«Siamo stanchi di essere merce di scambio. Vogliamo chiarezza in merito alla procedura di messa in mobilità - recepita dal consiglio di amministrazione di Ales del 6 agosto scorso - per i quattrocentotrenta lavoratori, che svolgono, dal 1991 ad oggi, ruoli ordinari nelle sovrintendenze ai Beni Culturali di Napoli e Roma». È la denuncia presentata dai rappresentanti sindacali Rsa ieri mattina presso la sede di via Santa Brigida, contro la cattiva gestione dellAles spa, società costituita nel 1998 per iniziativa del ministero per i Beni e le Attività Culturali, unitamente a Italia Lavoro Spa, per assorbire il personale in mobilità, proveniente da aziende in crisi e collocarlo con le risorse economiche sia del capitale sociale che delle commesse dei Beni Culturali, allinterno di sovrintendenze della Campania, tra le quali Museo Archeologico Nazionale, Reggia di Caserta e del Lazio. Gaetano Migliaccio, Segretario Regionale Ugl, ha sottolineato: «Dal 1991 al 1995 abbiamo percepito i contributi, poi fino al 2000 non più. In sostanza siamo in nero allinterno dello Stato. Allinizio eravamo 320 lavoratori, poi siamo diventati 430. LAles è una società mista, il cui capitale sociale è composto al 70 da Italia Lavoro (che ha riversato proprio personale in Ales con costi altissimi) e al 30 dal ministero dei Beni Culturali; in questi anni hanno sperperato ingenti somme di danaro per inutili consulenze esterne, per la costruzione di ben quattro sedi di notevole grandezza tra Napoli e Lazio, che restano inutilizzate, di cui la più palese è a Roma in via Cristoforo Colombo. Noi costiamo molto meno e ci vogliono far fuori, rendendoci precari forzati?». Alfredo Chegai, Filcams-Cgil, si è unito alla denuncia, dicendo: «Dal 1991 ad oggi abbiamo assunto tante vesti: si sono susseguiti ben quattro amministratori delegati allinterno della società a seconda del governo in carica. Si è avuta pertanto una gestione balorda e ballerina che ha portato ad un aumento di assunzioni, circa 65 in più, ad un numero considerevole di consulenze, alla creazione di nuove sedi, pari a un dispendio di cento milioni di euro allanno; tutto questo è andato a scapito dei lavoratori che percepiscono da dieci anni lo stesso stipendio di circa 900 euro al mese, pur svolgendo ruoli pari a quelle di quadri che registrano guadagni superiori». Infatti, il bilancio dellAles spa ha registrato ottocento mila euro di passivo nel 2007, e ben un milione e seicentomila euro in questo 2008. Giuseppe Pinto, UiltucsUil, ha ribadito: «Il ministro dei Beni Culturali Bondi è già a conoscenza della situazione e delle interrogazioni parlamentari fatte. Ora vogliamo che il ministro invii degli ispettori per fare chiarezza su tale procedura di mobilità». Ha infine concluso Renato Petra, coordinatore nazionale Ugl Beni Culturali: «LAles Spa è unazienda a capitale pubblico, per cui è assurdo aprire una procedura di mobilità del personale, già proveniente da una situazione di precarietà allatto dellassunzione in tale società. Ecco perché miriamo al commissariamento dellazienda».