Un test o forse un pretesto. L'affaire del Pincio sembra ormai guardare molto lontano dalle viscere di Roma da cui è emerso. «Il Pincio in qualche modo è un test, una cartina di tornasole per vedere come si vanno strutturando certi rapporti, un pretesto». A dirlo è Giorgio Muratore, uno dei membri della commissione di saggi che oggi incontreranno Gianni Alemanno per discutere del parcheggio della discordia, quello che si dovrebbe realizzare nel ventre del colle affacciato su piazza del Popolo. Un test, insomma, e non un test da poco. In una città che, dopo anni di governo di centrosinistra, è governata dal centrodestra, la storia del parcheggio del Pincio forse potrebbe suggerire qualcosa su come i rapporti che contano a Roma - quelli con il mondo dei costruttori ad esempio - si stanno rimodulando dopo la fine dell'era Veltroni. E le divisioni nella maggioranza di centrodestra sembrano essere lì a parlare anche di questo, mentre le polemiche non accennano a placarsi. Angelo Bonelli, ad esempio, ieri è tornato a tuonare contro la realizzazione dell'opera, parlando di una «scelta sbagliata sia per il bene della città che per la storia di Roma, che rischia di essere cancellata». Pochi giorni fa, aveva chiesto l'intervento della Ue e dell'Unesco cui aveva inviato un esposto. «Quello di oggi mi sembra quasi un passo indietro», dice invece Muratore a proposito della riunione di questa sera, di fatto il primo incontro tra il sindaco e la commissione da lui nominata. Comunque sia, la riunione di questa sera è una delle ultime tappe di avvicinamento alla decisione finale prevista, se tutto va bene, per la fine di questa settimana. Il punto è che la vicenda del Pincio sembra sempre più una vicenda emblematica della nuova Roma guidata da un sindaco che, anche su scelte come questa, rischia di giocarsi una fetta del proprio futuro politico, mentre cerca di mettere ordine nella città da poco conquistata - magari anche affidandosi a una commissione - e prepara le truppe in vista della conquista dei posti che contano nel Pdl prossimo venturo. Così, non stupisce se, con uno schema che ricorda in qualche modo quello già sperimentato con le polemiche seguite all'aggressione a Ponte Galeria dei due turisti olandesi, anche in questo caso è proprio tra gli alleati di Alemanno che si sono scatenate polemiche inattese. Da un lato, per fare un esempio, Fabrizio Cicchitto, la cui contrarietà agli scavi è nota. Dall'altra, Francesco Giro, esponente di punta di Forza Italia a Roma e sottosegretario al ministero dei Beni Culturali, proprio quello guidato da Sandro Bondi sul cui tavolo è finito l'intero dossier. Se le bordate partite dai giornali amici - Giornale, Foglio e Tempo - contro Alemanno reo di aver parlato di Ponte Galeria come di un «posto dimenticato da Dio e dagli uomini» potevano essere il segnale che non a tutti è piaciuto il movimentismo del sindaco sul fronte nazionale, a Roma c'è chi legge le polemiche sul Pincio come il segnale che nella maggioranza si starebbero lanciando - da più parti e in concorrenza tra loro - segnali verso il mondo della impresa - e delle costruzioni. E non è detto che la cosa faccia piacere ad Alemanno il quale sta vivendo settimane non facili, alle prese con la costruzione di un modello di governo locale oltre che di alleanze che gli consentano di occupare un posto al sole sullo scacchiere nazionale. Che per il governo di Roma avere buoni rapporti col mondo della impresa sia essenziale più che altrove, lo dimostra quella parola - «discontinuità» - pronunciata da Caltagirone poco prima delle ultime elezioni e l'eco che quella parola ebbe. Non è detto, dunque, che proprio a quel «discontinuità» si debba tornare. Magari pensando anche al piano regolatore approvato da Veltroni. Per tutto ciò, quello del Pincio assomiglia sempre più a un test o a un pretesto, come dice Muratore che, d'altra parte, ciò che pensa del parcheggio lo ha sempre detto chiaro e tondo sia negli atti ufficiali sia sul suo blog. E «un pretesto nel pretesto - aggiunge - è l'aspetto archeologico, perché il vero nodo è quello ambientale e paesaggistico». «L'aspetto più fragile dei pareri favorevoli alla realizzazione - spiega - potrebbe trovarsi a mio avviso nella semplicità con la quale sono state valutate le questioni ambientali, architettoniche e paesaggistiche. In-somma, mentre si è molto parlato della archeologia, si è parlato poco del monumento, sia come parco storico che come architettura di Valadier». Insomma, i problemi potrebbero anche non essere finiti qui.