Non si placano le polemiche legate all'ultimo concorso bandito qualche mese fa che, di fatto, ha escluso il Molise (insieme ad altre regione), nonostante il ricchissimo patrimonio archeologico presente sul territorio regionale. A puntare il dito contro il concorso è Salvo Barrano, coordinatore per il Lazio dell'Associazione Nazionale Archeologi. « «A tredici anni dall'ultimo bando per undici archeologi - ha spiegato Barrano - appare curioso che per rilanciare azioni di tutela del patrimonio archeologico il Mibac abbia messo al bando solo trenta posti per archeologi di fascia C: circa un archeologo e mezzo a regione. Non è così che si può risolvere l'annoso problema di assenza di turn over causata dal blocco delle assunzioni. In più, l'età media dei funzionari è di 50 anni, questo significa che molti di loro stanno per andar in pensione». Insomma, trenta nuovi archeologi non cambierebbero certo la situazione, soprattutto nel Lazio, nella Campania, in Molise e Abruzzo, regioni che, nonostante il ricchissimo patrimonio archeologico, sono state escluse dal bando. E poi, secondo l'Associazione Nazionale Archeologi, il bando presenta la contraddizione dei titoli richiesti per partecipare al concorso. «Sebbene sia un concorso per archeologo semplice - ha spiegato Salvo Barrano - viene richiesto il massimo dei titoli: laurea più scuola di specializzazione o dottorato di ricerca. Attualmente, invece, per un concorso di dirigente (cioè di due livelli superiore a quello di cui stiamo parlando) il Mibac chiede la laurea breve». Insomma, un concorso, quello bandito dal ministero, «che sicuramente non risponde alle reali esigenze di organico».