Rivalutando così larea archeologica del Castello a Mare e il molo trapezoidale, recuperando la foce dellOreto collegandola al nuovo porto turistico che dovrebbe sorgere dove ancora sopravvive, occultato e mortificato, il vecchio porticciolo di SantErasmo, un luogo storico dellantico assetto marinaro della città. E cosa si potrebbe obiettare alla riscoperta di un tassello cruciale della Palermo ottocentesca quale la stazione Lolli, che potrebbe ospitare un centro congresso, attività direzionali, spazi espositivi e museali, rendendo ugualmente fruibile in una città affamata di verde un giardino oggi nascosto da mura di cinta ed edilizia speculativa? Cosa allora, in tutti questi progetti e iniziative, alla fine lascia il sentore di un passo mancante, di unandatura a sghimbescio, e di una città ancora claudicante? Si prenda a esempio il caso di due delle aree cosiddette «bersaglio» (dodici in totale) che potrebbero essere sottoposte a variante rispetto al Prg, quella del Castello a Mare e quella della Kalsa, entrambe per secoli legate alle attività portuali secondo modalità che le varianti dovrebbero, adesso, ripristinare e aggiornare. Privilegiare quale riferimento per questi stratificatissimi testi del centro storico il Piano regolatore del porto rischia però di innescare più di un fraintendimento: sia perché su tutta la città murata insiste, secondo una logica unitaria il Ppe, ormai scaduto, e non più aggiornato anche per la mancata ratifica (da quasi un anno) da parte del sindaco dei componenti che avrebbero dovuto revisionarlo; sia perché, così come sono legati al fronte a mare, sia la Kalsa che larea del Castello a Mare innervano ugualmente la loro trama urbana - percorsi, piazze, mercati - verso le parti limitrofe (la Fieravecchia, lArgenteria), e soltanto una pianificazione che tenga conto della loro complessità di sistema può leggerne correttamente il passato e dare indicazioni non strumentali per il loro assetto futuro. Un problema di metodo, appunto, che diventa immediatamente una questione di sostanza. La mancata revisione del Ppe è, in questo senso, il vulnus dellintera operazione del Piano regolatore del porto: come se lamministrazione avesse scelto in modo surrettizio di mutare baricentro di pianificazione urbanistica, attratta dalle potenzialità e dallappeal del fronte a mare e subordinando a questo ogni altra istanza, sperando di potere replicare operazioni analoghe (Barcellona, Genova, per citare due esempi tra i più noti) ma dimenticando per strada lorganicità dei sistemi urbani con tutto quello che questa nozione comporta: il piano dei servizi, quello per la mobilità urbana particolarmente delicato in aree di grande fragilità sotto il profilo della conservazione storica, la messa a fuoco finalmente chiara del rapporto tra le funzioni residenziali, amministrative e commerciali. Una carenza di visione dinsieme che a maggior ragione riguarda le varianti al Prg proposte dai Prusst, gran parte delle quali prevedono parcheggi e strutture alberghiere e commerciali. Saranno pure a costo zero per le svuotate casse comunali, ma lulteriore parcellizzazione della città nel segno dellinteresse privato - abbandonato come un ferrovecchio il Piano regolatore - somiglia tanto alla rinuncia a una regia complessiva in grado di elaborare una strategia di indirizzo.