UNO dei blogger di New York che, ormai da anni, segue con maggiore costanza le peripezie dell-Arte rubata", lo ha definito «il Grande Rimpatriatore», e ha annunciato la sua visita come «un calumet della pace», da fumarsi, sintende, insieme con il direttore Michael Brand, che era sulla porta ad attenderlo: Francesco Rutelli, ospite donore alla prima mostra mai dedicata a Bernini nel Nord America (poi andrà a Ottawa), è in visita a Los Angeles e Malibu, a quello che è stato il suo maggior "nemico" per un triennio di feroci trattative; cioè listituzione che era definita negli Usa «il museo dei tombaroli»: il Getty Museum che ha incarnato, più dogni altro, lepoca della Grande Razzia di antichità in Italia. Una visita che suggella una stagione, favoritapure dallodio pergli aerei di Sandro Bondi, successore di Rutelli e attuale Ministro, che quindi viaggia assai poco. Al telefono, la voce di Rutelli sa di soddisfatto: «In fin dei conti, minteressa anche vedere come hanno sostituito, nelle loro vetrine, le circa 50 opere che il Museo ci ha restituito, ha rimandato in Italia. Ne manca soltanto una, anzi una e mezzo: la Venere di Morgantina, che rientrerà lanno prossimo. e il Bronzo dAtleta supposto di Lisippo, il cui futuro è legato a quanto decideranno i giudici di Ascoli Piceno». Rutelli, va bene; ma il Getty ha restituito 50 opere anche se forse ne possiede 300 scavate illegalmente in Italia. «Logicamente, a suo tempo abbiamo trovato un compromesso. Però, in molti casi, anche per noi non era così semplice documentare la provenienza e i passaggi di proprietà. Io ritengo che di più fosse impossibile ottenere; e penso chela conclusione di quella, e di altre vicende, sia stato un grande successo per il nostro Paese». Hanno restituito il Metropolitan, Boston e Princeton, ma non ancora Cleveland: come mai? «Laccordo con Cleveland era stato concluso; ne ho passato i documenti al mio successore; certo, ora bisogna attuarlo». Ma non è per caso che, nel settore specifico ci sia come un rallentamento, una minor forza propulsiva? «Il ministero dei Beni culturali mi sembra un po in crisi, anche perché il governo lo ha privato di parecchi fondi; le vicende della lotta all"arte rubata" le vedo, come dire, un po sopite, un p addormentate. Speriamo però che riprendano vigore; io sono pronto a dare tutta la mia collaborazione istituzionale, nellinteresse del Paese». Allora, più o meno un anno fa, furono trattative assai difficili; con i musei e con alcuni collezionisti. «Per questo mi ha procurato un certo effetto, lo ammetto assai piacevole, essere venuto al Getty, ed essere stato ricevuto con affetto ed amicizia. Sì, furono trattative assai difficili. Ricordo quella di New York con Shelby White, in cui fu anche prezioso laiuto dellambasciatore Carlo Castellaneta: grazie a quellaccordo, la signora ha ora restituito due importanti pezzi alla Grecia, ed Atene ospiterà una nuova edizione della mostra Nòstoi, quella dei capolavori rimpatriati. Direi che la diplomazia italiana, nel settore specifico, ha fatto davvero scuola». Poi, parla della mostra di Bernini, 36 marmi autografi, «resa possibile soltanto dai prestiti italiani, negati finché non cè stato laccordo con il museo»; dice che gli «sembra quasi un angolo della Roma Barocca, tanti busti di Papi e Cardinali sono qui allineati», e che «anche questo è un frutto di quel nostro accordo». Racconta di aver visto Richard Meier, che «si è detto sorpreso per le polemiche attualmente in corso a Roma» sulla sua teca dellAra Pacis; spiega che «il Getty sè ormai dato, come il Metropolitan e alcuni altri musei, regole di ferro sugli acquisti: ha assunto il 1970, la data della convenzione Unesco, come limite perché le opere siano provviste di documentazione inoppugnabile». Ma sono rimaste in sospeso le questioni di molti altri musei, a cominciare da alcuni europei e giapponesi, vero? «Di questo, magari, parleremo unaltra volta. Quella che lei chiama la Grande Razzia è stata sconfitta; ma non tutti i suoi strascichi sono stati risolti, non tutti sono già buoni per essere messi in archivio; anzi, ci sarebbe ancora molto, davvero parecchio da fare». Rutelli, ma questi Nòstoi, questi ritorni, sono stati il suo maggior successo da ministro? «Perché personalizzare? Indubbiamente, uno dei maggiori successi recenti del nostro Paese. Ha fatto scuola in campo mondiale, su una grave questione etica non più rinviabile. Che io ora sia al Getty, ha certamente questo significato: una visita che volevo compiere, che era bene, per il nostro Paese, che venisse compiuta. Ho viaggiato quasi a ruota di Gian Lorenzo Bernini, un gran bellonore, non è vero?».
Rutelli, il Getty e il calumet della pace
Francesco Rutelli, ex ministro dei Beni culturali, è in visita al Getty Museum di Los Angeles, dove ha incontrato il direttore Michael Brand. La visita è stata definita come un "calumet della pace" e Rutelli ha espresso soddisfazione per il fatto che il museo abbia restituito 50 opere d'arte rubate in Italia. Tuttavia, Rutelli ha anche criticato il fatto che il Getty non abbia restituito tutte le opere rubate, e ha chiesto perché il museo di Cleveland non abbia ancora restituito le opere. Rutelli ha anche parlato della mostra di Bernini al Getty, che è stata resa possibile grazie al suo accordo con il museo.
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