«Per amare Verona». Si chiama così il neonato comitato di associazioni culturali e ambientaliste nato per tutelare il patrimonio monumentale di Verona, ma in particolare per opporsi alla vendita di Palazzo Forti, sede della Galleria d'arte moderna, e di Palazzo Pompei, la sede del Museo civico di storia naturale sito in lungadige Porta Vittoria. E per cercare sostegno chiama Vittorio Sgarbi, già contrario a vendere. A presiedere il comitato sarà Augusto Forti, 70 anni, un discendente di Achille Forti, l'ultimo proprietario del palazzo che lo vendette al Comune del 1937, che ha già scritto una lettera al sindaco Flavio Tosi e al direttore regionale per i beni culturali, Ugo Soragni, esprimendo il forte dissenso per la vendita di un bene destinato a rafforzare la tradizioni culturali veronesi. Lo stesso Augusto Forti, professore di geofisica in pensione, che vive fra Venezia e Parigi ma ieri era a Verona per presentare il comitato, nel caso il Comune non accantoni l'idea della vendita (da Palazzo Forti vorrebbe ricavare 65 milioni di euro) si riserva anche di intraprendere qualunque iniziativa, anche legale, per far rispettare il Lascito Forti. Formano il comitato Italia Nostra, Legambiente, Wwf, Fai, Forti per Palazzo Forti (ex Amici di Palazzo Forti), Civicittà e anche l'Associazione donne ebree (Forti era ebreo), oltre a singole personalità come l'architetto Giorgio Forti e Gianbattista Ruffo, presidente onorario della Società Letteraria (di cui è stato presidente) ed ex consigliere comunale. Entrambi sono vicepresidenti. Ci saranno anche pittori e scultori, tutti in prima linea contro l'alienazione del palazzo che sorge nell'omonimo complesso situato fra corso Sant'Anastasia e, appunto, via Forti. Dal 15 settembre il comitato sarà operativo, raccogliendo firme, da presentare al sindaco, il venerdì e il sabato con banchetti in piazza Erbe e piazza Bra e anche nei mercati dello stadio e di Borgo Venezia. Sono già 2.000, però, quelle raccolte. «Questa battaglia contro la vendita di Palazzo Forti e di Palazzo Pompei sta ottenendo adesioni fra cittadini di tutti gli orientamenti politici», spiega Ruffo, «e ciò dimostra che l'orientamento di tanti cittadini, che non vogliono smantellare un palazzo costato 15 miliardi di lire per essere restaurato e in cui c'è una Galleria d'arte moderna. Il testamento Forti dice che la destinazione del palazzo è pubblica, per luogo d'arte, e noi ci battiamo per farla rispettare». Proprio oggi Ruffo incontrerà lo storico d'arte e sindaco di Salemi (Trapani) Vittorio Sgarbi, per sottoporgli la questione: «Ma mi ha già anticipato che è del tutto contrario». A fine mese, inoltre, il comitato ha chiamato a Verona Marie Paule Audile, rappresentante dell'Unesco per il Centro sud Europa, che si esprimerà contro la vendita, come del resto Maria Camilla Facchini e Annamaria Conforti, rappresentanti regionale e veronese del Fai. «Tutte le gallerie d'arte italiane si stanno orientando ad acquisire collezioni, da affidare alle facoltà universitarie di beni culturali», spiega Giorgio Forti, «ebbene, Verona ha la galleria e l'università e cosa fa, si priva della galleria?».