggetti e ospita oltre cinque milioni di visitatori l'anno. L'ingresso è gratuito (orari di apertura: sabato-mercoledì 10-17,30; giovedì-venerdì 10-20,30). Le opere. Nella sezione egizia è esposta la stele di Rosetta, scoperta nel 1799, che svelò il mistero dei geroglifici. L'edificio. Nel 2000 è stata ristrutturata la Great Court: grazie a una copertura innovativa In vetro e acciaio, che riveste ognuno dei 3.312 pannelli in vetro, si è creata la piazza coperta più grande d'Europa. Il Great Court è aperto fino a tardi la sera. Qui è possibile riposarsi, acquistare un libro o uri souvenir o cenare al ristorante che si affaccia sulla storica Reading Room. Cani guida. Al museo è consentito l'accesso a cani guida e da compagnia. Al banco informazioni sono disponibili ciotole per i cani. Lenti di ingrandimento, Versando un deposito di cinque sterline è possibile noleggiare le lenti. Computer. Nella Reading Room sono disponibili 50: terminali per l'accesso multimediale gratuito.
il Sole 24 Ore
30 Gennaio 2004
✓ Entità verificate
L'Egitto a Torino rinasce con i privati
FE
Fernanda Roggero
il Sole 24 Ore
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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