La schizofrenica emanazione di leggi e circolari da parte dei governi regionali di centrodestra in materia di territorio, ambiente, energia, lascia una volta di più senza fiato. La circolare di Antinoro, già definita "salva eolico" ha un potenziale devastante. Ci siamo presi briga di andare a rileggere la precedente disposizione in materia dellex assessore Pagano, le sentenze di Tar e Consiglio di Stato, i pronunciamenti della Corte costituzionale, larticolo 9 della Costituzione e, per completare il quadro, il discusso Codice Urbani. Abbiamo messo a confronto. Elaborato alcune riflessioni. Intanto la circolare Pagano, nella sua pericolosa ambiguità interpretativa, aveva una dignità argomentativa data da un impianto, con un po di benevolenza quasi hegeliano, di tesi-antitesi-sintesi. Pur peccando in malafede di irrisolutezza faceva suoi, quanto meno in sottinteso, i concetti di paesaggio come bene da gestire in accordo con le popolazioni interessate e trasformabile dalle attività umane, artistiche o produttive, in adeguata prudenza e con limiti invalicabili. Storicizzando di fatto il concetto di paesaggio. I riferimenti relativi alle sentenze di Tar e vari erano sufficientemente congrui e non scandalosi. Che poi questa impostazione sia stata pensata ad altri scopi, mediante un abile esposizione che lasciava astutamente spazio a interpretazioni di comodo, è altra storia. Di fatto la sua emanazione non ha impedito alle varie soprintendenze di mettere legittimo becco nelle progettazioni, non solo eoliche, che potevano avere un impatto ambientale-paesaggistico negativo. Con successi e insuccessi - o se preferite ragioni e torti - in una notevole serie di ricorsi al tribunale amministrativo. Che fa invece la nuova circolare Antinoro, annullando esplicitamente la precedente? In due paginette scarse e arroganti, con alcune citazioni di giurisprudenza scandalosamente interpretate pro domo sua e un riferimento perentorio al Codice Urbani, mette un frego definitivo sulla migliore pur discutibile antenata. Il suo vero intento ed effetto dirompente è di deregulation globale, a 360 gradi. Badate bene, non solo verso le concessioni per la costruzione indiscriminata di impianti eolici, ma verso la definitiva cementificazione di coste e territori di pregio, linstallazione deregolamentata di inceneritori, lattraversamento degli ultimi splendidi boschi (leggasi Ficuzza) da inutilissime faraoniche strade. Illuminante a questo proposito un passo del documento di Antinoro, spacciato per corretta interpretazione di un pronunciamento della Corte: «La tutela deve essere intesa in senso dinamico, nel senso che deve anche tendere a conciliare la salvaguardia dei beni e delle aree vincolate con le trasformazioni duso a scopo produttivo ed insediativi» . Affermazione che, a parte litaliano scorretto, lascia spazio a qualsiasi speculazione futura di edilizia industriale e civile. Ciò che comunque accomuna le due circolari, in macroscopica evidenza, è la sempiterna volontaria mancanza di pianificazione. Demandata genericamente, ma esplicitamente, allintervento dellassessore-demiurgo di turno che pianificherà di volta in volta il singolo progetto. Contraddizione in termini del valore insiemistico di pianificazione che è sempre territoriale, di beni, progetti e interessi multipli, quasi sempre di utilizzo, o rebound, collettivo. Così malintesa crea (continua a creare) un ritorno clientelare, eventualmente economico, facilmente controllabile. Come sempre. Potremmo andare avanti con dotte considerazioni e citazioni, dalla legge 1497 del 39 alla Galasso 43185, dalla 18389 alla 394 del 91, dalla conferenza di Hannover agli articoli 131,135,141,143 del Codice Urbani tanto strombazzato e poco studiato. Ma preferiamo fare la "casalinga di Voghera", tanto cara al pensiero di centrodestra. La signora Pina, nel settore delle nuove energie, destinerebbe una volta per tutte precisi spazi allimpianto delle torri eoliche, facilmente individuabili nella grande messe di territori isolani in via di desertificazione o senza particolari pregi culturali e naturalistici. Togliendo di fatto alle convenienze del momento di politici e lobby la localizzazione, a volte traumatica, degli impianti. Incentiverebbe a tappeto il vero futuro energetico, universalmente individuato nella microproduzione fotovoltaica ed eolica (Pina ha messo i pannelli fotovoltaici in terrazzo e non paga più la bolletta). Aumenterebbe la distanza minima da coste e corsi dacqua per poter edificare, perché è stata in vacanza in Sardegna e ne ha visto gli ottimi risultati. Coinvolgere le province in questa pianificazione è previsto dal Codice partorito a suo tempo dal centrodestra, che ha convenienza ad applicarne solo i brandelli meno nobili artatamente extrapolati. Con il risultato che, parole arbitrariamente rubate allurbanista Clementi, «le procedure di individuazione dei beni paesaggistici e di attribuzione del valore appaiono nei fatti ancora troppo poco orientate alla partecipazione delle popolazioni interessate, certo meno di quanto previsto nella Convenzione europea del Paesaggio».