Siamo oltre la rissa in nome del «no all'autostrada in Maremma», durante la quale i meglio agit-prop progressisti hanno messo le ragioni della seconda casa (a Capalbio) innanzi a quelle del Progresso. E forse anche oltre la ressa sulla costruzione di un nuovo insediamento nel borgo di Monticchiello, quella in cui l'illustre letterato professor Alberto Asor Rosa sarebbe stato pronto a comportarsi con le ruspe come un José Bove qualsiasi di fronte a un McDonald's. La partita che si sta giocando sul parcheggio del Pincio è diventata un affare tale da mettere ansia sia al capo del governo che al leader dell'opposizione. Silvio Berlusconi, che ha lasciato la pratica nelle mani del fidato Sandro Bondi, assiste alla rissa in corso tra i suoi fedelissimi (il sottosegretario Francesco Giro è favorevole alla costruzione del parking, il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto è fieramente contrario), che se le stanno mediaticamente dando di santa ragione. Walter Veltroni, invece, molto presto (forse già domani) renderà pubbliche le ragioni che lo spingono a sostenere con forza il progetto, cui diede il disco verde quand'era sindaco di Roma. Progresso contro conservazione, centinaia di posti auto contro metri quadri firmati Valadier, maggioranza e opposizione trasversalmente divise come sui temi eticamente sensibili. «Domani (oggi, ridi) io e Alemanno ci vedremo. E prenderemo, come spero, una decisione di comune accordo», ha chiarito Bondi mentre Alemanno, dal canto suo, era impegnato nella riunione (decisiva?) con i suoi "saggi" che si è chiusa troppo tardi (anche a causa di un principio d'incendio) per darne conto qui. Fosse stato per lui, fanno sapere dal Campidoglio, il neo-sindaco di Roma non avrebbe mai dato il via libera a cotanto parcheggio; ma visto che il progetto è già partito la giunta capitolina, se non trova un motivo valido (i reperti archeologici?), non può opporre un altolà così, senza pudor. Finirà con il parcheggio realizzato - come suggeriscono alcuni - cinque metri più in là in modo da renderlo archeologicamente più sostenibile? Oppure - ed è la soluzione che sta in cima ai desiderata alemanniani -si sposteranno progetti e polemiche nel vicino Galoppatoio? Paradossalmente, la fine della telenove-la è socio-politicamente meno interessante del suo inizia Anche perché forse il cantiere del parking che libererà (dicono i favorevoli) il centro di Roma dalle auto se ne sarebbe rimasto lì tranquillo se non fosse stato per Marina Ripa di Meana, impegnata nel difficile compito di lasciare qualche traccia di sé anche durante i suoi secondi quarant'anni. Bastano una lite furibonda nel salotto dei Suspisio (siamo a luglio inoltrato) e una ripresa di Dagospia, ed ecco che la costruzione di un parcheggio per 726 automobili si trasforma uno show. Il Pincio horror parking show, in cui oggi recitano i leader di governo e opposizione, è iniziato attorno a un tavolo bipartisan. All'appello conviviale di Guia e Ricky Suspisio, in quella sera di luglio, avevano risposto presente Fausto e Lella Bertinotti, Fabrizio Cicchitto e signora, il costruttore Cerasi e consorte, Sandra Verusio e Marina Ripa di Meana. Cerasi è il costruttore che sta realizzando il progetto del parking sul Pincio. Marina la rossa lo sa. E attacca. «Perché insistere a distruggere il Pincio? Anche se non si fa il parcheggio sarete rimborsati del 30 per cento», attacca la Rossa all'indirizzo costruttore. E Cerasi, di rimando: «Lei si occupi della sua sfera frivola». Quindi Marina, di sciabola: «State commettendo un crimine contro l'umanità». Segue Sandra Verusio, che folgorata sulla via del Pincio si iscrive al partito pro-parking e chiede alla padrona di casa di allontanare la Ripa di Meana: «Cacciala, è ubriaca». A più di un mese dalla cena in cui lo show è cominciato, anche i commensali all'epoca silenti hanno preso posizione. Fabrizio Cicchitto e Fausto Bertinotti, gemelli diversissimi della vecchia scuola socialista di Riccardo Lombardi, combattono contro il parcheggio (lo hanno ribadito ieri scrivendo al Foglio) al fianco di Italia nostra. Forti di cotanto consenso bipartisan, Carlo e Marina Ripa di Meana (quest'ultima sta a Italia nostra come Carla Bruni all'Eliseo) si sono spinti, come suggeriva la vecchia récla-me, agli antipodi del solito. Ieri la coppia di pa-sionari dell'ambientalismo tricolore ha invocato l'intervento di Benedetto XVI: «Santo Padre, vescovo di Roma, ti imploriamo di proteggere il Pincio in pericolo». Quindi, nel corso di una conferenza stampa convocata all'uopo, si è armata di bomboletta spray e ha esplicitato sulla recinzione degli scavi del parcheggio l'accorato appello di cui sopra: «Santo Padre salva il Pincio». E ancora, nel caso in cui alla Santa Sede fossero duri di comprendonio: «II Papa si ricordi del Pincio nelle sue preghiere». La famiglia Ripa di Meana combatte unita come un sol uomo. I Bertinotti non sono da meno. «Stavolta sono anch'io d'accordo con mio marito, sa?», risponde la signora Lella alla domanda del Riformista. E aggiunge: «Che senso ha costruire l'ennesimo parcheggio in quella zona di Roma se anche quelli limitrofi non sono mai pieni? È questa la tesi della sezione romana di Italia nostra e io mi sento di condividerla in pieno. E poi, sa che le dico? A me questi parcheggi sotterranei non piacciono. Non ci vado mai perché mi mettono un po' paura. Preferisco parcheggiare all'aria aperta, è più sicuro». Il fronte no-parking dovrà a fare a meno di Veltroni e del sostegno della salottiera Verusio. Ma se ne farà una ragione. Anche perché potrà contare sul sostegno di Asor Rosa. Proprio lui, quello di Monticchiello, che in tempi non sospetti aveva già apposto la sua firma in calce a un appello anti-parcheggio. Cosa ha a che fare questo show con la salvaguardia dell'opera di Valadier, la viabilità di Roma capitale, l'impatto ambientale, il progresso necessario e mettiamoci pure lo sviluppo sostenibile? A occhio nudo c'entra come lo slow food con il tema della fame nel mondo. A occhio nudo, però.