LAra Pacis come il Vittoriano. La pensa così il neo sovrintendente ai Beni culturali del Comune, Umberto Broccoli, che per gettare acqua sul fuoco delle polemiche intorno alla Teca di Richard Meyer, liquida la questione una volta per tutte: «Bella o brutta, ormai la nuova sistemazione dellAra Pacis cè, le obiezioni andavano fatte quando è stata costruita, non dopo. Come il Vittoriano può piacere o no, ma adesso fa parte della città». Secondo Broccoli, archeologo e autore radiotelevisivo, ledificio in acciaio, vetro e travertino progettato dallarchitetto statunitense «non è un problema prioritario nellambito dei Beni culturali di Roma e andrà riconsiderato quando ci sarà un nuovo piano per lintera area». Nulla di imminente, insomma. Anche perché, come ammette il neo sovrintendente: «Per quanto riguarda i tempi, non cè ancora nessuna idea. Bisogna sedersi a tavolino e studiare, capire. Nel nostro settore i tempi sono sempre grandi». Affermazioni in linea con il "secondo" Alemanno dunque: non quello che paventò la rimozione della Teca o un eventuale referendum procontro tra i cittadini «alla prima occasione buona», ma quello che più riflessivamente, lo scorso 2 maggio a Otto e mezzo, ammise che lAra Pacis «non è una priorità». Pur continuando a ribadire, lultima volta ad agosto dal palco di "Cortina InConTra", il suo «basta con gli "archistar" e con le procedure di affidamento diretto dei progetti, come fece Rutelli con Meyer». Meglio lasciar perdere la polemica e concentrarsi sul come utilizzare la struttura. Che, secondo Broccoli, «è comunque moderna ed efficiente» e in un futuro molto prossimo «ospiterà delle mostre di grande impatto per la città». La prima, imminente, «è in programma alla fine di settembre», ma sui contenuti le bocche sono ancora cucite. Lunica anticipazione che il sovrintendente si lascia sfuggire è che «si tratta di una buona iniziativa per Roma». Il resto, almeno per ora, lo lascia allimmaginazione.