Colpo grosso della casa editrice Skira che si è aggiudicata le gare per la gestione dei bookshop di tre delle più importanti istituzioni culturali milanesi: la Scala, la Pinacoteca di Brera e il Cenacolo. Con questo tris di acquisizioni, la società di Massimo Vitta Zelman (che di Skira controlla il 52 per cento, mentre il 48 è di RCS libri) consolida la supremazia in città, essendosi assicurata, nel giro di un anno, anche i bookshop del Castello Sforzesco e delle due Triennali (viale Alemagna e Bovisa). I concorrenti sconfitti accusano Skira di avere colonizzato il settore, conquistando un monopolio di fatto a colpi di spregiudicate offerte fuori mercato. Criticano i bandi di gara e i criteri di giudizio adottati dalle commissioni. E annunciano ricorsi. Nellocchio del ciclone è soprattutto la gara per Brera e il Cenacolo, bandita dalla direzione regionale dei Beni culturali. I concorrenti erano tre: oltre a Skira, la coppia Electa-Civita e il gruppo Giunti-"24 ore-Motta cultura". Skira si è aggiudicata il punteggio più alto in virtù di un complicatissimo calcolo, basato in sostanza su due parametri: lofferta economica e lofferta di servizi: biglietteria, organizzazione di mostre, cataloghi, accoglienza del pubblico, rinnovamento degli spazi, marketing. Il Cenacolo è un affare sicuro, sebbene sia difficile immaginarne uno sviluppo: a causa degli ingressi contingentati (dovuti ai problemi di conservazione del dipinto), laffluenza è bloccata a circa mille persone al giorno. Brera, al contrario, è tutta da rilanciare: oggi conta circa 120 mila visitatori paganti lanno, pochi se si considera la qualità delle opere esposte e se si confrontano questi dati con quelli di altri musei italiani. Agli Uffizi, per esempio, i visitatori sono più di un milione e mezzo lanno. Cè molto da investire, insomma, ma anche molto da guadagnare, non fosse altro che dalla percentuale sui biglietti (intorno al 10 per cento) assicurata al gestore privato. Perciò laffare faceva gola alle maggiori società del settore, che ora contestano sia i contenuti del bando sia lesito. Guida la rivolta Patrizia Asproni, nel suo doppio ruolo di direttore beni culturali della casa editrice fiorentina Giunti e di presidente di Confcultura, lassociazione di imprese del settore beni culturali che fa capo a Confindustria. Sostiene Asproni: «Il decreto del ministro Rutelli del gennaio scorso, in base al quale il direttore regionale ha bandito la gara per il Cenacolo e Brera, è concepito e scritto male: confonde, invece di chiarire, i ruoli e le competenze delle soprintendenze e dei privati; e così impedisce ai privati di progettare seri investimenti e autentiche gestioni manageriali. Perciò, come Confcultura abbiamo fatto ricorso al garante dei lavori pubblici, da cui dipende il nostro reparto». Se il garante accetterà il ricorso, il decreto andrà riscritto, e la gara rifatta. Protesta anche Rosanna Cappelli, direttore beni culturali della casa editrice Electa, che con lassociazione Civita gestiva bookshop, biglietteria e servizi vari del Cenacolo e di Brera dal 1999: «Che il decreto Rutelli fosse controverso era noto, tantè che il ministero aveva previsto una moratoria, consentendo alle direzioni regionali di sospendere i concorsi e di prorogare le attuali concessioni. Invece, il direttore lombardo Famiglietti ha voluto bandire la gara comunque, con un risultato molto discutibile. II capitolato era poco chiaro, e i criteri di valutazione della commissione non ci convincono. Sospettiamo errori. Perciò abbiamo richiesto gli atti e stiamo valutando se ci sono gli estremi per un ricorso». Rincara la dose Natalina Costa, direttore di "24 ore-Motta cultura": «Vitta Zelman sta replicando con Skira la stessa politica di "occupazione del territorio" praticata negli anni ottanta quando era alla guida di Electa. Una politica basata su offerte economiche fuori mercato. Un esempio? Per il book shop della Triennale, noi offrimmo 100 mila euro, Art Book 120 mila, Electa 250 mila. Skira ha vinto con 450 mila. Una cifra folle. Aggiungo che Vitta Zelman è consigliere culturale del sindaco Moratti. Mi domando se tra questo ruolo e quello di imprenditore non ci sia conflitto di interessi».
MILANO - Dalla Scala a Brera la libreria è di Skira
La casa editrice Skira ha vinto le gare per la gestione dei bookshop di tre istituzioni culturali milanesi: la Scala, la Pinacoteca di Brera e il Cenacolo. La società, controllata dal 52% da Massimo Vitta Zelman, ha acquisito i bookshop del Castello Sforzesco e delle due Triennali. I concorrenti sconfitti accusano Skira di aver colonizzato il settore con offerte fuori mercato e criticano i bandi di gara e i criteri di giudizio. La gara per Brera e il Cenacolo è stata bandita dalla direzione regionale dei Beni culturali, che ha previsto un calcolo complesso basato su due parametri: offerta economica e offerta di servizi.
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