Retroscena. I tentativi falliti di portare le reliquie nel capoluogo Una pala del '400 di scuola Provenzale raffigurante la Pietà, una Madonna con Bambino e Angeli di Barnaba da Modena e un crocifisso ligneo del '300 che la leggenda vuole miracoloso, al punto che gli crescessero i capelli e sul corpo del Cristo apparissero anche gocce di sudore. Sono questi i tesori dell'arte sacra che Ventimiglia ha difeso e continua strenuamente a difendere dal timore del «sacco vescovile». Il fatto è che un bel giorno dal palazzo della Curia sparirono tutti i quadri presenti sulla scalinata che porta agli uffici (quelli già trasferiti a Sanremo per volere di Monsignor Careggio). Nel complesso una decina di opere. Sul muro c'erano rimasti soltanto i chiodi. All'orecchio di chi li aveva portati via, non si sa bene se a Sanremo o dove, arrivò però la notizia che per il «trasloco», pena una denuncia, doveva essere rilasciata un'apposita autorizzazione dalla Sovrintendenza. Così, come d'incanto, per non scomodare i miracoli, il giorno seguente tutto ritornò al suo posto. Ma fino a quando? Nei corridoi della Curia si raccontava che il vescovo Careggio volesse portare nei nuovi uffici sanremesi almeno tre opere. Si trattava della pala del '400 (che anticamente si trovava nella cattedrale) e che, di scuola Brea, raffigura una Pietà di rara bellezza soprattutto per la postura del Cristo. E poi una coppia di «ovalini», probabilmente Cinquecenteschi, raffiguranti San Romolo (il nome dell'eremita che diede il nome a Sanremo) e San Siro, patrono della città dei fiori. Insomma, «desiderata» che sarebbero in linea con il nuovo corso che ha portato lo spostamento del cuore pulsante della diocesi nella città del Festival. E il Barnaba? Quello non avrebbe mai rischiato di «emigrare», visto che è conservato nella cappella dell'abitazione del vescovo emerito Barabino e precluso alla vista di curiosi e turisti (considerato un'opera pregiata per la delicatezza dei tessuti e dei particolari dello sfondo alla Madonna con il Bambino). Nell'elenco dei tesori della diocesi a Ventimiglia figurano anche un' «Assunzione della Vergine» di Giovanni Carlone. L'inventario dettagliato delle opere sembra però essere un mistero. Una copia è depositata negli uffici per i Beni culturali ecclesiastici che ora di trova a Sanremo e un'altra l'avrebbe Careggio in un cassetto. Nulla si trova sui dettagliati siti Internet della Curia e della Sovrintendenza. Nei giorni scorsi si era diffusa anche la notizia della scomparsa del crocifisso miracoloso ma è stato spiegato che è partito per Genova per un intervento di restauro. L'ultimo colpo di scena «artistico» è recente: sollecitato dal sindaco Scullino a fare chiarezza, il vescovo ha annunciato la possibilità di allestire un centro museale con la quadreria e altri beni di interesse culturale. Ai Ventimigliesi sta bene. A condizione che tutto rimanga nella città dove per secoli ha riposato. Sotto gli occhi di pochi, purtroppo, ma patrimonio di tutti.