I musei saranno al centro delle prossime iniziative del Ministro Sandro Bondi. Si giunge a questa conclusione se si tengono in conto i ripetuti interventi dei Ministro per i beni e le attività culturali, riportati in queste settimane dalla stampa. La proposta centrale sembra che si possa riassumere così: i musei vanno rilanciati, devono svolgere appieno la loro funzione di centri per la conoscenza del nostro patrimonio, devono aprirsi a modelli di gestione pubblico-privato, devono svolgere una funzione di attrattori per il turismo culturale. Per aiutare questo processo si dovrà costituire una nuova Direzione generale e sceglierne il responsabile attraverso il ricorso ad un bando internazionale. Nulla da eccepire. E bene tuttavia considerare che lItalia non è simile, ad esempio alla Francia dovei musei statali sono solo poche decine. Al contrario da noi i musei sono circa 4000 e quelli statali sono poco meno di 500, distribuiti su tutto il territorio nazionale. Poiché si tratta di un universo complesso, che fa capo a soggetti pubblici e privati, potrebbe risultare improduttivo un intervento che si concentrasse su una parte e non sul tutto. Il primo obiettivo è quindi quello di promuovere una politica per i musei che sia la risultante di un impegno concreto e congiunto di tutto il sistema pubblico e, successivamente, di quello privato. Il modo cè ed è ben illustrato nel tanto vituperato Codice dei beni culturali, oggi finalmente ampiamente rivalutato. Il secondo obiettivo è quello di adottare procedure di accreditamento dei musei, attraverso processi di autovalutazione da parte degli stessi musei, a prescindere dalla proprietà e dalla forma di gestione. Attraverso questa procedura Si votrà finalmente riconoscere e valutare la capacità di un museo di svolgere un servizio pubblico in modo efficace ed efficiente. E sarà possibile, sia per i pubblici amministratori sia peri cittadini, conoscere e valutare leffettivo livello qualitativo dei servizi dei musei. Tutto questo consentirebbe di raggiungere altri due risultati: limitare la concessione di finanziamenti pubblici solo a quei musei che hanno adottato le procedure di accreditamento; indirizzare meglio le poche risorse disponibili verso ladeguamento degli standard minimi dei servizi. Terzo ed ultimo obiettivo. I musei vivono nel contesto delle città e ad esse sono intimamente legate. Continuare a pensare ad essi come ad un "corpo separato", che vive secondo proprie logiche, non consentirà mai di fare del museo uno strumento di crescita civile, sociale, culturale ed economica dei territorio. Ecco perché i musei devono "mettersi in gioco", devono partecipare alle politiche di valorizzazione delle città, entrando in relazione con tutto il sistema produttivo ed economico. E viceversa le città devono assumere lobiettivo di assicurare livelli minimi di qualità alla valorizzazione territoriale, investendo di più nellofferta e nei servizi ai turismo culturale. Anche in questo caso lo strumento cè già ed è indicato nelle norme del Codice dei beni culturali: i Piani di valorizzazione territoriale. Operando in questa direzione la proposta del Ministro Bondi assume tutto il suo valore perché adotta un modello partecipativo, rafforza il principio di sussidarietà, mette in moto un processo, con la consapevolezza che il Paese si cambia dai "basso" e non "dallalto". I quattro principali musei di Londra totalizzano tanti visitatori quanti ne fanno i nostri oltre 400 musei statali. E ora di cambiare, se non vogliamo accomodarci nellultimo vagone.