Che bello, è stato ritrovato un progetto inedito di Umberto Eco per un museo della tv, datato 18 aprile 1968. Nell'offrirlo al lettore, La Stampa del 20 gennaio 2004 parla di «uno stimolo per sgretolare il concetto di esposizione ormai lontano dalla realtà», di «viaggio dinamico e non contemplativo». E infatti Eco immaginava così il costruendo Museo della Rai: «a) dovrà indubbiamente recuperare il passato ma comunicarlo con mezzi didattici nuovi; b) dovrà operare questo recupero con estrema mobilità, mutando continuamente il proprio fuoco, e operando una continua congiunzione tra il passato recuperato e il futuro da anticipare; e) dovrà quindi essere uno sguardo sul passato esercitato con tecniche "fantascientifiche"; d) dovrà realizzare tutto questo senza abdicare alla componente ludica che la radiotelevisione possiede: e dovrà anzi potenziare gli istinti di gioco del proprio pubblico, là dove il museo tradizionale li umilia e reprime». Che bello un museo del genere, ma non ci sarebbe qualcos'altro di più importante da fare prima? A parte il trascurabile dettaglio circa il carattere inedito del progetto (è già stato pubblicato nel 1984 nel catalogo La radio. Storia di sessantenni 19241984, edito dalla Eri, con una nota aggiuntiva dello stesso Eco), quello che oggi veramente manca è un archivio nazionale dell'immagine, sul modello del francese Ina (Institut National de l'Audiovisuel) o dell'inglese Bfi (British Film Institute). Un posto, cioè, dove storici, massmediologi e studenti possano attingere senza difficoltà agli archivi delle tv. Oggi, nonostante lo sforzo mirabile delle Teche Rai dirette da Barbara Scaramucci, esaminare un vecchio programma è sempre un'impresa, basata più sulla buona volontà dei singoli, sulle conoscenze, sui rapporti personali che non su oggettivi criteri di consultazione. Ben vengano i musei ludici dotati di parchi divertimento e ristoranti con vista panoramica, ma prima il ministero dei Beni Culturali dovrebbe provvedere a un archivio nazionale dell'audiovisivo, a considerare finalmente l'immagine come fonte primaria per gli storici, a invitare Rai e Mediaset a operare in comune per la conservazione dì un patrimonio senza il quale è impossibile ricostruire gli ultimi 50 anni di storia italiana.
Caro Eco, che bello un museo della Tv. Ma prima c'è qualcos'altro da fare
Un progetto inedito di Umberto Eco per un museo della TV è stato ritrovato. Il progetto, datato 18 aprile 1968, immaginava un museo che dovesse recuperare il passato con mezzi didattici nuovi e comunicarlo con estrema mobilità. Il museo avrebbe dovuto essere uno sguardo sul passato esercitato con tecniche "fantascientifiche" e avrebbe dovuto potenziare gli istinti di gioco del proprio pubblico. Tuttavia, il progetto non è stato realizzato e ciò che manca è un archivio nazionale dell'immagine, sul modello del francese Ina o dell'inglese Bfi, dove storici e studenti possano attingere agli archivi delle tv.
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