Confesso: sono uno degli ideatori dello «stupro del Pincio». Come è stata brillantemente definita da un gruppo di simpatici signori l'idea di realizzare all'interno del colle che sovrasta Piazza del Popolo un parcheggio in grado di contenere alcune centinaia di automobili. Sono anche uno sciocco. Perché in realtà pensavo non di stuprare il povero Pincio, ma al contrario utilizzarlo per liberare dal traffico privato una larga parte di quel versante della città. Avvalendosi inoltre dei lavori per restaurare il piazzale che lo sovrasta, oggi una mera distesa d'asfalto bucherellato, abitata in molte ore da fracassoni e ambigui abitanti della notte, per ripulire la strada che ad esso sale da rifiuti abbandonati, lavatrici in disuso e giacigli improvvisati e dotarlo di un ininterrotto sistema di sorveglianza. Ma ecco che uno stuolo di vergini ci ha spiegato che non di un atto d'amore si trattava, ma per l'appunto di uno stupro. Ma andiamo con ordine. Ci sono a Roma, parcheggiate liberamente sul pubblico suolo, in file affiancate e sovrapposte, più di un milione di automobili. Più tutte le altre che dispongono, per fortuna loro, di rimessaggi di vario genere. Una quota considerevole di queste automobili risiede nel centro storico. A cui si sommano le auto pubbliche e quelle blu, visto che un autista in questa parte della città non si nega nessuno. Risultato: una distesa di lamiera che rende impercorribili i marciapiedi, invedibili le prospettive, talvolta inav-vicinabili i monumenti. Naturalmente i difensori del sottosuolo di ciò che sta sopra non si curano. Meglio conservare per l'eternità sottoterra le rovine della città eterna che rendere vivibile (e visibile) la città che sta sopra. Ora si può limitare il traffico quanto si vuole, anche proibirlo totalmente, ma solo Pol Pot, o un autista ben pagato, potrebbe proporre (o proibire) ai cittadini del centro storico di non essere proprietari di un'auto. Per la verità di almeno un paio d'auto a famiglia. E queste auto dove stanno quando non sono in movimento? Per strada, nelle vecchie e storiche strade del centro storico. Così mentre in tutte le capitali europee, e non solo in esse, è possibile (e obbligatorio) ricoverare la propria auto nel sottosuolo la Città eterna dorme sotto una coltre di lamiera. Ma a Roma il sottosuolo è abitato dalle rovine archeologiche. Vero e su questo sarà bene discutere approfonditamente in altra occasione. Ma fu proprio il sovrintendente La Regina, consapevole di quanto il sottosuolo fosse necessario per alcune funzioni urbane, come ormai avviene da decenni in tutte le città del mondo, a suggerire l'idea di indagare l'interno dei colli romani, presumibilmente liberi da preesistenze. Naturalmente una volta studiato il primo strato superficiale. Ed è quello che è stato fatto per il Pincio con risultati che hanno rivelato l'esistenza di rovine sconosciute, ma anche reso possibile, con modifiche al progetto, la realizzazione del parcheggio. Il progetto però non si limita a questo. Prevede contestualmente la completa pedonalizzazione del Tridente, da Piazza di Spagna e da Augusto Imperatore a Piazza del Popolo. Qualche chilometro di strade libere e pedonali. Ma anche questo non basta. Infatti c'è chi si sente offeso dalla sola idea che sotto Villa Borghese, di cui il Pincio fa parte, esista da decenni l'unico parcheggio decente di questa città. Probabilmente ne è turbato nell'intimo. Meglio quindi lasciare le cose come stanno. Il che significa ricoprire le rovine trovate, lasciandole in eredità ai posteri dei posteri dei posteri. E continuare con l'allegra baraonda che ogni notte coinvolge il Pincio. Naturalmente a Roma tutti i ritrovamenti archeologici sono eccezionali, stupefacenti, unici. Ragion per cui, mentre non abbiamo soldi per tenere in piedi il Colosseo, il Palatino, le mura aureliane spendiamo cifre importanti per indagare «la rete secondaria dei tratturi romani» nella parte più estrema della periferia della città. E dopo averla indagata la abbandoniamo all'incuria ed all'oblio. Veltroni si è impegnato in ogni modo, e con qualche buon risultato,per la realizzazione di un piano importante di parcheggi sotterranei. Ovunque sono nate opposizioni. In nome dell' ambiente, degli olmi, dei bau-bau park, degli interessi condominiali. Ciò che in ogni città del mondo appare facilmente fattibile a Roma diviene impresa sovraumana. Eppure l'opera di modernizzazione di questa città passa anche dal Pincio. Dalla capacità di dimostrare che l'antica Roma e la Roma moderna possono convivere. Che gli abitanti di questa città, tutte e non solo le élite con l'autista, possono progettare un futuro vivibile e amare il loro passato. Chi si oppone al Pincio non si ferma lì. L'obbiettivo grosso è dimostrare che a Roma il sottosuolo deve restare sempre com'è: area riservata ai cultori della materia e ai burocrati dello scavo. Tant'è vero che la stessa cieca opposizione riservano alla nuova linea della metropolitana. Troppo grande e troppo estesa verso la periferia. Che i barbari rimangano a casa loro. E che le rovine continuino a dormire sottoterra. In eterno. Ma per favore lascino stare Valadier, Michelangelo, Borromini e tutti gli altri. Innovatori e rivoluzionari, capaci di distruggere e ricostruire. Ci fosse stata Italia Nostra starebbero ancora litigando al Tar dello Stato Pontifìcio.
ROMA - Lo confesso, sono uno degli stupratori del Pincio
L'autore racconta di essere uno degli ideatori di un progetto per realizzare un parcheggio sotterraneo nel colle del Pincio a Roma, inteso come un modo per liberare il traffico dal centro storico. Tuttavia, il progetto è stato interpretato come uno stupro, e l'autore si scusa per l'errore. Il progetto prevede la pedonalizzazione del Tridente e la realizzazione di un parcheggio sotterraneo, ma è stato oggetto di opposizione da parte di alcuni cittadini e gruppi di interesse.
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