VENEZIA Sarà anche «enormemente emozionato» e «orgoglioso» di quello che definisce «uno dei miei più bei ponti, se non il più bello». Ma non rinuncia a qualche osservazione, l'architetto e ingegnere Santiago Calatrava. Sulla terrazza dell'Hotel Danieli, prima di incontrare i giornalisti a Ca' Farsetti, chiarisce: «L'appalto era inadatto al tipo di opera. E la stessa ditta che lo ha vinto, al ribasso, doveva avere un po' più di esperienza nella realizzazione di quel genere di lavori». Sulle imprese, però, non vuole dare giudizi di valore: «Sono stato professionalmente coinvolto nel progetto. La sua esecuzione mi sfugge del tutto. Ero un osservatore esterno e certe cose non ho potuto non vederle». Quanto all'ovovia, che tanto è dispiaciuta ai diversamente abili (che avrebbero voluto vederla ultimata assieme al ponte, adesso, mentre se ne parla almeno a fine novembre e poi mancherebbe il collaudo), l'architetto precisa un altro paio di cose: «Avrei preferito la seggiovia, le pietre laterali del ponte sono state intagliate apposta. Ma mi sono attenuto alle esigenze del committente, il Comune. Inizialmente riteneva fosse più comodo risolvere il problema con i vaporetti. Avevo anche proposto di rivedere il progetto a mie spese». Puntualizzazioni. Che non hanno tolto nulla ai sorrisi, alle manifestazioni di riconoscenza per maestranze e sindaco, all'onore per il quarto ponte sul Canal Grande che tra pochi giorni (forse il 12) porterà i pedoni da piazzale Roma alla stazione di Santa Lucia. Per Calatrava un'opera come questa, «artistica e funzionale», «destinata a rimanere nei secoli», è la classica « once in a life chance», ti capita una volta nella vita. A maggior ragione considera un peccato la mancata inaugurazione con il presidente della Repubblica. Massimo Cacciari, però, è irremovibile: «Troveremo un momento per brindare, da soli, con chi ha lavorato ». Anche se l'assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz promette: «Qualcosa si farà: una condivisione con la città, a ovovia terminata». Nove anni per costruire il ponte sono troppi, contestano i detrattori. E poi ci sono i costi, lievitati di cinque milioni di euro (da sei e rotti a più di 11). Cacciari allora sfida «chiunque a sostenere che poteva costare meno. Se me lo viene a raccontare gli do 10 mila euro di tasca mia». Ormai tutti (sindaco, architetto, assessore) riconoscono un problema di sottovalutazione delle spese. Su Casabella, l'amministratore- filosofo ha ammesso: «La soluzione logica sarebbe stata affidare la direzione dei lavori allo studio di Calatrava. Ma per legge siamo stati costretti a scegliere l'offerta al ribasso maggiore». Corte dei Conti e Procura continuano a indagare sul possibile danno erariale. Mentre è stata appena archiviata l'altra indagine, coordinata da Carlo Mastelloni e Giorgio Gava, sulle presunte anomalie di carattere statico.