Roberto Morassut, adesso deputato del Pd, è stato assessore allUrbanistica nelle due passate giunte Veltroni. Onorevole, perché la giunta Veltroni ha voluto il parcheggio interrato del Pincio? «Perché questo parcheggio avrebbe permesso la riqualificazione del rione Campo Marzio, in altre parole la zona del Tridente, la city di Roma, dove si concentra il 70 del prodotto interno lordo di tutto il Lazio». In cosa consisteva il progetto di riqualificazione? «Si articolava in tre fasi. La realizzazione del parcheggio avrebbe liberato le strade del Tridente da 700 auto e dunque reso possibile la completa pedonalizzazione della zona, già avviata con gli interventi di restyling di piazza di Spagna, via Condotti, via e piazza di Fontanella Borghese, via Tomacelli, parte di via del Corso, via del Babuino e via Ripetta, interventi che, entro il 2010, avrebbero riguardato anche le strade laterali. Terza tappa: la riqualificazione di piazza Augusto Imperatore, i cui lavori sono già partiti con la fase degli scavi archeologici. Tutto per un volume di investimenti di 10 milioni di euro, inseriti nel bilancio comunale». Vuol dire che senza il parcheggio del Pincio non si pedonalizza il Tridente? «Esatto, perché le 700 macchine bisognerà pur metterle da qualche parte». Di chi fu lidea del parcheggio dentro al Pincio? «Fu il risultato di un suggerimento geniale dellallora soprintendente archeologico Adriano La Regina. Al sindaco Veltroni, che intendeva avviare un grande programma di parcheggi in centro, consigliò di scavare nella pancia dei colli in orizzontale, non in verticale, per evitare gli strati archeologici. Il Pincio fu ritenuto la localizzazione migliore. Escludemmo un ampliamento del parking del Galoppatoio, come proponeva Italia Nostra, per due ragioni: quel parcheggio avrebbe servito i residenti del Flaminio e non del centro storico, e poi era già allinterno di una procedura di project financing che prevedeva lampliamento per i pullman». Ma ora si rimette tutto in discussione. «E la furia iconoclastica della giunta Alemanno, che vuole distruggere tutti i progetti dellamministrazione Veltroni. Ma la nostra amministrazione aveva una visione complessiva della città, quella attuale procede a tentoni. In realtà, non ci sono ragioni sostanziali per azzerare lopera. Noi avevamo messo in conto anche le modifiche del progetto in caso di emergenze archeologiche. Modifiche che non comprometterebbero affatto laffaccio di piazza Napoleone III».