Grandi scrigni di memoria locale: questo sono le «nostre» ville venete. Non ci si immagina nemmeno quante storie potrebbero raccontare i loro antichi muri, su cui i secoli si sono spesso accumulati sottoforma di strati d'intonaco di epoche diverse. Il tempo passa, facendo dimenticare le vicende che furono, talvolta con il rischio che anche gli edifici stessi cedano alla vecchiaia e all'incuria. Ormai da sette anni il Comune di Sant'Ambrogio sta combattendo affinché uno di questi grandi patrimoni risalente al tredicesimo secolo, villa Brenzoni - Bassani fino ad oggi in stato di totale degrado, non vada completamente perduto, anzi, rinasca come punto di riferimento per l'intera Valpolicella. Oltre che recuperarne il valore storico e artistico, infatti, il desiderio è di trasformare la villa in uno spazio che possa ospitare i vari raduni della cittadinanza, nonché le realtà ambrosiane legate al vino (come una sala degustazioni) e al marmo (per esempio la sede di un master universitario sul settore lapideo). I progetti per il futuro sono molti. Certo è che per rimettere in sesto l'edificio si stanno affrontando lavori di ristrutturazione e messa a norma non indifferenti. Lo si capisce visitando i suoi numerosi locali, distribuiti su tre piani, ora tutti occupati dalle impalcature. Solo qualche esempio: c'è la sala con il grande focolare in pietra su cui è inciso un leone ruggente (un antico stemma?); c'è la stanza «dei grifoni», battezzata così sul tema di una suggestiva cornice di affreschi (di cui non rimane molto); c'è lo studiolo con il soffitto a cassettoni lignei e le pareti decorate a motivi floreali; ci sono le ampie cantine a volta. Qui, si capisce, non si possono mettere le mani a caso: si opera sulla traccia di approfondite ricerche archivistiche e con il costante controllo della Soprintendenza per i beni architettonici. Regola ferrea: non va buttato nulla dei materiali originali. Via via che i lavori procedono, i capitoli della lunga storia della villa riemergono e si deve convenire che è doveroso salvarla. Ma ora mano al portafoglio. Quanto costa tutto ciò? Il primo stralcio dei lavori, cominciato nel 2001, ha riguardato il consolidamento del tetto e il restauro della facciata, con gli intonaci e le decorazioni originali. Costo: 800mila euro, coperti da un mutuo contratto dalla precedente amministrazione. Il secondo stralcio, quello attuale e più impegnativo, è iniziato l'anno scorso con il totale smantellamento dei vecchi capannoni dell'ex fiera del marmo, operazione resa urgente dalla presenza di eternit. Ciò in vista di riqualificare l'antico brolo della villa (di cui permangono alcuni alberi secolari dietro l'edificio): 15 mila metri quadrati di parco, trasformato a suo tempo in un enorme piazzale di cemento, adibito a quartiere fieristico. Intanto i lavori si sono spostati all'interno, sia per restaurare il patrimonio artistico, sia per rendere le stanze agibili e sicure (rafforzamento delle travature, posa degli impianti elettrici, idrici e di riscaldamento, servizi igienici, collocazione degli ascensori). Verranno create anche due sale polifunzionali. In tutto, 1 milione e 780 mila euro, finanziati da Fondazione Cariverona, Banca Popolare di Verona, Regione e Provincia. Dopo queste opere partirà il terzo stralcio, che darà piena funzionalità alla villa. «Grazie all'impegno del Comune e dei tecnici», commenta il vicesindaco Roberto Zorzi, «nel corso degli ultimi due anni si sono potuti portare a casa 750mila euro di finanziamento, partecipando a bandi regionali. Ci auguriamo di poter presto mettere la villa a disposizione di tutti i cittadini».
VENETO - SANT'AMBROGIO Villa Brenzoni Bassani torna a risplendere
Il Comune di Sant'Ambrogio sta lavorando per recuperare la villa Brenzoni - Bassani, un edificio del tredicesimo secolo in stato di degrado. Il progetto prevede la trasformazione della villa in uno spazio per eventi e raduni della cittadinanza, nonché per le realtà legate al vino e al marmo. I lavori di ristrutturazione e messa a norma sono in corso, con un costo di 1 milione e 780 mila euro finanziati da Fondazione Cariverona, Banca Popolare di Verona, Regione e Provincia. Il progetto è stato possibile grazie all'impegno del Comune e dei tecnici, che hanno ottenuto 750mila euro di finanziamento partecipando a bandi regionali.
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