Philippe Daverio, critico darte e conduttore della fortunata trasmissione televisiva "Passepartout", perché si è mobilitato per salvare il ciborio di San Pietro al Monte sopra Civate? «Credo che sia molto importante ogni intervento per il patrimonio italiano un po in disfacimento. Negli ultimi 27 secoli abbiamo costruito di più e distrutto meno che nel resto dEuropa. E oggi non è pensabile che il nostro patrimonio sia salvabile solo attraverso sistemi statali pubblici. Quindi a chi tocca? «Non voglio dire che si debba aspettare il privato che arriva con lassegno, deve provvedere tutta la comunità nel suo complesso, dal privato alle imprese, dagli enti locali alle fondazioni». Il complesso monumentale di San Pietro per lei è una priorità? «Lo è tutta lalta Italia, soprattutto la Lombardia, dove spesso ci siamo comportati con scarsa attenzione verso il territorio. Nel ventesimo secolo la Lombardia ha avuto una vocazione alla bruttezza, quello che abbiamo costruito non è bello». Oggi cosa si può fare? «Innanzitutto prendere coscienza e capire che il futuro dellarte italiana non sono i grandi musei ma il "museo diffuso". Non tutti devono per forza vedere tutto, ma si deve sviluppare sensibilità per quello che si ha sotto casa». Qual è la prima cosa che dirà al pubblico che verrà a sentirla parlare il 15 settembre nella serata dedicata a San Pietro al Monte? «Dirò proprio che il "museo diffuso" è il nostro futuro. E uno degli impegni che dobbiamo avere il coraggio di affrontare, è da lì che dobbiamo partire per ricostruire la nostra identità. Non è una questione solamente artistica, lidentità culturale è la base indispensabile per poter essere competitivi mondialmente a tutti i livelli».