E la Cappella Sistina del Romanico, uno dei capolavori più belli e meglio conservati dellundicesimo secolo. Labbazia benedettina di San Pietro al Monte, che sorge a 660 metri di altezza, sopra al borgo di Civate in provincia di Lecco, è un monumento più unico che raro in tutta Europa, sia per larchitettura che per le ricchissime decorazioni interne. Ma il ciborio, anchesso vecchio di mille anni e impreziosito da splendide sculture in stucco rosa, è malato e ha urgente bisogno di un intervento di restauro. La Scuola Beato Angelico di Milano e lassociazione "Amici di San Pietro", che da anni si occupano della conservazione della chiesa, hanno lanciato un appello per raccogliere i fondi necessari ai lavori. I primi a rispondere sono stati il pittore Tino Stefanoni e il critico darte Philippe Daverio. Stefanoni ha donato una litografia. Daverio, il 15 settembre terrà a Lecco un incontro pubblico per raccontare le vicende storiche di San Pietro al Monte e per spiegare il grande valore artistico di un complesso monumentale che non gode ancora della fama che meriterebbe. I visitatori sono relativamente pochi perché non è facile arrivarci. La chiesa può essere raggiunta solamente dopo unora di cammino, di buon passo, seguendo un ripido sentiero che da Civate porta sul monte Cornizzolo. Quando la mulattiera finalmente finisce, la fatica è ampiamente ripagata dalla vista dellabbazia romanica e dal panorama mozzafiato che con un colpo docchio comprende il Resegone, i laghetti di Oggiono e Annone e tutta la Brianza fino a Milano. Nei giorni in cui latmosfera è particolarmente tersa cè chi giura di riconoscere la Madonnina. La planimetria di San Pietro è sorprendente. Unimponente scalinata porta allatrio semicircolare che precede lingresso, ma la cosa più bizzarra è la presenza di ben due absidi contrapposte: una a est, dalla quale si entra in chiesa, e laltra a ovest, dietro laltare. La leggenda fa risalire la nascita della chiesa ai tempi di Desiderio, lultimo re longobardo, che nellanno di grazia 772 promise di costruire una chiesa magnifica dopo che suo figlio Adelchi, proprio quella della tragedia manzoniana, aveva recuperato miracolosamente la vista perduta nel corso di una battuta di caccia. Lattuale aspetto della chiesa però è dovuto ad Arnolfo, vescovo di Milano, che la scelse come buon ritiro e volle essere sepolto lì alla sua morte, nel 1097. Per dimostrare assoluta fedeltà al papa invertì lorientamento della chiesa, in conformità con quello della basilica di San Pietro di Roma, spostando laltare a ovest e aprendo un nuovo ingresso nella vecchia abside. Allinterno si possono ammirare i dipinti murali raffiguranti immaginifiche scene apocalittiche. Spicca la grande e coloratissima lunetta con San Michele che, aiutato da una folta schiera di angeli, trafigge un drago mostruoso la cui lunga coda si attorciglia più volte su se stessa. Tra le opere più significative, proprio il maestoso ciborio, paragonabile solo a quello di SantAmbrogio a Milano: la sua anima in metallo è marcia e deve essere sostituita, ma la decorazione plastica è ancora oggi splendida.