Flavio Caroli per molti anni sè occupato di fisiognomica. E vero che si tratta di una disciplina pseudoscientifica. Ma, dice lo storico darte, «ci tengo a farlo sapere». Prosegue: «Come sarebbe un volto pieno di cerotti? Voglio dire, lidentità di un volto nascosto da cerotti corrisponderebbe ancora a quello della persona?». Non si può alterare la fisiognomica senza perdere qualcosa. Un po come Milano di questi tempi. E questo il ragionamento dello storico darte. Che di fronte ai cartelloni giganti che tappezzano la città reagisce come quando in un edificio pubblico entra una donna velata. Sarà sfuggito a pochi milanesi la trasformazione del paesaggio urbano degli ultimi anni. Monumenti storici, facciate di importanti istituzioni cittadine, edifici privati ricoperti e nascosti da enormi pannelli pubblicitari. Non è una moda. Nemmeno un fatto estetico. Gli esperti del Comune si giustificano dicendo che si tratta di un modo per fare cassa e pagare (con il ricavato degli sponsor) la ristrutturazione del patrimonio culturale. E il caso di Porta Romana, da due anni chiusa alla vista; o dellArco della Pace e della Statale, per citare gli ultimi esempi. Tempo addietro ci furono polemiche anche sul Duomo. Qualcuno laveva rivestito come un pacco. «Per fortuna hanno fatto marcia indietro», è il commento di Gillo Dorfles. Il grande critico darte e pittore confessa di aver tirato un sospiro di sollievo. Anche se, precisa, non nutre unavversione di principio contro cartelloni e pubblicità. La prima volta che andò in Urss fu colpito proprio da questa assenza. «Va bene coprire i monumenti o i ruderi. In via di principio non lo trovo scandaloso. Il problema vero è un altro: i lavori che non finiscono mai». Un altro storico dellarte, Carlo Bertelli, ha profonda ammirazione per Dorfles. Ma sullestetica della città ha unaltra visione. Ci sono dei punti fermi in ogni cosa. Nellurbanistica, dice, una di queste è la prospettiva. «Prendiamo Garibaldi». Garibaldi? «La statua in Piazza Cairoli. Ricoperta da un enorme cartellone. Da via Cordusio non si vede il Castello. La città non può essere sommersa». Bertelli suggerisce al Comune buon gusto e prudenza. «Mancano i soldi? Devono gratificare lo sponsor che paga? Ci sono molti altri modi per dargli visibilità. Come internet e i giornali. Volendo, persino il marciapiede». Caroli si appella al tempo. Comprende il bisogno di fare cassa, dice, ma almeno che si scaglionino i lavori. «Non è possibile modificare il paesaggio urbano». A Berlino Hans Stimmann, lartefice della ricostruzione della città (dal 1991 al 2006), è partito dallurbanistica e non dallarchitettura per rendere la città vivibile. Ha avuto bisogno di molti soldi, ma non ha tappezzato i monumenti. «E come se a Parigi coprissero la torre Eiffel di cartelloni», dice Caroli. «A Londra, a Madrid o a Monaco nessuno farebbe una cosa del genere».