GIORGIO Bassani, lautore del "Giardino dei Finzi Contini", è stato anche un agguerrito ambientalista: tra i fondatori di Italia Nostra, ha ricoperto la carica di presidente dellAssociazione, dal 1965 al 1980, sostenendo personalmente numerose battaglie ecologiste: parecchie delle quali, soprattutto negli anni Settanta, in Sicilia, dove venne spesso, in anni diversi e per diverse occasioni. Nel 1970 il jaccuse sul cemento "a ridosso di abitati meravigliosi come Cefalù e Patti" La contestazione subita a Palermo dai politici locali e il Caravaggio in un deposito Dallautostrada per Messina alla raffineria vicino Erice: le battaglie nellIsola sostenute dallautore de "Il giardino dei Finzi Contini" A documentare limpegno di Bassani in difesa del patrimonio artistico e naturale dellItalia, è il volume LItalia da salvare; una raccolta degli "scritti civili e di battaglie ambientali" dello scrittore ferrarese, curata dalla figlia Paola, e pubblicata da Einaudi nel 2005 (peraltro, con una foto di copertina che ritrae lautore davanti al tempio di Selinunte, nel 72). Lattenzione di Bassani per la Sicilia si evince già da un intervento del 1970, quando, esaminando i maggiori problemi del territorio italiano, inveisce contro quello «che sta accadendo lungo la costa settentrionale dellisola», cioè la scriteriata realizzazione di un lungo tratto autostradale: «Che bisogno cera che lautostrada che congiungerà Messina a Palermo fosse tracciata senza tenere il minimo conto dello straordinario valore paesistico dei luoghi che dovrà attraversare? Sarà costruita, come pare, a ridosso dei meravigliosi, ancora in gran parte indenni abitati che si chiamano Cefalù, Milazzo, Patti, Capo dOrlando. Col risultato che a unaltra parte della costa italiana toccherà la stessa sorte che è già toccata, nei decenni scorsi, a quella napoletana, a quella romagnola, a quella ferrarese». A poco serviranno le parole di Bassani. Ciononostante, nello stesso tempo e sempre in Sicilia, Italia Nostra, guidata dallo scrittore, lanciava una campagna di sensibilizzazione sul problema della creazione dei Parchi per tutelare le aree naturalistiche di interesse nazionale, proponendone uno da istituire nel territorio di Taormina («sembrerebbe ovvio che le pendici di Taormina fossero protette: la loro stessa bellezza le sottrae, con autorità, a qualunque pensiero speculativo. Ebbene no! Siamo andati sul posto e abbiamo dovuto sentire i discorsi del sindaco il quale ci ha sottoposto i conti del Comune; e allora il colle di Taormina, che è di un patrimonio di valore veramente nazionale e internazionale, solo perché attira il turismo più qualificato di ogni paese, dovrebbe servire a far raggiungere la parità al bilancio del Comune») e riusciva a far riconvertire un progetto di raffineria da costruire vicino a Erice. Ma quella fondamentale e utilmente proficua fu la battaglia che Bassani condusse per ladeguamento del Museo regionale di Messina. Nel 1972 si rivolse con una lettera a Paolo Emilio Taviani, allora ministro per il Mezzogiorno, scrivendogli: «Da tempo Italia Nostra denuncia che il patrimonio storico artistico della Sicilia è in uno stato di abbandono ormai intollerabile e tale da far sì che ogni giorno una parte di esso vada irrimediabilmente perduta. Tra le testimonianze di questa situazione vi è lassurda vicenda del museo di Messina il cui patrimonio, che è di grandissimo valore, giace nel mezzo di un prato da oltre sessantanni senza che si sia riusciti ad ottenere per esso una degna sistemazione». Lanno dopo, Bassani si recò direttamente nella città, per constatare personalmente lo stato del museo, trovandovi peraltro, tra tante preziose opere darte, due tele di Caravaggio, una delle quali gli susciterà un piacevole e profondo interesse: «Non ero mai stato a Messina e non conoscevo naturalmente, ovviamente, neanche il museo di Messina e non sapevo - come molti italiani, del resto - che il museo di Messina ospita un quadro, anzi due quadri di Caravaggio. Sono venuto qui per vedere Antonello da Messina e mi sono trovato improvvisamente di fronte a questo quadro, La resurrezione di Lazzaro, che non conoscevo. Limpressione che ne ebbi fu straordinaria, folgorante. Il quadro appartiene allo stesso periodo della vicina Adorazione dei pastori; ma questo mi attrasse in modo particolare. Ne distinsi immediatamente, entrai in un rapporto simpatico, profondo, non soltanto col soggetto del quadro che parla di vita e di morte ma proprio col linguaggio, lesecuzione stessa del quadro». Ad interessarlo è proprio il tema de La resurrezione di Lazzaro, la sua "ideologia", il modo in cui Caravaggio mostra il rapporto tra luce e ombra, vita e morte attraverso le due figure di Cristo e Lazzaro, dipingendo Lazzaro che va verso la luce e la vita con passo dubbioso, quasi restio ad abbandonare loblio e la morte. Cosicché il messaggio della tela, dipinta da Caravaggio nel 1609, secondo Bassani era da accostare al dilemma amletico del famoso dramma che Shakespeare componeva nello stesso periodo. Ripercorrendo, infine, la sua visita alla città dello stretto, Bassani concludeva: «La Messina che Caravaggio conosceva non è, ovviamente, la Messina di adesso. Fra la Messina che lui conobbe e quella di adesso si è aperto un baratro, uno iato traumatico che ancora i messinesi ricordano vivissimamente, e gli italiani tutti. Il famigerato terremoto del 1908, che distrusse, in pratica, lintera città. Tuttavia, la Messina di Caravaggio esiste ancora, sia pure ridotta a una specie di spettro, di larva. Eccola qua, in un deposito allaperto annesso al capannone in muratura, costruito subito dopo il terremoto, che ospita i capolavori immortali di Caravaggio insieme poi a molte altre testimonianze della pittura siciliana del Sei e del Settecento». Parole dure, che denunciavano una mancanza di attenzione verso la custodia e la valorizzazione dei beni culturali nellisola e che hanno avuto un peso notevole, contribuiranno a far iniziare finalmente, alla fine degli anni Settanta, i lavori per rendere il museo messinese conforme ai criteri di moderna e razionale fruibilità delle opere possedute. Sempre nel 1973, Bassani, si adopera in favore della salvaguardia delle isole Eolie, vessate da una pericolosa e avanzante speculazione edilizia che sta compromettendo fortemente paesaggio e coste delle isole, proponendo listituzione di un Parco naturale delle isole Eolie, per poter così tutelare il territorio e il mare. Trova però unincomprensibile resistenza nelle istituzioni locali e nellatteggiamento della gente del posto. Relazionando, nello stesso anno, ad un corso residenziale di Italia Nostra a Ravenna, racconta i suoi giorni travagliati nelle isole, dove è stato vittima di una feroce contestazione: «Spesso, troppo spesso, il dovere ci chiama in città dove abbiamo la sgradevole sensazione di essere capitati in territorio nemico. Ricordo manifestazioni (per esempio a Palermo) dove cera francamente da aver paura. Eravamo evidentemente considerati, dagli amministratori locali - grandi amici, costoro, di noti speculatori edilizi cittadini - come dei veri e propri nemici pubblici, rappresentanti, in terra cristiana, degli interessi del demonio. Ultimamente mi è capitato di fare un semplice sopralluogo, come libero rappresentante della cultura, alle isole Eolie. Non cero mai stato, volevo rendermi conto. Ebbene, non appena sbarcato a Panarea fui aggredito, è la parola, da qualche centinaio di indigeni, decisi, come gridavano, a buttarmi a mare. Ridicolo, grottesco, spettacolo! La gente berciava: "le isole Eolie agli eoliani!" Proprio come se le isole Eolie appartenessero soltanto a loro, e non, ovviamente, a tutti gli italiani». Era una Sicilia da salvare quella che Bassani visitava e andava conoscendo in quegli anni Settanta di cementificazioni selvagge e affaristiche che deturpavano città e campagne, dove le iene avevano prepotentemente e abbondantemente preso il posto dei gattopardi.