"Lo spettacolo che ci sta regalando in questi giorni il Ministro Urbani per promuovere il suo Codice sui Beni Culturali a mezzo stampa è davvero poco esaltante ma, cosa più grave, caratterizzato da bugie e demagogia che non fanno certo onore ad un Ministro della Repubblica". L'on. Franca Chiaromonte, responsabile del dipartimento Cultura dei Democratici di Sinistra, interviene sulle dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa dal ministro per i Beni e le Attività Culturali. "Urbani prosegue, imperterrito, nella sua personalissima e imprecisa rilettura dell'attività legislativa in tema di beni culturali di questi ultimi anni. Il Ministro è convinto che il suo Codice rappresenti il primo documento che affronta e risistema la materia del nostro patrimonio dai tempi della legge Bottai del 1939. Bugia, bugia clamorosa. Urbani sa perfettamente che il Testo Unico del '99, firmato dall'allora ministro Melandri, ha ridato ordine al settore e che il regolamento Melandri, al contrario di quanto afferma, stabilì l'inalienabilità assoluta di alcuni settori del patrimonio culturale. Urbani -prosegue Chiaromonte - preferisce fare finta di nulla e continuare a raccontarci frottole come quella sul silenzio-assenso. I 120 giorni di tempo per la cessione dei beni è una mistificazione inaccettabile: per le Soprintendenze, infatti, resta il termine, perentorio, di soli 30 giorni. Il Ministro non ha il dubbio, di fronte alla levata di scudi di tutto il settore della tutela e delle associazioni professionali di settore, di essere lui a sbagliare? Urbani, però, non si ferma alle bugie ma, anzi - conclude la deputata - straparla raggiungendo vette demagogiche inaspettate in particolare quando fa riferimento ad un 'Codice che ci permetterà di realizzare un sogno: avere in Italia cinquanta milioni di tutori': questa affermazione è, al tempo stesso, folle e pericolosa. La responsabilità della tutela dei beni culturali appartiene allo Stato e non ai singoli cittadini: la deriva 'populista' del ministro Urbani, a mio avviso, nasconde invece un'altra verità: vendere per fare cassa e scaricare la responsabilità sui cittadini.. ma tutto questo, ovviamente, il Ministro si guarda bene dal dirlo".