Sullarte contemporanea si possono avere opinioni e gusti disparati. Cè chi trova indispensabile provare un turbamento, uno scossone, e chi si sente meglio con lequilibrio e la riflessione. Ma non esiste ununica strada, un pensiero unico imposto da mode e correnti che tenderebbe a escludere tutto ciò che si esprime in maniera diversa. Un tempo avvicinarsi allarte significava soprattutto seguire una vocazione, una passione, un istinto. Oggi critico e curatore sono diventati mestieri (qualcuno addirittura vagheggia un "albo professionale") e sempre più spesso la parola utilizzata per elogiarne le capacità è "professionista". Giovani curatori crescono come tecnici allevati nelle scuole e nei corsi proposti da musei e istituzioni. Laspirante passa sotto le forche caudine di lunghe conferenze, tutte regolarmente in inglese, soprannominate "panel discussion" e tenute da "visiting professor", per poi recarsi in gita premio ello studio degli artisti (bisogna chiamarle "studio visit"). SCUOLE PER RICCHI In compenso, non sono obbligati a sostenere un serio esame in Storia dellarte. Se domandi a questi ragazzi lumi sulle proprie preferenze, tutti rispondono alla stessa maniera. Dellarte italiana contemporanea conoscono solo Cattelan, Beecroft, Vezzoli, forse qualche emergente predestinato al successo (effimero) perché lavora con gallerie trendy. Pensano che non vi sia niente prima dellArte Povera e ignorano con sdegno le anticaglie del passato. Aspirano a entrare nelle scuole più prestigiose ed esclusive del mondo - Whitney Museum e Bard College a New York, Royal College e Goldsmith a Londra, Magazin, Grenoble e Sorbona a Parigi, Die Appel ad Amsterdam, Arts Initiatíves a Tokyo che costano decine di migliaia di dollari e quindi sono riservate ai ricchi di famiglia. Chi non se le può permettere, deve accontentarsi dello IUAV a Venezia, del Master allAccademia di Brera a Milano, della Fondazione Ratti a Como, oppure offrirsi come volontario non pagato raccomandato in qualche museo, dove imparare a fare il curatore significa innanzitutto mandare mail, fax, rispondere al telefono, servire il caffè. Ai più bravi è riservato il compito di redigere i comunicati stampa, il cui linguaggio è oggi la massima espressione del talento critico. I giovani curatori professionisti crescono allombra di Bonami, Obrist, Enwezor, che nellarte conoscono tutti, ma scrivono poco o nulla. Le ragazze sognano di diventare donne di potere come Ida Gianelli o Alanna Heiss, inamovibili direttrici arroccate nei loro musei, che gestiscono con piglio da manager. Per contro, ai loro coetanei artisti non interessa parlare del lavoro, discuterne la poetica, stabilire una qualche complicità come un tempo accadeva con il critico, definito infatti "compagno di strada". Ogni giorno ricevo mail, telefonate, plichi in cui mi si richiedono non giudizi, consigli, indicazioni, ma molto chiaramente il viatico, il passepartout per entrare a far parte di un sistema. «Presentami un gallerista», «invitami a una mostra», queste le domande, non altre. Quando sento un illustre scrittore come Vincenzo Cerami (ministro ombra della cultura del Pd) dare del «dilettante» al ministro Bondi, che, ammettendo di non capire alcune opere darte contemporanea, evidenzia la necessità di un approccio emotivo, simpatetico e soprattutto personale, ma anche più rigoroso, non so se rabbrividire o gioirne. Perché lidea del professionista fornito dei codici dingresso a un linguaggio criptico, a uso degli adepti, forma un esercito di conformisti che a priori sanno cosa sia giusto e cosa no. Il dilettante, che unisce istinto a cultura, intuizione a erudizione, sensibilità a raziocinio, si avvicina invece al problema con curiosità e senza pregiudizi. Il grande sir John Pope-Hennessy, straordinario esegeta di Raffaello, si autodefiniva un dilettante appassionato di pittura del 500. Il collezionista Denis Mahon, ritenuto tra i maggiori esperti di arte italiana del Seicento, non ha curriculum accademico. DILETTANTI ERUDITI Prima dellinvenzione del professionismo, il critico era un grande conoscitore. Attento osservatore a 360 gradi, lesatto opposto delliper specializzato di oggi. I più grandi critici del 900 - Aby Warburg, Roberto Longhi, Francesco Arcangeli, Giorgio Soavi - sono stati prima di tutto scrittori in possesso di una erudizione invidiabile (senza farne un feticcio). Le pagine dedicate agli artisti dal poeta Emilio Villa mettono i brividi per intensità e senso. Eugenio Battisti, fondatore del Museo darte sperimentale a Genova, scrisse un saggio memorabile sullAnti-rinascimento. Lo stesso Achille Bonito Oliva, prima di lanciare la Transavanguardia, ha studiato il Manierismo e la poesia visiva. Eppure nessuno di loro appartiene al rango dei "professionisti" dellarte contemporanea invocati da Cerami. Sui loro libri si sono formate generazioni di storici, critici e artisti. Ma per Cerami C. forse è più importante sapere linglese, conoscere le regole, accostarsi freddamente allarte e far sempre finta di aver capito tutto anche quando non si è capito nulla.