Ha lanciato Electa, poi venduta a Mondadori, e ha rilanciato Skira, trasformando lo storico marchio svizzero, prossimo a festeggiare gli ottantanni, da sofisticato fenomeno di target alto in colosso delleditoria artistica di massa. Che pubblica libri, produce mostre e offre servizi ai musei. Massimo Vitta Zelman, presidente, amministratore delegato e azionista di maggioranza di Skira e presidente di Rcs libri: le gare per i servizi dei musei milanesi le state vincendo tutte voi. Siete i più bravi, i più fortunati o che altro? «Forse i più coraggiosi. Aggiungo che abbiamo vinto gare pubbliche, e bandite da soggetti diversi: fondazioni come la Triennale e la Scala, il ministero dei Beni culturali nel caso di Brera e del Cenacolo, il Comune nel caso del Castello Sforzesco». I vostri avversari dicono che fate offerte fuori mercato. «Offerte alte, è vero. Ma le assicuro che non abbiamo alcuna intenzione di rimetterci. Sono investimenti strategici che guardano al futuro. Non fuori mercato, ma dentro un mercato che speriamo in espansione». Investimenti politici, si dice. In vista del grande affare dellExpo. «Se parliamo di politica culturale, è vero, Ma non vedo il problema. LExpo accenderà la luci sulla città. Milano avrà loccasione per presentarsi al mondo non solo come capitale economica e finanziaria ma anche come capitale del turismo culturale e artistico. È una carta importante. E noi vogliamo essere pronti a giocarla». Il sindaco Moratti lha nominata consulente per la cultura del Comune. Non vede un conflitto di interessi con le sue attività imprenditoriali? «Per adesso no. Mi è stato chiesto di fornire idee sulla promozione dellimmagine della città, ed è quello che ho fatto, peraltro nellunica riunione alla quale finora sono stato convocato. Se dalle idee si dovesse passare a una fase operativa che potesse autorizzare sospetti di conflitto, mi dimetterei subito»