Al delegato del ministro Bondi il prefetto Profili ha consegnato l'elenco delle «cose fatte» per gli Scavi nei primi quarantasei giorni di commissariamento. Un solo rammarico: la mancata apertura delle diciannove Domus «proibite» al pubblico per mancanza di personale. Il dossier degli interventi già realizzati nei primi 46 giorni di commissariamento e delle iniziative che saranno messe in campo per rimediare alla mancata riapertura delle Domus è dunque passato all'approvazione del capo di gabinetto del ministero dei Beni culturali, Salvatore Nastasi, che ha rinnovato la totale fiducia al commissario dell'area archeologica di Pompei, invitandolo a «procedere seguendo le direttive ministeriale già stabilite». Il ministero dei Beni culturali sta mettendo a punto «una serie di iniziative, di dettagli e di accorgimenti» perché i disagi riscontrati ieri nell'area archeologica di Pompei per l'improvviso sciopero di una parte di lavoratori «non devono più ripetersi», ha detto il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi a margine di un incontro alla Festa nazionale del Pd a Firenze. Il ministro ha quindi definito «intollerabile la situazione che si era creata a Pompei, tanto da richiedere la nomina di un commissario». «Si era arrivati al punto - ha detto Bondi - che le guide turistiche minacciavano i turisti: non potevamo più assistere inermi». Da qui quella che per il ministro «è stato quasi un atto di coraggio»: la nomina del commissario. Il prefetto-commissario Renato Profili e il soprintendente Pietro Giovanni Guzzo hanno intanto convocato per domani alle 15 i segretari nazionali di Cgil, Libero Rossi, Cisl, Claudio Calcara, Uil, Giafranco Cerasoli, e Confsa-Unsa Beni Culturali, Giuseppe Urbino nell'ufficio pompeiano di Porta Marina Superiore: Obiettivo: raggiungere un'intesa per rimediare al flop davanti a duemila turisti prima costretti ad attendere per due ore l'apertura dei cancelli, poi delusi dall'impossibilità di visitare le Domus. Oggi Guzzo e Profili si incontreranno per definire una linea d'azione unica da sottoporre ai sindacati. «È mia intenzione - precisa il prefetto - restituire alla fruibilità dei visitatori queste case di notevole pregio, restaurate e che, soltanto per carenza di personale, non vengono aperte. Riguarderemo l'accordo già siglato, tra alcuni sindacati e il soprintendente e, laddove ci sarà bisogno, apporteremo ulteriori accorgimenti». Per adesso, e non si sa ancora per quanto tempo, i visitatori dovranno attendere per ammirare le suggestive Villa di Diomede, delle Domus del Chirurgo e di Apollo, della casa di Meleagro, della zona regio ottava Domus 2 e 16, della casa del giardino di Èrcole (o del Profumiere), di quelle del Larario di Achille e del Menandro, delle Tenne Suburbane, della Domus del Principe di Napoli e di quella dell'Ara Massima, la casa di Obellio Firmo, di Trebio Valente, di Ifigenia, del Moralista, dei quadretti teatrali, di Marco Lucrezio Frontone e dei Gladiatori.