PRATO. Le statue che stanno creando imbarazzi tra Palazzo Vecchio e il Comune di Ningbo sono custodite a Prato. Da circa un anno, da quando la municipalità cinese le ha inviate in dono al Comune di Firenze, si trovano in deposito in uno dei magazzini di AlbiniPitigliani. E mentre nel capoluogo toscano si discute sulla collocazione (quelle riproduzioni delle sculture risalenti alla dinastia Ming non piacciono ai fiorentini), Prato si fa avanti. E lo fa per voce dell'assessore comunale alla multiculturalità Andrea Frattani e del collega della Provincia Daniele Panerati. «Se Firenze proprio non le vuole possiamo trovare una collocazione a Prato», suggeriscono, in estrema sintesi, i due amministratori. Le due sculture, entrambe alte quasi quattro metri, sono una riproduzione del Guerriero e del Burocrate. Ningbo, circa un anno fa, ha ricevuto una copia di bronzo del David di Donatello da Firenze: l'ha collocata in una delle sue piazze principali ribattezzandola con il nome dell'artista toscano. In cambio dalla Cina sono arrivate le due sculture. Ma a differenza dei cinesi nella città del Giglio ancora non è stato deciso dove collocare le due opere nonostante la cerimonia di inaugurazione sia fissata per il 25 settembre e la delegazione cinese abbia già i biglietti in tasca. Il motivo di tanta indecisione sarebbe da ricercare nel "no" espresso da due presidenti di quartiere che di quelle copie proprio non ne vogliono sapere. Ciò che non va bene per Firenze non è però detto non vada per Prato. E' qui del resto che risiede la più numerosa comunità orientale ed è qui che da tempo si sta lavorando per rendere sempre migliori i rapporti con la Cina. Ecco quindi che la città tessile non si tirerebbe indietro dal dare una mano. Perché non mettere quelle statue all'ingresso della Chinatown? Panerati, sentito sulla vicenda, non chiude le porte pur invitando Firenze a trovare una collocazione adeguata. Ma se proprio questo non dovesse accadere... «Ningbo - commenta Panerati - è nella regione dello Zhejiang. La stessa dove si trova Wenzhou, la città di provenienza dei nostri cinesi. Un motivo per non rimandare indietro le statue. Insieme alla nostra comunità cinese, ma solo se proprio Firenze quelle opere non le vuole, possiamo trovare una collocazione a Prato». «La Regione Toscana - aggiunge Panerati che è anche coordinatore del tavolo regionale Asia - sta lavorando molto su progetti di cooperazione. E un rifiuto del genere da parte della città capoluogo di un dono non aiuta certo le buone relazioni». L'assessore Andrea Frattani non si tira indietro. «Apriamo una discussione - sottolinea - per trovare una collocazione. Ovviamente se questo andasse a risolvere un problema per Firenze. Si tratta comunque di opere d'arte e ci terrei particolarmente a collocarle da qualche parte. Non capisco perché Firenze abbia così tanti imbarazzi». Frattani avrebbe anche una mezza idea. «Faccio appello al presidente del Pecci affinché le metta nel giardino del museo. E' un museo di arte contemporanea e oggi questa parola a Prato significa multiculturalità». Una proposta che Valdemaro Beccaglia, presidente del Pecci, prende con le molle. «Credo che se il problema c'è lo risolverà Firenze. In caso di una richiesta ufficiale di quella città non ci tireremmo indietro e daremmo una mano. Ovviamente questo non significa mettere quelle statue al Pecci. Significa aiutare a trovare una collocazione adeguata».