E l'apertura alla vendita dei beni culturali di proprietà pubblica il cuore del nuovo codice dei beni culturali varato la settimana scorsa dal Consiglio dei ministri. Il nuovo testo, una sorta di «costituzione» aggiornata del patrimonio artistico e ambientale italiano, ammette infatti la possibilità che i beni culturali posseduti dalle amministrazioni pubbliche possano essere ceduti ai privati. Una possibilità che ha sollevato le durissime critiche delle associazioni ambientaliste, Il principio-base è che i beni appartenenti al demanio statale e degli altri enti pubblici non possano essere venduti se non sulla base delle regole dettate dal Codice. Il Testo unico individua un nucleo di beni invendibili (per esempio, i monumenti nazionali), mentre gli altri, suddivisi tra demaniali e non, possono essere ceduti dietro autorizzazione del ministero e, in taluni casi, a condizione che chi li acquista non modifichi la loro destinazione d'uso. «In via cautelare - ha sottolineato in una nota il Ministero - è stata poi disposta l'inalienabilità di tutte le cose immobili e mobili ultracinquantennali fino a quando non sia intervenuta la verifica del loro effettivo interesse culturale». L'impianto del nuovo codice viaggia infatti in parallelo con l'altro meccanismo disegnato dal decretone di accompagnamento alla Finanziaria che, tra l'altro, assegna alle soprintendenze 120 giorni per esprimersi sul valore dell'immobile, dopodiché scatta il silenzioassenso e il bene può essere venduto. Non a caso i tecnici di Palazzo Chigi, dopo l'approvazione da parte del Governo, si sono messi al lavoro per individuare un meccanismo di coordinamento tra le due norme. Oltre a individuare i confini che consentiranno la vendita di una parte dei beni posseduti dallo Stato, il nuovo testo unico porta anche a compimento la distinzione delle competenze in materia tra ministero dei Beni culturali e Regioni. Al primo competono le azioni di tutela dei beni artistici, alle seconde sono invece delegate le scelte sulla valorizzazione degli stessi. : Contro il nuovo codice dei Beni culturali si sono schierati tutti i partiti e le associazioni ambientaliste che hanno anche annunciato una proposta di legge per 'contrastare le nuove regole.