«Datele a me, a San Donnino, so io dove metterle». Don Momigli, il prete che da anni sta sulla frontiera della piana di Chinatown, chiama da Lourdes e potrebbe essere davvero una grazia per gli amministratori fiorentini la sua offerta di sistemare nel cortile del museo di arte Sacra, vicino alla parrocchia, i due giganti della dinastia Song, le sculture del guerriero e del funzionario, donate a Firenze da Ningbo, città cinese di sette milioni di abitanti, capitale di un grande distretto industriale. Certo la collocazione è decisamente periferica: avrebbe il sapore di un rattoppo e non limiterebbe la figuraccia che dal giornale al web, dalla tv alle radio, sta rimbalzando già oltre frontiera. Nei giorni scorsi ne ha parlato persino il Guardian di Londra di questa storia che cola imbarazzo e rischia di trasformarsi in guaio diplomatico: il regalo che non sappiamo dove mettere. «Sono fiducioso, una soluzione la troveremo e in tempi rapidi: io resto dellidea che le copie di quelle sculture vadano sistemate nel parco di San Donato - dice lassessore al turismo Silvano Gori - Sono un omaggio eccezionale che va valorizzato». Non tutti però la pensano a quel modo, rumors accreditano per esempio, una netta opposizione dellassessore Biagi alla collocazione delle statue cinesi a San Donato (area ex Fiat), altri sostengono che lì ci devono andare le opere regalate da Folon. Laltro giorno gli assessori Gori e Gozzini (cultura) hanno convocato una riunione e alla fine sono emerse cinque possibili soluzioni. Di queste la più accreditata è quella che vede il colossale dono cinese (3,5 metri di altezza, 4 tonnelle di peso) destinato al Parterre. Altre ipotesi: villa Voegel, Parco del Mezzetta, Ponte a Rovezzano. Ma su tutte dovrà esserci il via libera della soprintendenza. Bocciata invece le destinazioni di piazza Gaddi e della rotonda di piazza Ravenna: «Ostacolano il traffico» si è messo di traverso il presidente del quartiere 3 Andrea Ceccarelli. Si fa avanti invece lassociazione di commercianti e residenti Borgognissanti che largheggia in complimenti, sente forte il «debito di riconoscenza e ospitalità» verso i cinesi e invita gli amministratori a sistemare «capolavori così importanti» in unarea fra piazza Goldoni e via Montebello. Il tempo stringe, fra venti giorni i funzionari della città di Ningbo vengono qui per firmare un patto di amicizia e collaborazione e vedere come la città darte ha valorizzato il prezioso dono. «Loro, la copia del David che gli abbiamo mandato lhanno sistemata in una zona importante, ribattezzata piazza Michelangelo - spiega ancora Silvano Gori - si aspettano che noi facciamo qualcosa di simile». E Mario Razzanelli, presidente dellassociazione Italia-Cina, luomo che per primo ha tessuto i fili della collaborazione con Ningbo aggiunge: «Quelle statue sono copie di opere prerinascimentali, gli originali risalgono al XII secolo e fanno riferimento alla Cina che ha visto Marco Polo. Sono certo che Firenze troverà rapidamente una collocazione idonea a questo regalo, ci mancherebbe...». Il regalo intanto giace disteso da oltre un anno a questa parte nel magazzino di una ditta di spedizioni di Prato, chiuso nelle stesse casse in cui ha viaggiato dalla Cina allItalia. Si sono persi mesi importanti e adesso è una corsa contro il tempo per rimediare. «Questa storia ci insegna che le nostre amministrazioni non sanno lavorare per progetti» taglia corto lassessore Gozzini. Che poi aggiunge mentre la città si divide fra chi le vuole e chi rimanderebbe al mittente: «Non mi interessa se queste statue hanno un valore estetico, di certo hanno un valore diplomatico, politico e storico e questo dovrebbe essere una spinta sufficiente». Dietro a tutta questa attenzione nei confronti Ningbo cè però anche altro, non solo lamicizia e lo spiega lo stesso assessore Gori: «Questa non è una città qualsiasi, è un grosso centro industriale, lì ci sono andati anche molti imprenditori italiani a produrre, cè per esempio Targetti, cè uno stabilimento di Linea Più (azienda tessile pratese, ndr), cè la Marzotto...». La delegazione cinese in arrivo a Firenze si incontrerà anche con esponenti di gruppi editoriali. Insomma gli interessi in gioco sono diversi, compreso ovviamente il turismo.
FIRENZE - Le statue cinesi al Parterre o al museo di arte sacra
A San Donnino, in una zona periferica, sono state trovate due sculture del guerriero e del funzionario della dinastia Song, donate a Firenze da Ningbo, città cinese di sette milioni di abitanti. Il prete Don Momigli ha proposto di sistemare le sculture nel cortile del museo di arte Sacra, vicino alla parrocchia. Tuttavia, la collocazione è stata oggetto di dibattito tra gli amministratori, con alcuni che sostengono che le sculture dovrebbero andare nel parco di San Donato, mentre altri sostengono che dovrebbero andare in un'altra area. La soprintendenza dovrà dare il via libera per la collocazione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo