DIPENDENTI DESTINATI dalla Sovrintendenza alle Domus da riaprire entro gli scavi di Pompei? «Professionalmente inadeguati». Il professor Guzzo, ritenuto in giro per il mondo un archeologo di tutto rispetto? «Non sì è rivelato un efficace punto di riferimento...». Questi giudizi letti ieri su II Mattino non venivano dalla bocca di scienziati o di manager ministeriali esperti in organizzazione museale, bensì di sindacalisti. Come, insomma, se Guglielmo Epifani avesse a che dire oggi a proposito di Roberto Colaninno nuovo patron dell'Alitaliada risanare o contestasse lo steward inviato a bordo di un aereo. Ma si vogliono veramente far passare ancora arroganze del genere? Il mese di settembre, che si doveva aprire a Pompei con la possibilità di accedere alle Domus chiuse da anni, s'è aperto invece con una sorpresa: due ore di ritardo per un'assemblea barricadera indetta dalla Cisl. Non si vogliono i vigilantes all'interno degli scavi, non si vuoi questo e non si vuoi quello: ecco i motivi. Si è mosso un «gruppo di potere» che chiude per mettere in difficoltà la Sovrintendenza, sostengono Uil, Cgil e altri sindacati. Il danno va ad aggiungersi all'infinita serie di colpi ricevuti irresponsabilmente da un bene dello Stato che attira ogni anno milioni di visitatori e, solo di questi tempi, da quindici a ventimila persone al giorno. Vista la. situazione cancrenosa in cui il sito archeologico si dibatte da tempi immemorabili, il ministro Bondiha recentemente nominato commissario straordinario di Pompei l'ex prefetto di Napoli Profili, andato ad rifiancare, a supportare o che altro, il sovrintendente Guzzo. Finalmente ci siamo, si disse all'annunzio. Niente affatto: migliorata per alcuni versi, la situazione è rimasta in certe altre cose quella di prima. Camarille, disordine, quando non scippi e risse, fuori dal)'area archeologica; agitazioni, assemblee e zone chiuse, dentro. Può darsi che gli agitatori abbiano ragione su alcuni problemi specifici, ma sta di fatto che c'è un limite anche al potere sindacale. Già intollerabile se si presenta sotto forma dì potere di veto, è completamente fuori dalle cose accettabili se deborda nell'arroganza. Per cui ci sarà consentito di porre alcune domande. Prima: è possibile nella prassi sindacale distinguere à ricatto dalla tattica e, se è possibile, come fare a perseguire il ricatto? Seconda: perché non si deve parlare mai di mafia e di mafiosi ove il metodo di conduzione di una vertenza somigli più - pur senza pistole né tritolo - alle imposizioni di boss che non al corretto uso del diritto sindacale? Spesso siamo di fronte a gente che non crede al sindacato in quanto tale, owerosia difensore di sacrosanti principi, e che per tale funzione agisce, bensì a piccoli dirigenti viziati da anni di lassismo, illusi di poter fare quello che vogliono. La colpa è nostra: gli abbiamo fatto credere che la parola sindacato è un tabù. Smettiamola e la dovranno smettere anche loro.
POMPEI - ricatti inaccettabili dei sindacati
Il ministro Bondiha ha nominato il professor Guzzo commissario straordinario di Pompei, ma la situazione nel sito archeologico non è cambiata. Ci sono ancora problemi di disordine, scippi e agitazioni, sia all'interno che all'esterno dell'area archeologica. I sindacati sostengono che ci sono problemi specifici che devono essere affrontati, ma il potere sindacale sta diventando troppo forte e arrogante. I sindacati chiedono di distinguere il ricatto dalla tattica e di parlare meno di mafia, poiché spesso si tratta di piccoli dirigenti viziati da anni di lassismo. La colpa è dei sindacati stessi, che hanno fatto credere che la parola sindacato è un tabù.
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